Diritto e Fisco | Articoli

Lettera di licenziamento: tempi

16 Luglio 2020
Lettera di licenziamento: tempi

Comunicazione di licenziamento, contestazione disciplinare e licenziamento per motivi aziendali: tempi e procedura. 

Quanto tempo può decorrere tra un illecito disciplinare e la comunicazione di licenziamento? Esistono dei tempi per la lettera di licenziamento? 

Come succede in qualsiasi settore della vita quotidiana, un errore può ben essere oggetto di perdono e, se anche ciò non avviene in modo esplicito, il decorso del tempo, senza che i rapporti tra le parti subiscano un mutamento, ne è un chiaro segnale. Ecco perché, anche in materia di lavoro, se a un’infrazione non fa seguito nell’immediatezza la relativa sanzione quest’ultima non può più essere inflitta.

Scopo di questo breve articolo è spiegare quindi quanto tempo può decorrere prima di ricevere la lettera di licenziamento, se sia obbligatorio fornire un preavviso e se lo stesso, una volta “fuori termine”, possa essere considerato nullo e contestato in tribunale. Ma procediamo con ordine.

Quando è obbligatorio il preavviso di licenziamento

La lettera di licenziamento è sempre obbligatoria, dovendo essere fornita sempre per iscritto l’intenzione di risolvere il rapporto di lavoro. La legge non fissa un tempo entro cui deve intervenire la lettera di licenziamento se non nel caso di licenziamento disciplinare (vedremo meglio questo aspetto più avanti).

Tale comunicazione di licenziamento deve essere, però, in alcuni casi, preceduta dalla lettera di contestazione disciplinare che è cosa ben diversa. Così come è ben possibile che un licenziamento avvenga con o senza preavviso. Dobbiamo quindi introdurre alcuni temi di carattere tecnico che potranno servire per districarci meglio in questa materia.

Quando si parla di licenziamento dobbiamo fare una importante distinzione tra licenziamento disciplinare e licenziamento per motivi aziendali. 

Licenziamento disciplinare

Esiste innanzitutto il licenziamento disciplinare, quello cioè determinato da un comportamento doloso o colpevole del dipendente che viola la legge, il contratto collettivo o il regolamento aziendale. 

Tale licenziamento, in presenza di azioni molto gravi commesse dal dipendente, avviene in tronco, ossia senza preavviso (cosiddetto licenziamento per giusta causa). In questo caso, il dipendente viene raggiunto da una lettera di licenziamento con cui gli viene comunicata l’immediata risoluzione del rapporto di lavoro e, a partire dal giorno successivo, non deve più presentarsi al lavoro.

C’è poi il licenziamento disciplinare che scatta in presenza di comportamenti meno gravi ma comunque tali da giustificare la risoluzione del contratto di lavoro (cosiddetto licenziamento per giustificato motivo soggettivo). A differenza del caso precedente, qui, prima che il licenziamento abbia efficacia, deve decorrere un certo periodo chiamato preavviso. Tale preavviso viene indicato nella lettera di licenziamento. Durante il preavviso, il rapporto di lavoro prosegue regolarmente: il dipendente svolge le mansioni e il datore di lavoro gli paga lo stipendio.

Ciascuna delle due parti potrebbe rinunciare al periodo di preavviso, risolvendo immediatamente il rapporto di lavoro; ma, in tal caso, sarà costretta a corrispondere all’altra una indennità chiamata «indennità sostitutiva del preavviso». Se è il datore a rinunciare al preavviso, liquiderà l’indennità con l’ultima busta paga; se viceversa è il lavoratore a rinunciarvi, il datore tratterrà il relativo importo dall’ultimo stipendio.

Dunque, nel licenziamento disciplinare il preavviso non è dovuto mai nel solo caso di licenziamento per giusta causa: in tale ipotesi, infatti, attesa la gravità del comportamento, il rapporto di lavoro non può proseguire neanche per un solo giorno (si pensi al dipendente che ruba o che percuote il datore).

Invece, nel licenziamento per giustificato motivo soggettivo, il preavviso è sempre dovuto a meno che una delle due parti vi rinunci corrispondendo all’altra l’indennità.

