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Coronavirus, tutti i paesi dov’è tornato il lockdown

17 Luglio 2020 | Autore:
Coronavirus, tutti i paesi dov’è tornato il lockdown

Chiudersi in casa per contrastare i contagi a catena. C’è chi ha deciso di blindarsi nuovamente per dichiarare guerra al Covid.

A un nuovo lockdown, l’Italia non vuole nemmeno pensare: il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha già respinto l’idea (ne abbiamo scritto qui: “Mes e fondi Ue, cosa ha detto Conte in Spagna“). Solo per bar e ristoranti, la perdita del periodo #restiamoacasa è stimata in 14 miliardi di euro, secondo uno studio di Bain & Company, reso noto a maggio. La stima di Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) quantifica l’emorragia complessiva in 47 miliardi di euro mensili. Uno shock senza eguali.

Per non parlare delle conseguenze sulla salute mentale: un italiano su quattro ha sofferto di depressione, durante il lockdown. Lo dice uno studio dell’Università di Torino.

Mentre lo stivale è impegnato nella partita europea per portare a casa il Recovery Fund, fuori dall’Ue (e dentro) i contagi continuano a salire. In certi casi, così vertiginosamente da far tornare lo spettro della chiusura.

Cina

La Cina è stata la prima a sperimentare la pandemia sulla sua pelle e la prima a uscire dalla prima ondata. A marzo, mentre l’Italia piombava nel calvario del lockdown, la regione dello Hubei – quella di Wuhan – si era già liberata del pericolo del virus, con un impressionante contenimento dei casi.

A inizio aprile l’ex epicentro di Wuhan tornava a una normalità fatta di convivenza con le precauzioni antiCovid. La quiete è durata circa un mese, un mese e mezzo, dopodiché i contagi sono ripresi in varie regioni del Paese, che ha reagito duramente, reiterando il lockdown in alcune zone. I nuovi focolai hanno interessato la capitale Pechino e l’hinterland, coinvolgendo principalmente il nord est e facendo blindare qualcosa come 500mila persone.

È notizia di oggi il nuovo lockdown disposto a Urumqi, capoluogo della regione dello Xinjiang, che si trova invece nell’estremo nordovest della Cina. Wuhan, invece, sempre per dare qualche coordinata, è nel sud est. Da ieri sera a Urumqi, 3,5 milioni di abitanti, è ferma l’unica linea della metro e sono stati cancellati voli in arrivo e in partenza, secondo quanto riporta il South China Morning Post, che racconta anche di «scene di panico» nei supermercati dopo l’annuncio di limitazioni agli spostamenti.

Sui social media circolano informazioni secondo cui sarebbe stata di fatto isolata anche Kashgar, un’altra città dello Xinjiang, dove abita la minoranza musulmana degli uiguri, oggetto di una politica da parte di Pechino fortemente contestata.

Australia

Cinque milioni di australiani di Melbourne sono in lockdown e ci resteranno per almeno sei settimane, dal 7 luglio e fino a metà agosto inoltrata. Qui, il boom dei nuovi casi sarebbe partito da un albergo di Melbourne, nello stato di Vittoria, dove dovevano restare in isolamento fiduciario i cittadini che tornavano da trasferte all’estero. Non sarebbero però state rispettate le misure antiCovid, prima tra tutte quella del distanziamento sociale: vi abbiamo già raccontato di rapporti sessuali tra i custodi dell’hotel e chi doveva restare in quarantena, ammessi dagli stessi custodi (leggi qui: “In Australia nuovo lockdown per colpa del sesso“).

I residenti di Melbourne e della contea di Mitchell non possono uscire di casa se non per lavorare, fare la spesa, comprare medicinali e svolgere attività di caregiving. Inoltre non potranno lasciare la città, dove sono state dispiegate le forze di difesa australiane per sostenere la polizia nelle operazioni per far rispettare le restrizioni. L’Australia registra qualcosa come 9.500 casi, con 107 decessi, dall’inizio dell’emergenza.

