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Ricorso copia-incolla: è lite temeraria?

17 Luglio 2020
Ricorso copia-incolla: è lite temeraria?

La Cassazione spiega che si può essere sanzionati per responsabilità aggravata anche quando l’atto di impugnazione è una specie di fotocopia di quello d’appello.

Fare causa a qualcuno sapendo di non avere chance di vittoria è purtroppo una pratica piuttosto diffusa, così come allungare all’infinito il brodo di un procedimento con ricorsi pretestuosi che poi, puntualmente, naufragano. Per evitare che situazioni del genere diventino una specie di «sport nazionale», la legge italiana punisce le liti temerarie, cioè le cause intentate per mala fede o colpa grave, destituite di un senso giuridico vero e proprio. La giustizia, in questi casi, viene usata come una specie di «clava» per colpire l’altra persona; in poche parole, una sorta di «accanimento giudiziario».

Un’ipotesi di lite temeraria è rinvenibile anche nei casi in cui l’avvocato, anziché spremersi le meningi per elaborare un atto giudiziario degno di tale nome, si limita a copiare i propri scritti difensivi e a riproporli sotto forme diverse, ad esempio come impugnazione in Cassazione. Questa condotta, cioè la presentazione di un ricorso copia-incolla, può essere sintomo di lite temeraria, in quanto il difensore, anziché coltivare proficuamente un giudizio, lo tira per le lunghe con ricorsi, atti e impugnazioni pretestuose. Il ricorso copia e incolla dà luogo a una lite temeraria? Cosa ne pensa la Corte di Cassazione? Scopriamolo insieme.

Lite temeraria: cosa succede? 

Secondo la legge [1], se, al termine della causa, risulta che la parte soccombente ha agito o resistito in giudizio con mala fede colpa grave, il giudice, su istanza dell’altra parte, la condanna, oltre che alle spese di lite, anche al risarcimento dei danni.

Dunque, a chi ha fatto causa/proseguito la causa artificiosamente (o, per meglio dire, temerariamente) e la perde, l’altra parte può chiedere un risarcimento, purché prospetti al giudice una quantificazione del danno patito a seguito della temerarietà della lite.

Ma non solo: al risarcimento appena descritto, il giudice può aggiungere il pagamento di un indennizzo inflitto per sanzionare colui che abbia abusato dello strumento processuale. Il giudice, quando pronuncia sulle spese, può altresì condannare la parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma equitativamente determinata.

L’indennizzo, a differenza del risarcimento, prescinde dalla prova del danno: il giudice commina l’indennizzo a titolo di mera punizione per colui che ha intrapreso una causa del tutto infondata.

Ciò vuol dire non solo che chi perde paga (le spese processuali), ma paga altre due volte (cioè il risarcimento del danno da lite temeraria e l’indennizzo) se si aggiunge la propria responsabilità aggravata per lite temeraria.

Lite temeraria per ricorso copia e incolla

Un’ordinanza della Cassazione appena pubblicata [2] ci ricorda uno dei casi in cui si può ritenere che la lite sia temeraria. Cioè quando il nostro avvocato, nella nostra causa, ricorre al giudice presentando una specie di copia-incolla dell’atto che era stato già proposto in precedenza.

Questo è un caso diverso rispetto a ciò di cui abbiamo parlato nel precedente paragrafo, cioè alla lite temeraria voluta ostinatamente dal cliente: in questa circostanza, infatti, l’assistito non avrebbe materialmente colpa, in quanto non è stato lui a presentare il ricorso in quella forma. In tale situazione, però, a essere punita è la mancata diligenza dell’assistito nella scelta del proprio avvocato, in relazione a una prestazione professionale qualificata come quella di cassazionista.

Secondo la nostra giurisprudenza, infatti, il cliente risponde anche degli errori dell’avvocato, tant’è che se l’avvocato sbaglia e perde la causa è comunque il cliente a pagare le spese processuali. E se il legale deposita un ricorso identico a un atto già depositato in precedenza significa, in pratica, che sta facendo perdere tempo ai giudici, al cliente e alla controparte, oltre al fatto che il cliente non si è affidato al professionista giusto.

Va ricordato, a questo proposito, che il principio della responsabilità aggravata ha un duplice scopo. Da un lato quello di sanzionare chi è responsabile di un danno arrecato direttamente alla controparte. Dall’altro le liti temerarie hanno conseguenze anche sull’erario, provocando un’ingiustificata ed evitabile congestione degli uffici giudiziari, con in più il rischio del superamento della ragionevole durata del processo [3] e ulteriori ricorsi, in tal caso, proprio per la violazione di questo principio costituzionale [4].

Lite temeraria: casi

Per ottenere il risarcimento dal danno è necessaria non solo la prova del comportamento illecito del soccombente nella causa, ma anche un effettivo danno e la prova di esso. La parte che chiede il risarcimento deve fornire infatti la prova del danno. Il magistrato non può, a riguardo, ricorrere in sede di liquidazione a mere nozioni di comune esperienza o al criterio equitativo ove dagli atti non risultino elementi idonei all’identificazione di tale danno.

Esistono molte pronunce della Suprema Corte in materia di lite temeraria e responsabilità aggravata. Per esempio, può essere considerata un abuso del diritto a ricorrere in Cassazione la presentazione di ricorsi che si basano su motivi incoerenti con la decisione impugnata o che chiedano agli Ermellini di pronunciarsi nel merito [5], quando sappiamo benissimo che la Corte di Cassazione non fa questo: non entra nuovamente nel merito del procedimento, cioè valutandone se è giusto o sbagliato, ma esamina solo questioni di legittimità, ovvero cerca di capire se la decisione è conforme alla legge o contiene dei vizi.

Anche altre sentenze della Cassazione specificano quando la lite è temeraria. Ai fini della configurazione, l’intenzione di far valere in giudizio una pretesa infondata deve essere accertata, cioè dev’essere chiaro che la persona che ha azionato/continuato il procedimento lo ha fatto nella piena consapevolezza di avere torto e quindi in mala fede. Ma deve anche ricorrere un altro requisito: la colpevole insistenza in ragioni la cui infondatezza giuridica ben può essere verificata con l’uso dell’ordinaria prudenza o diligenza [6].


note

[1] Art. 96 c.p.c.;

[2] Ordinanza 15333/20 del 17 luglio 2020;

[3] Art. 111 Costituzione;

[4] Legge Pinto;

[5] Cass. 16898/2019;

[6] Cass. 26515/2017.


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