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Consiglio Ue sugli aiuti: cosa aspettarsi di venerdì 17

17 Luglio 2020 | Autore:
Consiglio Ue sugli aiuti: cosa aspettarsi di venerdì 17

Parte a Bruxelles il vertice dei capi di Stato e di Governo. Obiettivo: convincere il premier olandese a cedere sul Recovery Fund.

La data scelta non è delle migliori per i superstiziosi: il Consiglio europeo straordinario che deve decidere, tra le altre cose, sul Recovery Fund è stato convocato per la mattina del venerdì 17 di un anno bisestile che più disgraziato di così non poteva essere. C’è di buono che il vertice dei capi di Stato e di Governo durerà due giorni. Se i partecipanti al Consiglio sono scaramantici, probabile che prendano domani le decisioni.

Così, tra cornetti rossi, ferri di cavallo e quadrifogli, attorno al tavolo più importante di Bruxelles si discute in questi due giorni del pacchetto da 750 miliardi che dovrebbe aiutare i Paesi europei più colpiti dall’emergenza coronavirus, Italia in testa. L’accordo è auspicabile, ma non è garantito, secondo un alto funzionario dell’Unione. Non per colpa del venerdì 17 ma perché, nonostante la mediazione della presidente di turno Angela Merkel, ci sono ancora molte divergenze tra alcuni Stati. Cornetti e ferri di cavallo saranno puntati soprattutto verso il premier olandese, Mark Rutte, il principale «signor no» del Recovery Fund.

Si inizierà cercando di definire l’ossatura del pacchetto di aiuti. Senza un accordo sulla struttura generale del piano, si potrà pure tornare a casa. Se, invece, saranno fatti dei progressi e si troverà l’intesa, allora si passerà a definire i dettagli. E qui arriverà la parte più delicata.

In primis, c’è da stabilire le regole sull’utilizzo del Recovery Fund. Rutte chiederà un voto all’unanimità per approvare i piani nazionali di ripresa con le riforme da attuare per avere accesso agli aiuti. Ma è l’unico a chiederlo, perché tutti gli altri Paesi sono contrari a questo orientamento. Il presidente Charles Michel, su suggerimento di Merkel, chiederà che il Consiglio decida a maggioranza qualificata in due mesi su una proposta della Commissione, dopodiché ci saranno quattro settimane per l’esborso. Il nostro Governo vorrebbe pieni poteri sulle proprie riforme e tempi celeri. Vedremo.

In ballo anche il rapporto tra aiuti e prestiti previsti dal Recovery Fund. Il presidente del Consiglio Ue vuole mantenere la proposta della Commissione, cioè 250 miliardi di prestiti agevolati e 500 miliardi di trasferimenti a fondo perduto. Al gruppo dei Paesi cosiddetti «frugali», però, l’idea non piace: Olanda, Svezia, Danimarca, Austria e la new entry Finlandia vorrebbero un equilibrio diverso, con un peso maggiore degli aiuti a fondo perduto. All’Italia, invece, va bene così: vorrebbe dire portare sicuramente a casa i 173 miliardi previsti. Ma non è detto che le cose restino come appaiono in partenza. Ci sarà da discutere e da trovare un compromesso. Sarà in quel momento che i nostri rappresentanti al Consiglio europeo tireranno fuori dalle tasche altri cornetti e quadrifogli da mettere sul tavolo.



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