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Residenza e domicilio: ci sono differenze?

16 Luglio 2020
Residenza e domicilio: ci sono differenze?

Residenza, dimora abituale e occasionale, domicilio, abitazione principale, casa, Anagrafe: tutto ciò che c’è da sapere su questi concetti tecnici. 

Spesso, si usano le parole residenza, dimora e domicilio indifferentemente; tuttavia, il significato tecnico è difforme per come evidenziato dal Codice civile. I tre concetti indicano, infatti, luoghi che potrebbero coincidere così come essere diversi l’uno dall’altro in termini geografici. In questo breve articolo procederemo a spiegare se ci sono differenze tra residenza e domicilio e quali sono. Ma procediamo con ordine.

Cos’è la residenza

A costo di essere banali e di esprimere un concetto tautologico, nel descrivere la residenza non possiamo fare a meno che richiamare il certificato di residenza rilasciato dal Comune. Dunque, la residenza è quel luogo che il cittadino dichiara all’ufficio dell’Anagrafe essere la propria abitazione principale, quella cioè ove di regola vive ed è reperibile. L’articolo 43 del Codice civile definisce la residenza quindi come il luogo ove una persona ha la dimora abituale ossia ove sta per gran parte dell’anno.

Non è possibile, quindi, fornire al Comune una residenza di comodo, diversa cioè da quella ove si vive. Se così fosse si commetterebbe il reato di falso in atto pubblico (tale è il registro dell’Anagrafe).

Cos’è la dimora

La dimora è quel luogo in cui un soggetto vive in un determinato momento, ossia dove vi dorme. La dimora può essere:

  • abituale;
  • occasionale. 

Abbiamo appena visto che la dimora abituale deve coincidere per forza con la residenza. Non si può essere residenti in un posto ove non si è mai o quasi mai. Dunque, la definizione di dimora abituale è la stessa della residenza: è il luogo ove una persona vive per gran parte dell’anno.

La dimora occasionale è quella, ad esempio, della seconda casa (anche in affitto) ove si va durante il periodo estivo; potrebbe esserlo anche una camera di albergo per i giorni in cui si sta fuori città per un viaggio o per lavoro. 

Cos’è il domicilio

Il domicilio invece – recita il Codice civile – è il luogo in cui una persona stabilisce la sede principale dei suoi affari e interessi. Si pensi al contribuente che, per tutte le notifiche dell’Agenzia delle Entrate, fissa come proprio domicilio lo studio del commercialista; o a colui che, nel fornire mandato a un avvocato per una difesa giudiziale, nomina come proprio domicilio lo studio legale di questi, in modo che ogni notifica arrivi al legale e non a casa sua. Si pensi ancora a un negoziante che, per tutta la corrispondenza relativa alla propria attività commerciale, indica come domicilio la sede del negozio; o a una persona che conclude un contratto di affitto e che, in esso, stabilisca che ogni comunicazione debba arrivare a casa dei propri genitori perché è lì che c’è sempre qualcuno a ritirare la posta: anche questo è un domicilio.

Dunque, una persona può avere anche più di un domicilio nello stesso tempo. Il domicilio si riferisce a uno specifico affare. Una persona può stabilire sempre, come proprio domicilio, lo stesso posto come un posto differente. Nulla vieta che si dia, come proprio domicilio, la residenza ossia l’indirizzo di casa, così come quello dello studio, del negozio, di un parente, di un professionista, ecc.

Residenza e domicilio: differenze

Le differenze tra residenza e domicilio sono quindi così riassumibili:

  • anche se in apparenza si tratta di luoghi liberamente scelti dal cittadino, solo il domicilio lo è. Difatti, ciascuno è obbligato a fornire come residenza il luogo di dimora abituale e non un indirizzo a proprio piacimento. Cosa inversa succede con il domicilio che può essere scelto a proprio piacimento anche se non c’è, con tale luogo, alcun apparente collegamento;
  • la residenza va cambiata ogni volta che si muta dimora abituale (ossia la casa dove si vive); il domicilio invece no. Chi cambia residenza quindi non deve necessariamente mutare domicilio per tutti i propri affari. Tuttavia, quando una persona ha nel medesimo luogo il domicilio e la residenza e trasferisce questa altrove, di fronte ai terzi di buona fede si considera trasferito pure il domicilio, se non si è fatta una diversa dichiarazione nell’atto in cui è stato denunciato il trasferimento della residenza;
  • per la residenza esiste un registro pubblico: l’Anagrafe comunale che indica il luogo di residenza di tutti i cittadini. Per il domicilio, invece, non esiste alcun pubblico elenco;
  • la residenza può essere solo un luogo alla volta; invece, si possono avere più domicili nello stesso istante a seconda del tipo di questione o di affare in gioco;
  • si può ottenere un certificato di residenza ma non esiste un certificato di domicilio;
  • dalla residenza dipendono una serie di effetti come: l’accesso ai servizi demografici (richiesta e ricezione di certificati anagrafici) ed elettorali (iscrizione alla lista) del Comune di residenza; l’adempimento di tutte le formalità legate alla celebrazione del matrimonio; la scelta del medico di famiglia; la competenza territoriale degli uffici giudiziari e la ricezione di raccomandate e atti giudiziari. Dal domicilio dipendono solo le comunicazioni relative all’affare cui il domicilio si riferisce.


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