Licenziamento: per il risarcimento non basta l’anzianità

17 Luglio 2020 | Autore:
Licenziamento: per il risarcimento non basta l’anzianità

Secondo la Consulta, l’importo dell’indennità va stabilito anche sulla base di altri elementi, come la gravità della violazione o le dimensioni dell’azienda.

La Corte costituzionale [1] ha bocciato la norma che limita l’importo del risarcimento per licenziamento illegittimo al solo criterio di anzianità. Secondo la Consulta, questa regola «non fa che accentuare la marginalità dei vizi formali e procedurali e ne svaluta ancor più la funzione di garanzia di fondamentali valori di civiltà giuridica, orientati alla tutela della dignità della persona del lavoratore». Per di più, continua la Corte, quando l’anzianità è modesta «si riducono in modo apprezzabile sia la funzione compensativa sia l’efficacia deterrente della tutela indennitaria».

Dopo questa sentenza, restano validi il minimo di due mensilità e il massimo di 12 entro cui decidere l’importo del risarcimento. Ma viene ritenuto illegittimo il meccanismo per cui l’indennità è pari a una mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del Tfr per ogni anno di servizio.

I giudici costituzionali sostengono, ad ogni modo, che l’anzianità di servizio sia la base di partenza della valutazione dell’indennità. Dopodiché, «in chiave correttiva e con apprezzamento congruamente motivato», il giudice potrà considerare anche altri criteri che concorrano a rendere il risarcimento congruo a seconda del caso concreto, come ad esempio la gravità delle violazioni, il numero degli occupati, le dimensioni dell’impresa, il comportamento e le condizioni delle parti, condizioni già espresse dalla Consulta in un precedente pronunciamento [2].


note

[1] Corte cost. sent. n. 150/2020 del 16.07.2020.

[2] Coste cost. sent. n. 194/2018.


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