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Come aprire la partita IVA al Videomaker

17 Luglio 2020 | Autore:
Come aprire la partita IVA al Videomaker

Videomaker: problematiche di inquadramento fiscale e pensionistico in sede di apertura della partita Iva.

L’enorme diffusione dei canali social con lo sfruttamento di fotografie e video ha incrementato la domanda di mercato di videomaker. Youtuber, influencer e semplici giovani appassionati di social, sempre più innovativi e diretti alle nuove generazioni digitali (vedi TikTok), hanno creato una nuova categoria professionale o imprenditoriale di videomaker.

Sono anche loro spesso giovani che, un po’ per passione un po’ per curiosità, bravi nella gestione delle nuove tecnologie digitali e con una vena artistica e creativa, hanno iniziato, a volte anche per gioco, a dilettarsi in fotografie e videoregistrazioni.

Da semplice hobby, i videomaker si sono resi conto in poco tempo di svolgere un mestiere del nuovo millennio, anche discretamente retribuito. Si è passati quindi a piccoli guadagni, occasionali e discontinui nel tempo, all’incasso costante e mensile di somme per l’attività svolta.

Nasce quindi il problema di come gestire queste somme, quali tasse pagare e come dichiararsi al Fisco.

La legge italiana non riesce ad inquadrare e gestire con precisione la professione di videomaker, dovendo il lavoratore inventarsi soluzioni fiscalmente accettabili e facili da gestire e non limitanti della propria attività.

Quale codice attività usare e a quale regime pensionistico iscriversi?

Resterai certamente sbalordito quando, rivolgendoti al tuo commercialista, gli chiederai di poter aprire una partita Iva così da essere fiscalmente inquadrato, pensando, giustamente, che si tratti di un’attività semplice e agevolata dallo stesso Stato.

Purtroppo non è così perché la burocrazia fiscale del nostro Stato rende tutto più complicato, anche le cose più semplici. Il problema principale è l’inquadramento della posizione del videomaker, sconosciuta al fisco ed all’Inps.

Ecco quali sono i problemi con cui si deve scontrare il videomaker:

  1. individuare il codice dell’attività del soggetto (codice ateco);
  2. individuare se professionista o impresa;
  3. individuare a quale cassa previdenziale iscriversi per versare i contributi.

Le scelte chiaramente sono interconnesse e ciascuna determina un carico fiscale, ma soprattutto contributivo (quello che si paga per la pensione) diverso.

Il codice attività è il codice ATECO: è un codice alfanumerico assegnato nel momento in cui si apre una Partita Iva ed è specifico per la tipologia di attività che si andrà a svolgere. Tale codice è fondamentale per la determinazione delle tasse da versare in quanto comporta differenti adempimenti.

Nonostante vi siano diversi codici che si adattano al videomaker nella categoria 59.11 che comprende Attività di produzione, post-produzione e distribuzione cinematografica, di video e di programmi televisivi, vi sconsigliamo di utilizzare questi codici attività, salvo non siate un grande regista cinematografico che lavorate con la RAI o soggetti similari. Questi soggetti, infatti, una volta aperto tale codice attività per la gestione della pensione, dovrebbero iscriversi all’Inps nella gestione ex ENPALS (quella che gestiva la pensione per i lavoratori dello spettacolo) che impone numerosi adempimenti non solo a voi ma anche al vostro committente.

Che significa? Che una piccola società che vi commissioni un video pubblicitario, quanto dovrà pagarvi avrà mille problemi dovendo trattenere una somma e versarla all’ENPALS. Se chi vi paga è la RAI o un soggetto che fa questo per mestiere non ci sono problemi, ma se la vostra produzione di video si rivolge a piccole imprese allora è sconsigliabile aprire l’attività con questo codice ATECO.

Quale codice scegliere allora? Il codice più diffuso e utilizzato per questa tipologia di attività per avere una gestione semplice è il codice ateco 74.20.19 che viene così descritto “altre attività di riprese fotografiche”.

Quali vantaggi si hanno con questo codice? Innanzitutto avete la possibilità di iscrivervi alla gestione separata Inps (se scegliete di operare come professionista) ovvero a quella degli artigiani/commercianti Inps (se scegliete di operare come impresa iscrivendovi alla CCIAA) con adempimenti più semplici ma soprattutto senza oneri particolari per i vs. committenti.

