Come le mafie fanno affari con il Coronavirus

17 Luglio 2020 | Autore:
Come le mafie fanno affari con il Coronavirus

I business delle cosche che approfittano dell’emergenza Covid: dalla sanità alle concessionarie auto, con una precisa strategia per espandere il consenso sociale.

L’emergenza Coronavirus non è soltanto crisi: per le mafie è anche una straordinaria opportunità per prosperare e fare affari. Lo rivela il nuovo rapporto della Dia, la Direzione investigativa antimafia, inviata oggi al Parlamento, che contiene un capitolo dedicato all’emergenza Covid.

Per le cosche un’occasione così non si vedeva dal dopoguerra: secondo la Dia, la paralisi economica determinata dalla pandemia «può aprire alle mafie prospettive di espansione e arricchimento paragonabili ai ritmi di crescita che può offrire solo un contesto post-bellico».

La Dia ipotizza un «doppio scenario»: nel breve periodo «le organizzazioni mafiose tenderanno a consolidare sul territorio, specie nelle aree del Sud, il proprio consenso sociale, attraverso forme di assistenzialismo da capitalizzare nelle future competizioni elettorali», mentre nel medio-lungo periodo «le mafie – specie la ‘ndrangheta -vorranno ancor più stressare il loro ruolo di player, affidabili ed efficaci anche su scala globale. L’economia internazionale avrà bisogno di liquidità ed in questo le cosche andranno a confrontarsi con i mercati, bisognosi di consistenti iniezioni finanziarie».

Le mafie puntano, quindi, a rafforzarsi grazie all’emergenza e sembrano in grado di farlo grazie a un’arma potente di cui dispongono in grande quantità e che invece è diventata merce scarsa per le aziende, grandi o piccole, che operano nella legalità: i capitali liquidi.

Le cosche sfruttano la situazione offrendo liquidità

«Non è improbabile che aziende anche di medie-grandi dimensioni possano essere indotte a sfruttare la generale situazione di difficoltà, per estromettere altri antagonisti al momento meno competitivi, facendo leva proprio sui capitali mafiosi», rileva la Dia. «Potrà anche verificarsi che altre aziende in difficoltà ricorreranno ai finanziamenti delle cosche, finendo, in ogni caso, per alterare il principio della libera concorrenza».

Gli investigatori antimafia sono convinti che la crisi economica determinata dal Coronavirus determinerà «una diffusa mancanza di liquidità, che espone molti commercianti all’usura, con un conseguente rischio di impossessamento delle attività economiche con finalità di riciclaggio e di reimpiego dei capitali illeciti».

Concessionarie auto a rischio di infiltrazioni criminali

Tra i settori più esposti a questo fenomeno criminale, la Dia segnala «gli alberghi, i ristoranti e bar, i bed breakfast, le case vacanze e attività simili, i centri benessere e le agenzie di viaggi» ma dedica una «menzione particolare» al settore della vendita e noleggio di autoveicoli: «La possibile chiusura di molte aziende e la carenza di liquidità comprometteranno notevolmente la vendita di autovetture e i servizi di noleggio. Potrebbero, pertanto, risultare esposte al fenomeno dell’usura e all’infiltrazione nelle compagini societarie innanzitutto le concessionarie di automobili di piccole e medie dimensioni».

La sanità è il settore più appetibile per le mafie

Tra i vari settori economici, secondo la Dia la sanità è attualmente quello più appetibile e a maggior rischio di infiltrazione mafiosa. «La semplificazione delle procedure di affidamento, in molti casi legate a situazioni di necessità ed urgenza, potrebbe favorire l’infiltrazione delle organizzazioni criminali negli apparati amministrativi, specie di quelli connessi al settore sanitario», si legge nella relazione.

Le mani delle cosche sul ciclo di smaltimento dei rifiuti sanitari

C’è anche il nuovo business dello smaltimento dei rifiuti sanitari, cresciuti in quantità a causa dell’emergenza, come mascherine e guanti: «la massiccia immissione sul mercato di dispositivi sanitari e di protezione individuale, in molti casi considerati ”infetti” dopo l’utilizzo in ambienti a rischio, pone un problema di smaltimento di rifiuti speciali, settore notoriamente d’interesse della criminalità organizzata».

«Sono prevedibili, pertanto, importanti investimenti criminali nelle società operanti nel ”ciclo della sanità”, siano esse coinvolte nella produzione di dispositivi medici (mascherine, respiratori, ecc) nella distribuzione (a partire dalle farmacie, in più occasioni cadute nelle mire delle cosche), nella sanificazione ambientale e nello smaltimento dei rifiuti speciali, prodotti in maniera più consistente a seguito dell’emergenza. Non va, infine, trascurato il fenomeno della contraffazione dei prodotti sanitari e dei farmaci», sottolinea la Dia.

Ma a rischio infiltrazioni ci sono adesso anche tutte le pubbliche amministrazioni, specialmente quelle locali. La Dia lancia l’allarme in proposito quando dice che nel post Covid «oltre alle aziende in difficoltà finanziaria, sarà la Pubblica Amministrazione quella più esposta agli interessi delle organizzazioni criminali, a partire dai Comuni, che potrebbero beneficiare di forti somme di denaro da impiegare in appalti e servizi pubblici».

La mafia fomenta le tensioni sociali

Infine, la Dia lancia l’allarme sul pericolo di tensioni sociali fomentate dalla mafia che potrebbero trasformarsi in rivolte organizzate. «Sul piano sociale, una particolare attenzione deve essere rivolta al mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica. È evidente che le organizzazioni criminali hanno tutto l’interesse a fomentare episodi di intolleranza urbana, strumentalizzando la situazione di disagio economico per trasformarla in protesta sociale, specie al Sud».

Questo piano criminale sembra davvero organizzato e pianificato: infatti la Dia afferma che «parallelamente, le organizzazioni si stanno proponendo come welfare alternativo a quello statale, offrendo generi di prima necessità e sussidi di carattere economico. Si tratta di un vero e proprio investimento sul consenso sociale, che se da un lato fa crescere la ‘rispettabilità’ del mafioso sul territorio, dall’altro genera un credito, da riscuotere, ad esempio, come ‘pacchetti di voti’ in occasione di future elezioni».



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2 Commenti

  1. Siamo sicuri che non ci sia anche il governo d’accordo con la mafia? Durante la pandemia fanno uscire dal 41bis i capi mafia più altri mafiosi per scadenza dei termini , poi i terroristi che negli anni 80 venivano chiamati brigate rosse , consiglio superiore della magistratura allo sfascio, io rimango sempre più convinto che il nostro governo sia sempre più mafioso

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