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Pedofilia, ecco le regole della Chiesa per contrastarla

16 Luglio 2020
Pedofilia, ecco le regole della Chiesa per contrastarla

Il vademecum pubblicato dalla Congregazione della Dottrina della Fede per avere un ulteriore strumento nella lotta contro gli abusi sessuali su minori da parte di religiosi.

Il pontificato di Francesco si caratterizza anche per questo: l’inflessibilità sulla piaga degli abusi su minori da parte di sacerdoti. Un tema che il papa ha a cuore. Lo ha dimostrato prima con il summit in Vaticano nel febbraio 2019, servito per la prima volta ad affrontare apertamente l’argomento. Poi, con la svolta dell’abolizione del segreto pontificio nei casi di violenza sessuale e di abuso sui minori commessi dai chierici e con la stretta sulla pedopornografia, fatta rientrare tra i delitti più gravi.

Adesso arriva un vademecum specifico sul tema, a cura della Congregazione della Dottrina della Fede. Si tratta di un elenco di regole di cui la Chiesa si è voluta dotare per spiegare cosa fare se ci si trova in condizione di segnalare un abuso sessuale su un bambino o un adolescente da parte di un ecclesiastico.

Una specie di guida che ricorda che la tipologia del delitto è molto ampia; può comprendere rapporti sessuali, ma anche contatto fisico a sfondo sessuale, esibizionismo, masturbazione, produzione di pornografia, induzione alla prostituzione, conversazioni e/o proposte di carattere sessuale anche mediante mezzi di comunicazione.

Il dovere di approfondire

Una nota dell’agenzia di stampa Adnkronos riporta alcuni stralci del vademecum che, sostanzialmente, passa in rassegna molte delle situazioni-tipo che si possono verificare. La notizia dell’abuso può arrivare da fonte anonima, «ossia da persone non identificate o non identificabili – riporta l’agenzia, citando il vademecum -. L’anonimato del denunciante non deve far ritenere falsa in modo automatico tale notizia; tuttavia, per ragioni facilmente comprensibili, è opportuno usare molta cautela nel prendere in considerazione tale tipo di notizia, che non va assolutamente incoraggiato. Allo stesso modo, non è consigliabile scartare aprioristicamente la notizia che perviene da fonti la cui credibilità può sembrare, a una prima impressione, dubbia. Approfondire sempre, anche le notizie vaghe e poco circostanziate».

La Chiesa ha il dovere di prevenire e reprimere queste violenze o, comunque, fare tutto il possibile affinché, a partire da una segnalazione, si faccia luce sul caso. «Una notizia di delictum gravius (appartengono a questa tipologia tutti i reati che la Chiesa ritiene più gravi, tra cui gli abusi su minori, ndr) appresa in confessione è posta sotto lo strettissimo vincolo del sigillo sacramentale – si legge, ancora, sulla guida -. Occorrerà pertanto che il confessore che, durante la celebrazione del Sacramento, viene informato di un delictum gravius, cerchi di convincere il penitente a rendere note le sue informazioni per altre vie, al fine di mettere in condizione di operare chi di dovere».

Parametri validi sempre e per tutti

Un manuale di istruzioni, corposo e chiaro, si imponeva perché spesso chi si ritrova in certe situazioni, da protagonista o da testimone, non ha la minima idea di come affrontarle. Seguire la procedura indicata va, inoltre, anche a garanzia di chi è sospettato di crimini gravi come questi. Non bisogna dimenticare, infatti, che così come il fenomeno della pedofilia nella Chiesa è tristemente diffuso, non mancano le accuse strumentali o i processi che si chiudono con l’assoluzione dell’imputato. Di recente, ad esempio, il cardinale George Pell è stato prosciolto dall’accusa di abuso su minori per cui stava scontando una condanna a sei anni.

«L’obiettivo – spiegano dal Vaticano – è fornire un “manuale” per condurre correttamente le cause che riguardano diaconi, presbiteri e vescovi accusati di abuso su minore. I destinatari del documento sono vescovi, ordinari, superiori degli istituti di vita consacrata e società di vita apostolica, oltre che gli operatori del diritto che li aiutano nella trattazione dei casi».

La necessità di avere procedure chiare e trasparenti fin dalla cosiddetta notitia criminis era emersa proprio durante il vertice sopra citato, intitolato «La protezione dei minori nella Chiesa», svoltosi in Vaticano tra il 21 e il 24 febbraio 2019. Lo stesso papa Francesco, al termine dell’appuntamento, aveva rimarcato «l’esigenza dell’unità dei vescovi nell’applicazione di parametri che abbiano valore di norme e non solo di orientamenti». Il documento resta aperto a futuri aggiornamenti, anche sulla base della legislazione vigente.

Le fonti normative

I riferimenti normativi principali sono i due Codici vigenti, le norme sui delitti riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede, nella versione emendata del 2010, emanate con il motu proprio Sacramentorum Sanctitatis Tutela, tenuto conto delle innovazioni apportate dai Rescripta ex Audientia del 3 e 6 dicembre 2019; il motu proprio Vos estis lux mundi e la prassi della Congregazione per la Dottrina della Fede, che negli ultimi anni si è sempre più precisata e consolidata. Non si tratta, quindi, di ammodernare il panorama normativo, ma solo di tracciare ancor più chiaramente il percorso da seguire all’arrivo di una segnalazione.

La Congregazione per la Dottrina della Fede spiega che «non sono state volutamente contemplate le indicazioni sullo svolgimento del processo penale giudiziale nel primo grado di giudizio, nella convinzione che la procedura illustrata nei Codici vigenti sia sufficientemente chiara e dettagliata. Il desiderio è che questo strumento possa aiutare a meglio comprendere e attuare le esigenze della giustizia su un delictum gravius che costituisce, per tutta la Chiesa, una ferita profonda e dolorosa che domanda di essere guarita».



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