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Si può fare un testamento orale?

19 Luglio 2020
Si può fare un testamento orale?

Testamento detto a voce agli eredi: è valido? L’ipotesi del testamento nuncupativo.

La scena è tipica di film, favole e barzellette. Un uomo chiama al capezzale i propri figli e dà loro le ultime raccomandazioni. Infine, spiega a voce come dovrà essere diviso, tra di loro, il suo patrimonio.

I figli, un secondo dopo la morte del padre, procedono alla spartizione dei beni e, come nelle migliori famiglie, ai conseguenti litigi. 

Da un punto di vista giuridico, come si può inquadrare questa situazione? Si può fare un testamento orale oppure è obbligatorio redigere un documento scritto? Oltre ai figli, è necessario che vi sia anche il notaio a raccogliere le ultime volontà? Cerchiamo di trattare la questione in modo semplice, pratico, ma anche divertente. Il nostro scopo è infatti rendere il diritto alla portata di tutti e, in questo caso, nonostante l’argomento triste e delicato, è comunque possibile fornire una spiegazione semplice. 

Come si fa un testamento 

Senza entrare nelle questioni marcatamente tecniche che lasceremo ai cultori del diritto, ci sono sostanzialmente tre modi per fare un testamento. 

Testamento olografo

La prima forma è quella “fai da te”, anche detta testamento olografo. Il testatore (colui cioè che fa testamento) scrive le proprie ultime volontà su un foglio di carta e lo conserva accuratamente. C’è chi preferisce consegnarne una o più copie ad amici e parenti affinché tutti sappiano dell’esistenza del testamento e lo possano tirare fuori al momento opportuno. 

Come tutte le forme di testamento, anche il testamento olografo può essere sempre revocato, strappandolo e riscrivendolo da capo oppure sostituendolo di fatto con un documento incompatibile con il precedente.

La caratteristica di questo testamento è «l’olografia»: in altre parole, esso deve essere scritto di pugno dal testatore e da nessun altro. La legge non dice se la scrittura debba avvenire su un foglio di carta ma lo si intuisce dal fatto che il supporto non deve essere facilmente cancellabile (così sarebbe, ad esempio, se il testamento fosse riportato su una lavagna magnetica, per gessi o per penne ad alcol). Eccezionalmente, è stato ritenuto valido un testamento scritto sulla parete di un muro da una persona in fin di vita. 

La legge non dice neanche se il testamento debba essere scritto a penna o a matita, sicché si ritiene valido in entrambe le forme, indipendentemente dal colore usato.

Dal fatto che il testamento debba essere per forza scritto di pugno dal testatore deriva la sua nullità nelle seguenti ipotesi:

  • testamento registrato via audio su un supporto magnetico, informatico (ad esempio, un file al computer) o su un messaggio audio inoltrato dal proprio cellulare ai parenti, ecc.;
  • testamento scritto al computer, stampato e poi firmato a penna o con la firma elettronica;
  • testamento fatto per email inoltrata agli eredi;
  • testamento dettato a una persona che scrive al posto del testatore, anche se questi è impossibilitato per via di una grave malattia che gli impedisce i movimenti della mano;
  • testamento video, ossia frutto di una videoripresa da parte del testatore.

Testamento pubblico

Il secondo modo per fare testamento, sicuramente più costoso del precedente, è quello di dettarlo verbalmente a un notaio il quale provvede poi a scriverlo e a farlo firmare al testatore. In questa ipotesi, il documento viene conservato dal notaio stesso. 

Il testatore, quindi, non deve pensare a nulla se non a indicare al notaio la divisione che intende dare al proprio patrimonio.

Si ricorre spesso a tale modalità in presenza di anziani che non sono più in grado di scrivere e di mantenere la mano ferma sul foglio, ma anche quando si vuole evitare qualsiasi contestazione tra gli eredi in merito alla validità e genuinità del testamento. Difatti, la presenza del pubblico ufficiale toglie ogni dubbio in merito alla autenticità del documento e della firma su di essa apposta.

Testamento segreto

Infine, c’è il testamento segreto che è quello redatto dal testatore ma poi consegnato al notaio e da questi semplicemente custodito. È quindi una forma intermedia tra testamento olografo (di cui possiede appunto l’olografia) e testamento pubblico (essendo conservato dal notaio).

Il testamento orale è valido?

Da quanto appena visto, l’unico modo per fare un testamento orale è in presenza di un notaio, ossia dettando a questi le ultime volontà. Il notaio deve, infatti, trascriverle in un documento scritto: sarà quest’ultimo dunque il vero e proprio testamento che avrà effetti e sarà vincolante tra gli eredi.

Dunque, per tornare all’esempio da cui siamo partiti, quello cioè degli eredi riuniti al capezzale del moribondo, dobbiamo così concludere: il testamento verbale è completamente nullo. È come se non esistesse. Dunque, gli eredi non sono tenuti a rispettarlo.

In questo caso, l’eredità verrà ripartita seguendo le norme dettate dal Codice civile in assenza di testamento ossia secondo le quote da destinarsi ai cosiddetti eredi legittimi. Leggi “Chi sono gli eredi senza testamento?“.

Quando il testamento orale è valido?

Oltre al caso del testamento orale dettato al notaio, il testamento orale però ha una possibilità di essere “salvato” dalla nullità. Ciò succede quando gli eredi, di comune intesa, decidono di attuare le volontà del defunto nonostante la comunicazione informale delle stesse e, quindi, nonostante la nullità del testamento. Poiché infatti non è l’ordinamento a dichiarare nullo un testamento verbale se non c’è una apposita azione giudiziale e una specifica richiesta da parte di uno dei soggetti interessati, allora, in assenza di ciò, il testamento resta valido anche se astrattamente nullo. 

Né c’è possibilità di tornare indietro una volta data esecuzione alle volontà espresse oralmente dal testatore. Tanto per fare un esempio, il figlio che intenda dare esecuzione alla volontà del padre di lasciargli la casa di campagna e se la intesti eseguendo la voltura catastale non potrà più né rinunciare all’eredità né chiedere qualcosa in più o di diverso, aggrappandosi al fatto appunto che il testamento è stato fatto in forma verbale.

Tali concetti sono sinteticamente espressi all’articolo 590 del Codice civile che regola l’ipotesi del cosiddetto testamento nuncupativo ossia orale. Tale norma stabilisce infatti che «La nullità della disposizione testamentaria, da qualunque causa dipenda, non può essere fatta valere da chi, conoscendo la causa della nullità, ha, dopo la morte del testatore, confermato la disposizione o dato ad essa volontaria esecuzione». In pratica, significa che chi esegue le ultime volontà espresse verbalmente dal testatore non può poi contestarle in un momento successivo. Ne deriva che un testamento attuato dagli eredi di comune accordo, nonostante la forma verbale, diventa automaticamente valido.

Questa tesi – è bene sottolinearlo – non è condivisa da tutta la dottrina. Secondo alcuni, infatti, la capacità di convalidare un testamento invalido vale solo quando questo sia nullo o annullabile, ma non quando sia del tutto inesistente come nel caso del testamento orale. Secondo i sostenitori di tale tesi, un testamento dato “a voce” è come se non fosse mai avvenuto e, quindi, sarebbe insuscettibile di sanatoria e di convalida anche da parte di chi lo ha inizialmente eseguito.



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