Spagna

Sempre oggi, l’Adnkronos segnala che ai residenti di Barcellona è stato chiesto di restare a casa e di non uscire se non per motivi essenziali. Il governo regionale della Catalogna ha anche chiesto ai quattro milioni di residenti in città di non andare nelle seconde case. Cinema, teatri, discoteche sono di nuovo chiusi e sono state vietate riunioni di oltre dieci persone per evitare assembramenti e, quindi, occasioni di contagio. Al momento, la durata dei provvedimenti è di quattordici giorni.

Le misure si sono rese necessarie di fronte al dilagare del virus. Due giorni fa nella regione si sono registrati 938 nuovi casi positivi per un totale di 78.302 contagi solo in Catalogna, secondo i media spagnoli. I casi sono localizzati per lo più a Barcellona e Lleda. Qui, un giudice – è notizia del 13 luglio – ha deciso di revocare il lockdown in otto comuni della Catalogna, ritenendo «sproporzionate» le misure. Ma il governo regionale continua sulla via del confinamento.

Marocco

Dal 12 luglio Tangeri è di nuovo in lockdown. Il ministero dell’Interno del Marocco ha annunciato le misure di isolamento per contenere i nuovi contagi. Negli ultimi giorni, in città, sono stati individuati nuovi focolai. Le misure riguardano i trasporti pubblici: in più chiusi bar, mercati, negozi e spazi pubblici. All’inizio erano state annunciate restrizioni solo in alcuni quartieri della città.

Almeno tre vittime e una settantina di nuovi casi sono stati registrati negli ultimi giorni. Dall’inizio dell’emergenza il Marocco conta oltre 15mila contagi e più di duecento morti. Fino al 10 agosto lo Stato resterà in emergenza sanitaria.

Filippine

Anche qui, a Manila, città da 15 milioni di residenti, lockdown confermato fino al 31 luglio, visto il vertiginoso aumentare dei casi. Dall’inizio dell’emergenza sono più di 61mila i casi di Covid confermati.

Ieri si sono registrati 2.498 contagi in ventiquattr’ore, secondo il ministero della Sanità filippino, spiegando che solo nell’area metropolitana di Manila sono 1.886 i positivi in più rispetto al giorno prima. Circa 21mila, invece, le persone guarite.

Sri Lanka

Chiuse di nuovo le scuole a una sola settimana dalla riapertura, a seguito della scoperta di un focolaio di Coronavirus in un centro di disintossicazione nella capitale del Paese, Colombo. Nella struttura è risultata positiva al Covid la stragrande maggioranza dei residenti, che sono in totale 1100 tra ospiti e personale sanitario.

Si sta cercando di capire qual è l’estensione del cluster, considerando che potrebbero esserci stati numerosi contagi anche tra i visitatori.

Sudafrica

Non un vero e proprio lockdown, ma un coprifuoco notturno dalle 21 alle 4, con vendita di alcolici vietata. Lo ha deciso il presidente Cyril Ramphosa, in risposta ai nuovi contagi da Coronavirus. Il Sudafrica è lo Stato africano più colpito: quattromila i morti per complicanze legate al Covid. Il governo stima che le vittime possano arrivare a 50mila entro la fine dell’anno.

Finora i contagi sono stati 276.242. In un discorso alla nazione Ramphosa ha dichiarato che è salito il numero di persone che prestano attenzione per evitare i contagi, ma ce ne sono altre che si comportano «senza alcuna responsabilità e senza rispetto verso se stessi e gli altri». Lo stato di emergenza è prorogato fino al 15 agosto.

Paura in Giappone e a Hong Kong

A Tokyo cresce la paura di una seconda ondata, dopo il record di contagi di oggi: 293 i nuovi casi, ieri erano stati 286 secondo l’agenzia di stampa Kyodo. Mai così tanti da inizio emergenza. Tokyo aveva revocato a fine maggio lo stato di emergenza, una misura di allerta che non era comunque paragonabile al lockdown applicato in Italia e in altri Stati.

Preoccupazione anche a Hong Kong, dove si contano altri 58 nuovi casi di Coronavirus. Si tratta della terza ondata di contagi, molti dei quali si ignora la fonte. «Dobbiamo prestare attenzione perché potrebbe esserci una più ampia diffusione», è il timore delle autorità sanitarie del Centro per la protezione della salute. A Hong Kong il totale dei casi confermati è 1713, i decessi sono stati 10.



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