Licenziamento per motivi aziendali

Il licenziamento potrebbe anche avvenire per motivi collegati alla produzione o all’organizzazione aziendale. Non è solo il caso di una crisi, del calo delle commesse, della cessazione di un ramo d’azienda, ma anche una ristrutturazione con riduzione dei posti di lavoro per dar luogo a un maggior utile. Viene chiamato licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

Anche in questo caso, il preavviso è obbligatorio a meno che una delle due parti vi rinunci corrispondendo all’altra l’indennità. 

Preavviso di licenziamento: tempi

In concreto, nella maggior parte dei casi, la durata minima del preavviso è stabilita dai contratti collettivi e varia a seconda della categoria dei lavoratori (operai o impiegati), del livello di inquadramento, dell’anzianità e, a volte, a seconda che si tratti di licenziamento o di dimissioni.

Il contratto individuale può prevedere solo termini più lunghi rispetto a quelli dei contratti collettivi.

Nei casi in cui non si applica il contratto collettivo, per gli operai occorre far riferimento agli usi o all’equità, mentre per gli impiegati si applica la vecchia legge sull’impiego privato che prevede una durata del preavviso in rapporto all’anzianità di servizio e al livello:

  • direttivi: fino a 5 anni: 2 mesi; da 5 a 10 anni: 3 mesi; oltre 10 anni: 4 mesi;
  • di concetto: fino a 5 anni: 1 mese; da 5 a 10 anni: 45 giorni; oltre 10 anni: 2 mesi;
  • tecnici: fino a 5 anni: 15 giorni; da 5 a 10 anni: 30 giorni; oltre 10 anni: 45 giorni.

Il preavviso decorre dal momento in cui è conosciuto dall’altra parte. I giorni da computare nel periodo fino ad arrivare al termine finale sono quelli di calendario e non quelli lavorativi, salvo diverso accordo individuale o collettivo.

La decorrenza del preavviso è interrotta al sopraggiungere dei seguenti eventi: richiamo alle armi (art. 29 L. 653/40), malattia, ferie e anche maternità e infortunio.

La lettera di contestazione disciplinare

In entrambe le forme del licenziamento disciplinare (ossia con o senza preavviso), prima della lettera di licenziamento vera e propria, deve intervenire una lettera di contestazione disciplinare (che invece non spetta nel caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo). 

Questa comunicazione, che quindi è anteriore alla lettera di licenziamento vera e propria, deve essere tempestiva, deve cioè intervenire entro un ragionevole lasso di tempo rispetto alla commissione dell’illecito; in caso contrario, infatti, farebbe presumere al dipendente di essere stato perdonato. 

La legge non fissa un termine entro cui deve intervenire la contestazione disciplinare, ma si tratta di una tempestività relativa, essendo compatibile con un intervallo di tempo necessario per l’accertamento e la verifica dei fatti. Come chiarito dalla giurisprudenza, la contestazione dell’addebito deve essere tempestiva, con riferimento al momento della commissione del fatto o della piena conoscenza del fatto stesso da parte del datore di lavoro. Assume rilevanza il lasso temporale decorrente dall’avvenuta conoscenza dei fatti da parte del datore di lavoro e non dall’astratta conoscibilità degli stessi.

Un intervallo di tempo più prolungato può essere giustificato, ad esempio, dalla complessità della struttura organizzativa dell’impresa o dal fatto che il comportamento del lavoratore consiste in una serie di fatti che, componendo un’unica condotta, esigono una valutazione unitaria. 

Tempi della lettera di licenziamento

Con la lettera di contestazione disciplinare si danno 5 giorni al dipendente per presentare difese o chiedere di essere ascoltato personalmente. All’esito, il datore deve inviare la lettera di licenziamento vera e propria. Qui, la legge non fissa un termine entro cui tale comunicazione va spedita, valendo anche in questo caso il concetto della tempestività e immediatezza relativa. Insomma, la comunicazione di licenziamento deve essere spedita entro un congruo termine rispetto alla scadenza dei cinque giorni concessi al dipendente per presentare le proprie difese.

Se il lavoratore ha cambiato indirizzo e non ne ha informato il datore di lavoro con apposita dichiarazione di variazione del domicilio, è valida la comunicazione del recesso effettuata presso l’indirizzo precedente.

 



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube