Caldaia in condominio: chi paga la sostituzione

17 Luglio 2020 | Autore:
Caldaia in condominio: chi paga la sostituzione

Le spese di manutenzione straordinaria e di conservazione dell’impianto di riscaldamento centralizzato sono poste a carico anche di chi si è distaccato.

Sostituire una caldaia rotta è una spesa considerevole; in condominio il problema si accentua perché il nuovo impianto da installare avrà probabilmente un prezzo elevato e i costi da ripartire potrebbero ammontare a diverse centinaia di euro per ciascun condòmino.

Nei casi concreti da affrontare spesso non basta seguire i criteri di riparto, perché bisogna tener conto di coloro che si erano distaccati in precedenza dall’impianto di riscaldamento centralizzato. Questi condomini probabilmente sosterranno di non dover partecipare alle spese di sostituzione della caldaia, affermando di essere muniti di riscaldamento autonomo e di essere così esclusi dal riparto delle spese da sostenere per l’impianto comune che ormai non utilizzano più.

In effetti, il distacco dal riscaldamento centralizzato è una facoltà consentita, ma questo non significa l’esclusione dall’obbligo di partecipare a tutte le spese. Al contrario, il condomino distaccato dovrà continuare a contribuire alle spese necessarie per la conservazione dell’impianto di riscaldamento, che è e rimane un bene di proprietà comune tra tutti i condomini.

Esiste una norma di legge inderogabile [1] in base alla quale il condomino non può rinunziare al suo diritto sulle parti comuni, e l’impianto di riscaldamento centralizzato rientra fra questi. Inoltre, il condomino non può sottrarsi all’obbligo di contribuire alle spese necessarie per la conservazione di tali parti comuni, neppure quando modifica la destinazione d’uso della propria unità immobiliare.

Il condomino può però rinunciare all’utilizzo dell’impianto centralizzato di riscaldamento o di condizionamento (se dal suo distacco non derivano «notevoli squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri condomini»); in tal caso, però,  resta tenuto a concorrere al pagamento delle spese per la manutenzione straordinaria dell’impianto e per la sua conservazione e messa a norma.

Ma a volte sorgono equivoci su questo punto: se è pacifico che il condomino distaccato non usufruisce più del riscaldamento condominiale e dunque dovrà essere esente da ogni spesa di esercizio (come quelle per il combustibile e la manutenzione ordinaria effettuata dalla ditta incaricata) i dubbi sorgono sul concetto, più evanescente, della “conservazione” dell’impianto. Manutenzione straordinaria, messa a norma in base alle sempre nuove norme di sicurezza e antinquinamento, interventi migliorativi contro la dispersione del calore, sono compresi o no in questo ambito?

Se la risposta è positiva, allora anche il condomino distaccato dovrà pagare; altrimenti, rimarrà fuori dal riparto delle spese di ammodernamento o di vera e propria sostituzione dell’impianto di riscaldamento centralizzato. La giurisprudenza è orientata a dare un’interpretazione ampia e dunque una soluzione affermativa, che comprende proprio questi casi tra gli interventi necessari a conservare l’impianto e a garantirne il funzionamento in futuro.

Lo dimostra una nuova sentenza del Tribunale di Roma [2] che ha posto le spese della sostituzione della caldaia anche a carico dei condomini che si erano staccati dall’impianto e si erano dotati di riscaldamento autonomo.

I condomini dissenzienti avevano impugnato le delibere assembleari che avevano imposto loro di partecipare alle spese per l’installazione della nuova caldaia e avevano eccepito proprio la loro estraneità, affermando di dover essere esentati dal pagamento in quanto i costi da affrontare andavano oltre la semplice conservazione dell’impianto.

Il condominio, però, ha agito in giudizio per ottenere mediante decreto ingiuntivo il pagamento delle spese, che erano state quantificate ed iscritte nel bilancio consuntivo approvato dall’assemblea insieme alla ripartizione tra i proprietari. In primo grado, il Giudice di pace aveva rigettato l’opposizione al decreto ingiuntivo e il Tribunale in grado di appello ha confermato la decisione.

Secondo i giudici romani, è decisivo il fatto che, a prescindere dalla pacifica legittimità dell’avvenuto distacco, il condòmino distaccato non perde il diritto di proprietà sull’impianto ma si limita solo a non usufruire più del servizio di riscaldamento. Per questo motivo, non può essere escluso dal contribuire a pagare, in base alla sua quota millesimale di proprietà, le spese resesi necessarie per dismettere il vecchio impianto e per l’installazione di una nuova caldaia.

Il Tribunale afferma in maniera certa che «la sostituzione della caldaia termica per essere quella esistente obsoleta o guasta è un atto di straordinaria manutenzione, in quanto non è diretta a creare una modificazione sostanziale o funzionale dell’impianto di riscaldamento ma ha il solo lo scopo di ripristinare la funzionalità dell’impianto già esistente».

C’è però una possibilità residua di sfuggire al pagamento delle spese: il condòmino distaccatosi dall’impianto centralizzato di riscaldamento – prosegue la sentenza – potrà essere esonerato «solo nel caso in cui l’assemblea decide di installare una nuova caldaia dimensionandola solo per le esigenze dei condòmini ancora allacciati all’impianto, privando così i condòmini distaccati dalla possibilità di riallacciarsi al nuovo impianto».

In altre parole, potrebbe verificarsi – soprattutto nei casi in cui i condomini che si sono muniti di riscaldamento autonomo rappresentano una quota considerevole – che la nuova caldaia sia più piccola e di potenza ridotta rispetto a quella precedente; in tal caso, evidentemente, non sarebbe più possibile riallacciare la propria unità immobiliare all’impianto comune, ed allora dovrà essere stabilito l’esonero dalle spese di manutenzione straordinaria e conservazione.

Per approfondire leggi anche questi articoli:


note

[1] Art. 1118 Cod. Civ.

[2] Trib. Roma, sent. n. 9982/2020 del 9 luglio 2020.


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