Si dovrebbe aprire come Artigiani/Commercianti e versare i contributi alla rispettiva Gestione se la propria attività prevede direttamente la produzione e il montaggio di video e lo scatto di fotografie. In questo caso è infatti intuibile che si produce qualcosa in prima persona e poi lo si rivende (foto matrimonio, album, video, ecc.) e che quindi si è a tutti gli effetti degli artigiani.

Nella scelta però si deve tenere conto del fatto che, nel caso di gestione separata Inps, i contributi sono proporzionali e pari al 25,72% (cioè si paga in base a quanto si guadagna) mentre nel caso gestione artigiani Inps a prescindere dal reddito si paga il minimale di € 3.836,16 all’anno mentre per redditi superiori a 47.379,00 si paga il 25%.

Nel caso in cui si inizi una nuova attività e si è a conoscenza che nei primi anni non si conseguiranno ingenti ricavi, è molto comune trovare inquadrata la propria attività come Professionale in modo da non vedere il proprio reddito azzerato dai contributi fissi alla Gestione Artigiani e Commercianti. Non appena l’attività crescerà sarà sempre possibile procedere all’iscrizione in Camera di Commercio.

Vediamo quindi come la gestione commercianti/artigiani Inps appare di poco più onerosa rispetto a quelle separata Inps con un’incidenza rilevante per che ha redditi bassi e deve comunque pagare il minimale che, invece, non paga con l’altra gestione separata Inps.

Ricordiamoci poi che, a prescindere dal regime contributivo, è necessario ai sensi dell’art. 75-bis del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza – TULPS una comunicazione preventiva in Questura.

Art. 75-bis

Chiunque intenda esercitare, a fini di lucro, attività di produzione, di duplicazione, di riproduzione, di vendita, di noleggio o di cessione a qualsiasi titolo di nastri, dischi, videocassette, musicassette o altro supporto contenente fonogrammi o videogrammi di opere cinematografiche o audiovisive o sequenze di immagini in movimento, ovvero intenda detenere tali oggetti ai fini dello svolgimento delle attività anzidette, deve darne preventivo avviso al Questore che ne rilascia ricevuta, attestando l’eseguita iscrizione in apposito registro. L’iscrizione deve essere rinnovata ogni anno.

Sistema fiscale

Il videomaker, sotto un profilo fiscale, ha il vantaggio di poter accedere al regime forfettario che ha un costo del commercialista molto basso perché caratterizzato da pochi adempimenti e documenti.

Con questo regime il calcolo dell’imposta del videomaker è molto semplice rispetto agli altri contribuente. La regola generale di tassazione si basa su questo concetto RICAVI – COSTI = REDDITO su cui applicare le imposte. I ricavi sono le nostre vendite ed i costi è quello che spendiamo per ottenere questi ricavi.

Nel caso del regime forfettario per il calcolo dei costi dobbiamo solo ricordarci il nostro coefficiente di redditività che è il 78%. Cosa significa?

Lo Stato, per semplificare la vita al giovane professionista videomaker, ha stabilito questa regola: il contribuente non deve preoccuparsi di documentare i costi della tua attività perché te li riconosce lo Stato  in modo forfettario. Se guadagni 100€ pagherai le tasse su 78€ riconoscendo quindi che 22 € sono costi di produzione a prescindere se vengono davvero spesi o meno.

Devi poi ricordarti che oltre a questo sconto forfettario del 22% lo Stato ti consente anche di abbattere dal reddito le somme versate a titolo di contributi pensionistici. Ogni professionista o imprenditore per legge è obbligato a versarsi le somme che saranno destinate al pagamento della propria pensione: queste somme riducono ancora il mio reddito passabile.

Su questo importo residuo che è il REDDITO di 78€, meno i contributi pensionistici,  si applica l’imposta sostitutiva del 15% (o, in alcuni casi, del 5%) per determinare l’importo da versare.

Esempio:

Ricavi per la vendita di video 20.000
Coefficiente di redditività: 78%
Contributi pensionistici  3.000 €
Reddito imponibile sarà 20.000 x 78% = 15.600 – 3000 = 12.600

Su questo importo pagherai 15% pari ad 1.890 € (12.600 x 15%) salvo casi particolari in cui potrai pagare il 5% (ad esempio nei primi 5 anni di attività).



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