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Mobbing strategico

28 Settembre 2020
Mobbing strategico

Quando un’azienda mette in atto delle condotte vessatorie allo scopo di allontanare i dipendenti.

Da vent’anni, lavori in un’azienda che si occupa della vendita e del noleggio di macchine edili. Le cose stavano andando bene fino a quando non è intervenuta la crisi economica. Per risolvere un bel po’ di problemi, si è optato per la fusione di società. In pratica, la tua azienda si è unita ad un’altra per fronteggiare una situazione finanziaria abbastanza critica. Dal tuo canto, però, le cose non sono migliorate, anzi sono peggiorate tanto da subire pressioni psicologiche esercitate, a tuo parere, per allontanarti dall’azienda. Hai deciso, quindi, di tutelare la tua posizione e chiedere un parere al tuo legale di fiducia, il quale ti ha confermato che nel tuo caso i dirigenti stanno mettendo in atto il cosiddetto “mobbing strategico”. In pratica, si tratta di un disegno preciso finalizzato a ridimensionare il lavoro del dipendente oppure ad allontanarlo definitivamente. In questo articolo, parleremo quindi di mobbing strategico, come si manifesta e cosa fare per difendersi.  

Mobbing: definizione e finalità

Il termine mobbing indica un insieme di pratiche vessatorie perpetrate sistematicamente dai colleghi o dal superiore gerarchico nei confronti di un lavoratore. Solitamente, viene preso di mira il cosiddetto novellino, cioè l’ultimo arrivato, che però si dimostra particolarmente ambizioso e capace. Tali condotte possono assumere diverse forme, dal demansionamento alle sanzioni disciplinari, dal rimprovero continuo ai controlli ossessivi. Il fine di tutto questo è semplice: causare al dipendente un forte stress psicofisico e indurlo ad abbandonare il posto di lavoro rassegnando le dimissioni.

Mobbing strategico

Chiarita la definizione del mobbing in generale, scendiamo adesso più nel particolare. Devi sapere che esistono diverse tipologie di mobbing:

  • verticale: se i comportamenti vessatori sono posti in essere dal datore di lavoro o da un superiore gerarchico;
  • orizzontale: cioè il terrorismo psicologico proveniente dai colleghi della vittima.

Ebbene, in questo vasto scenario, si inserisce il mobbing strategico, inteso come una forte pressione psicologica esercitata dalle grandi imprese per favorire l’allontanamento dal mondo del lavoro di soggetti considerati “scomodi”. Tale pratica è sempre più frequente nelle imprese interessate da fusioni, ristrutturazioni o riorganizzazione di personale.

Ad esempio, quando un lavoratore diviene troppo costoso, non soddisfa più le aspettative aziendali oppure perché ci sono troppi dirigenti che devono avanzare di grado. In tutti questi casi, la strategia è quella di estromettere intenzionalmente i dipendenti “inutili”.

Mobbing strategico: come si manifesta?

In questo scenario di guerra, il lavoratore vittima di mobbing strategico subisce attacchi su tutti i fronti che possiamo cercare di riassumere nel modo seguente: 

  • controlli ossessivi;
  • richiami disciplinari ingiustificati;
  • critiche sul lavoro e sulla vita privata;
  • isolamento;
  • trasferimento in altri settori o in altre sedi;
  • attribuzione di lavori umilianti o che esulano dalle proprie competenze professionali;
  • sabotaggi;
  • offese.

La lista potrebbe continuare, ma ti dà comunque l’idea di ciò che si è costretti a subire. Tuttavia, affinché tali condotte possano configurare il mobbing strategico sono necessari alcuni parametri:

  • ambiente lavorativo: in parole povere, le condotte persecutorie devono verificarsi sul luogo di lavoro; 
  • sistematicità: significa che le vessazioni devono essere continue, cioè ripetute nel tempo da almeno sei mesi;
  • danno: è necessario che il lavoratore, a causa di simili comportamenti, subisca una lesione alla salute o alla personalità (depressione, attacchi di panico, insonnia, tachicardia, ecc.);
  • nesso eziologico: il danno psicofisico deve essere una diretta conseguenza delle vessazioni subite;
  • intento vessatorio: la volontà del mobber di danneggiare la vittima.

Mobbing strategico: come tutelarsi?

Se ritieni di essere vittima di una politica aziendale illegale, quale è il mobbing strategico, allora sappi che puoi agire:

  • sul fronte penale: presentando una denuncia-querela alle autorità competenti, sempre che le vessazioni abbiano dato luogo a dei reati (ad esempio, se hai subito minacce, maltrattamenti, calunnia, diffamazione, ecc.); 
  • sul fronte civile: presentando un ricorso alla sezione lavoro del tribunale territorialmente competente perché il datore di lavoro ha violato l’obbligo di tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei suoi dipendenti [1].

In entrambi i casi, è necessario raccogliere le prove per dimostrare sia le vessazioni sia i danni subiti. Ad esempio, puoi chiedere ai colleghi di testimoniare in tuo favore, annotare gli sms o i messaggi, conservare i referti medici, ecc. Ma quale tipo di danno può essere risarcito? Vediamoli insieme:

  • danno patrimoniale: inteso come danno emergente (cioè la diminuzione del patrimonio del danneggiato per aver sostenuto, ad esempio, delle spese mediche) e lucro cessante (ossia il mancato guadagno in virtù della perdita del lavoro);
  • danno morale: cioè lo stato d’animo patito dalla vittima. Tale tipo di danno è risarcito solo qualora venga riconosciuta la responsabilità penale del mobber;
  • danno biologico: inteso come lesione dell’integrità psicofisica della persona;
  • danno esistenziale: inteso come peggioramento della qualità della vita del soggetto.

A pagare il risarcimento del danno da mobbing strategico sarà l’Inail. Infatti, la tutela assicurativa dell’ente previdenziale copre ogni forma di tecnopatia, fisica o psichica conseguenza dell’attività lavorativa. Successivamente, l’Inail agirà nei confronti dell’azienda dichiarata colpevole.


note

[1] Art. 2087 cod. civ.


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