Coronavirus: chi sono i nuovi contagiati

17 Luglio 2020
Coronavirus: chi sono i nuovi contagiati

L’identikit dei nuovi positivi al Covid è composto di persone che arrivano dall’estero, ma non migranti; poi, ci sono i focolai locali e i rilevamenti casuali.

Mentre i casi di Coronavirus diminuiscono, seppur in maniera altalenante (ieri, ci sono stati 230 contagi e 20 vittime, in aumento rispetto al giorno precedente), ci si inizia a chiedere chi sono i nuovi contagiati, qual è l’identikit delle persone che attualmente contraggono l’infezione. Il Covid sta colpendo in maniera meno indiscriminata rispetto al passato e così ora è possibile individuare le fasce più a rischio.

La domanda è stata posta a Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, che in un’intervista a ‘Qn‘ riportata dall’Adnkronos Salute ha risposto così: «La miscellanea è diversa ogni giorno, ma, genericamente, una quota che non supera il 30% è costituita da persone che arrivano dall’estero o transitano per l’Italia».

L’esperto però precisa subito che in questo «è marginale, a oggi, il ruolo dei migranti». Il presidente del Css si dichiara d’accordo con la scelta del ministro della Salute, Roberto Speranza, che per arginare il pericolo di questi contagi di ritorno ha disposto lo stop degli arrivi dai Paesi a rischio. «Condivido totalmente la scelta del ministro Speranza di chiudere ai voli provenienti da Paesi ancora, purtroppo, ad alto rischio, per non vanificare i risultati raggiunti», ha detto Locatelli.

Ma tra i nuovi positivi al Covid-19 non ci sono solo stranieri: qui l’esperto osserva che «Ci sono casi che derivano da focolai locali. Pazienti (in larga parte asintomatici o paucisintomatici) identificati perché sottoposti a tampone dopo essere stati sottoposti a test sierologici risultati positivi e quelli che manifestano sintomi acuti anche gravi, come il signore vicentino contagiato in Serbia». Infine – prosegue Locatelli – «c’è una quota di rilevamenti casuali, come accaduto al bimbo di Nembro, finito in ospedale dopo essersi ferito giocando a calcio e risultato positivo al virus».

Ma quando gli viene chiesto se la leggera risalita dei casi positivi al Coronavirus che si sta registrando in questi giorni in Italia deve allarmarci, Locatelli risponde «no, ma mi preme chiarire un concetto: se da un lato siamo assolutamente soddisfatti dalla flessione verso il basso della curva epidemica, anche grazie ai sacrifici degli italiani che durante il lockdown hanno dimostrato un altissimo senso di responsabilità, deve essere altrettanto chiaro che il virus circola ancora».

Il numero uno del Css ammette che da un lato «sono crollati i ricoveri e gli accessi alle terapie intensive (oggi molti soggetti trovati positivi hanno, grazie anche a una precoce identificazione, sintomi meno gravi e una carica virale ridotta)», ma dall’altro lato avverte: «Le evidenze molecolari disponibili ci dicono che il Coronavirus è esattamente lo stesso: non si è attenuato. Usciremo dalla situazione pandemica in maniera definitiva soltanto quando sarà messo a punto il vaccino».



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