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5 cose da sapere prima di prestare soldi

16 Luglio 2020
5 cose da sapere prima di prestare soldi

Recupero crediti e pignoramento: i rischi per chi presta denaro a terzi.

Hai mai ceduto alla richiesta di un prestito da parte di un amico o un parente? Di questi tempi, e con la giustizia che non aiuta i creditori, si tratta di un atto di generosità più che di fiducia. Questo perché chi presta soldi deve essere pronto all’eventualità di non rivederli più. La ragione è semplice: se la restituzione non dovesse avvenire con “le buone”, allora bisognerebbe far ricorso alle azioni giudiziarie. E queste, a parte i tempi biblici e i costi tutt’altro che convenienti, sono aleatorie, non garantiscono cioè la certezza del risultato. 

Proprio con la consapevolezza di tali difficoltà bisognerebbe avere la capacità e le giuste conoscenze per cautelarsi in anticipo, procurandosi garanzie da utilizzare in caso di inadempimento.

Ecco allora 5 cose da sapere prima di prestare soldi. Con questi semplici accorgimenti potrai eliminare o ridurre i rischi tipici di ogni recupero crediti. Ma procediamo con ordine. 

Atto scritto e decreto ingiuntivo

Si possono prestare soldi tra privati anche informalmente, ossia senza bisogno di contratti o altri documenti scritti. Tuttavia, è sempre bene – anche quando i rapporti tra le parti sono particolarmente stretti – mettere tutto nero su bianco. E questo per svariate ragioni. 

La prima di queste è ovviamente legata all’eventualità che il debitore, dopo un po’ di tempo, dimentichi il proprio impegno e faccia finta di nulla. Con un documento scritto, invece, si potrà eventualmente rinfrescargli la memoria e, se anche ciò non dovesse sortire gli effetti desiderarti, servirà al giudice per emettere un decreto ingiuntivo. 

Il decreto ingiuntivo – ossia l’ordine di pagamento che viene rilasciato a semplice richiesta del creditore, senza la necessità di una causa – necessita appunto di una prova scritta che può essere una quietanza, un contratto, un’ammissione di debito da parte del debitore. Ecco perché sarà bene mettere sempre due righe per iscritto in cui «Il sottoscritto (tal dei tali) dichiara di ricevere in prestito, in data (tot), dal signor (tal dei tali) la somma di euro (tot) a titolo di mutuo, impegnandosi a restituirla entro e non oltre il giorno (tot)». Nella stessa scrittura sarà poi bene precisare se il mutuo è fruttifero (ossia produce interessi) o meno. In tal caso, bisognerà quindi aggiungere che «Le parti convengono che il presente mutuo è a titolo oneroso (ossia produce interessi – nel qual caso bisognerà indicarne il tasso che non dovrà superare le soglie dell’usura fissate con decreto ministeriale)» oppure «che il presente mutuo è a titolo gratuito ed è quindi infruttifero».

Atto scritto e controlli fiscali

La seconda ragione per cui bisogna dotarsi di un documento scritto è legata al Fisco. Se infatti il mutuo dovesse essere infruttifero, bisognerà dimostrare all’Agenzia delle Entrate che non si è percepito alcun utile, ossia alcun interesse (che altrimenti andrebbe denunciato nella dichiarazione dei redditi e tassato). In più, se poi lo scambio di denaro dovesse avvenire a mezzo tracciabile (obbligatorio per gli importi superiori a 2.000 euro fino al 31 dicembre 2021 e superiori a 1.000 euro dal 1° gennaio 2022 in poi), l’ufficio delle imposte potrebbe presumere che dietro tali movimentazioni si nasconda il corrispettivo “in nero” di prestazioni lavorative. E allora bisognerà essere pronti a dimostrare che, invece, si tratta solo di un mutuo e della relativa restituzione a rate.

Insomma, per tutte queste ragioni si può spiegare al mutuatario che l’atto scritto non è tanto per una mancanza di fiducia nei suoi confronti, ma per regolarizzare la situazione anche agli occhi dello Stato.

Atto scritto e prova del prestito

C’è un’ultima ragione per cui è preferibile mettere per iscritto l’esistenza del prestito: il fatto che, solo in questo modo, si potrà dimostrare che la somma trasferita da un conto (quello del mutuante) all’altro (quello del mutuatario) è avvenuta a titolo di prestito e non di donazione. Difatti, in assenza di prove contrarie, il giudice deve ritenere che la consegna del denaro è un regalo.

Termine di restituzione del denaro

Una cosa che spesso viene tralasciata da chi presta soldi è la fissazione di una data di scadenza del mutuo e, quindi, il momento entro cui il denaro andrà restituito. E torniamo all’esigenza dell’atto scritto: anche questo aspetto, se riportato su un documento cartaceo (o telematico firmato digitalmente) eliminerà ogni possibile dubbio o controversia tra le parti.

Diversamente, in assenza cioè dell’indicazione di una specifica data, il creditore dovrà rivolgersi al giudice il quale, tenuto conto dell’importo e delle intenzioni delle parti, fisserà un termine.

Garanzie per la restituzione dei soldi

Il capitolo più delicato di un prestito sono le garanzie. Chi chiede soldi a un privato è perché non può rivolgersi a una banca e, quindi, non ha garanzie da offrire. Sicché, il più delle volte, si tratta di un’operazione che nasce, di per sé stessa, già con un elevato margine di rischio.

Chi non ha garanzie, però, potrebbe riuscire a fornirle in altro modo, ad esempio con la consegna di cambiali. Sulle cambiali bisognerà pagare l’imposta di bollo, ragion per cui in molti preferiscono lo scambio di assegni postdatati, la cui funzione è identica ma, a voler essere pignoli, si tratta di una evasione fiscale (appunto all’imposta di bollo tipica delle cambiali). 

In entrambi i casi, il creditore entra in possesso di un titolo esecutivo che gli consente, portandolo all’incasso e non ricevendo il pagamento, di agire direttamente con un pignoramento nei confronti del debitore, senza necessità di richiedere prima un decreto ingiuntivo o, peggio, di intentare una causa.

È chiaro però che lo scoglio vero e proprio sarà poi l’esecuzione forzata ossia il pignoramento che è il vero problema quando il debitore non ha nulla di intestato. Ragion per cui sarebbe sempre meglio informarsi sulle capacità patrimoniali del debitore tanto più è elevata la somma che gli viene versata.

Una cosa è certa: tanto inferiore è la posta in gioco, tanto meno conveniente è ricorrere alle azioni giudiziarie per recuperare il dovuto. Per debiti fino a mille euro, infatti, si rischia di pagare più di spese e di parcella all’avvocato. 

Si può così ricorrere alla garanzia di un terzo, ad esempio un fideiussore, ma si tratta di una pratica più spesso utilizzata dalla banca. La migliore soluzione che un privato può adottare è far firmare il contratto di mutuo non solo al debitore ma anche a un terzo, solvibile, che con questi abbia qualche rapporto (ad esempio, un socio, un parente, un amico). In tal modo, il creditore avrà non uno ma due debitori da escutere e laddove uno dei due si mostri insolvente, si potrà avvalere sull’altro. 



1 Commento

  1. Se volete crearvi dei nemici SICURI vi consiglio vivamente di prestare soldi agli amici… E’ chiaro il concetto???… MAI PIùùùù… Non cascate in questi tranelli e NON fatevi impietosire…

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