L’infermiere di famiglia è legge

17 Luglio 2020
L’infermiere di famiglia è legge

Il Dl Rilancio istituisce la nuova figura professionale su tutto il territorio nazionale. 9.600 assunzioni per potenziare l’assistenza sanitaria territoriale.

Tra le novità del Decreto Rilancio ora convertito in legge in via definitiva, c’è l’introduzione della figura dell’infermiere di famiglia, o di comunità. Si tratta di una figura professionale già presente in 3 Regioni italiane (Piemonte, Toscana e Friuli Venezia Giulia) e che ora dovrà essere estesa a tutto il territorio italiano.

Nel Decreto Rilancio si prevede infatti che le aziende sanitarie locali e gli altri enti del Servizio sanitario nazionale dovranno assumere 9.600 infermieri di famiglia, con una percentuale di 8 unità ogni 50mila abitanti.

Saranno le Regioni a dover rendere operativa l’introduzione dell’infermiere di famiglia sul territorio: per prima cosa dovranno articolare i nuovi compiti e attribuzioni dell’infermiere e ridisegnare il modello di assistenza sanitaria, stabilendo le funzioni e l’organizzazione. Ora, con l’accelerazione data dall’emergenza Covid, le Regioni, a partire dalla Lombardia, stanno avviando le delibere per l’istituzione della figura.

I modelli per farlo già ci sono: l’Adnkronos Salute ci riporta che «la Regione Toscana, per esempio, ha molto investito su questo tema negli ultimi tempi: gli infermieri di famiglia fanno parte di micro équipe con i medici di famiglia». Le fonti della Fnopi (Federazione degli Ordini delle professioni infermieristiche) interpellate dalla nostra agenzia stampa precisano che «non si tratta dell’infermiere che dipende dal medico, ma di professionisti che collaborano per le mansioni assistenziali di competenza».

Ma l’esperienza «storica» dell’infermiere di famiglia nasce in Friuli Venezia Giulia già nel 2004 ed ora, evidenza la Fnopi, abbiamo «dati già consolidati che confermano l’utilità di questa figura. Grazie all’infermiere di famiglia si è calcolata una riduzione del 10% delle ospedalizzazioni e del 20% dei codici bianchi». Anche dal Piemonte giungono notizie positive: qui la figura dell’infermiere di famiglia è stata estesa a tutto il territorio dal 2017 e «c’è anche da tempo un master per la formazione universitaria degli infermieri di comunità, corso attivato nelle scorse settimane anche nel Lazio».

Il motivo per cui il Governo e il Parlamento hanno deciso di istituire l’infermiere di famiglia inserendolo nella decretazione d’urgenza del Dl Rilancio è stato, innanzitutto, quello di potenziare l’assistenza sanitaria sul territorio italiano in vista di un’eventuale ripresa dei contagi di Coronavirus.

«Con l’infermiere di famiglia il territorio è più forte contro il virus. Abbiamo infatti la possibilità di prendere in carico e intercettare tutte le persone fragili e monitorarle ancor prima dell’esordio dei sintomi, riducendo l’afflusso nei pronto soccorso. Tracciare le persone, mantenere il contatto, controllare le loro condizioni e capire quando è il momento di un ricovero può evitare i catastrofici intasamenti degli ospedali che abbiamo visto nei mesi scorsi», dice la presidente di Fnopi, Barbara Mangiacavalli, che definisce «fondamentale, nel prossimo autunno, la presenza di questa figura professionale, anche per promuovere la vaccinazione contro l’influenza stagionale».

Non solo Coronavirus, quindi, ma un servizio molto più ampio, che comprenderà l’assistenza domiciliare integrata, la continuità assistenziale e il supporto a interventi preventivi e terapeutici: «Gli infermieri di famiglia e di comunità entreranno a pieno titolo – annuncia Mangiacavalli – nei team per sensibilizzare sull’importanza, in particolare quest’anno, della vaccinazione antinfluenzale. Perché è evidente che se riusciamo a vaccinare il maggior numero possibile di cittadini abbiamo già una discriminante rispetto ai sintomi del virus. C’è tutta l’attività di prevenzione che deve partire già a settembre».



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3 Commenti

  1. In Piemonte non è vero niente, l’infermiere di Comunità è del tutto inesistente ed l’ho provato sulla mia pelle.
    Avevo necessitò di fare delle iniezioni intramuscolo per via di una infiammazione alla vescica ma dato che i tempi degli Ambulatori ASL erano lunghi sono stato costretto a ricorrere ad una delle solite infermiere in pensione trovata con il passaparola con tutte le precarietà che ne conseguono.
    Il governatore Cirio e suoi precedenti compresi i vari assessori vi hanno raccontato una balla grossa come una casa. Non funziona neanche la Guardia Medica che non risponde mai al telefono fisso con la scusa che è in servizio dai pazienti e naturalmente non la si può contattare sul cellulare aziendale.perchè riservato e così lunica soluzione è ricorrere al PS con tempi e spese assurde.

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