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Separazione: c’è addebito se le famiglie interferiscono?

17 Luglio 2020
Separazione: c’è addebito se le famiglie interferiscono?

Un noto adagio dice «tra moglie e marito non mettere il dito». Se succede, però, e se le interferenze vengono da chi è molto vicino agli sposi, difficile possa essere colpa di un coniuge in particolare…

Il matrimonio non decolla. Capita e anche molto spesso. I motivi possono essere i più diversi. A volte non c’è una colpa, tant’è che si decide di comune accordo di rompere le promesse: il sentimento è finito e non c’è più nient’altro da fare che prenderne atto. Altre volte è diverso: la colpa c’è eccome. Si parla, a questo proposito, di separazione con addebito, che consiste nel riconoscimento da parte di un giudice della colpa della fine del rapporto, in capo a uno dei due ex coniugi.

Ma quali sono i presupposti per riconoscere l’addebito? E quand’è, invece, che l’addebito non è imputabile a nessuno dei due? Un’ipotesi piuttosto curiosa prevede, per esempio, che se le famiglie di entrambi interferiscono troppo nella vita di coppia al punto da rendere intollerabile fin dall’inizio la convivenza, l’addebito non ci sia. Ma analizziamo insieme la questione più in dettaglio.

Tipi di separazione

Prima di tutto, una postilla per spiegare meglio quanto detto. Ci sono molti modi anche per separarsi, non solo molte ragioni per voltare pagina. Si parla, per esempio, di separazione di fatto e separazione legale. La prima è quella in cui i due coniugi decidono di vivere separati ma senza l’intervento di un giudice: naturalmente non ha valore legale, di conseguenza non avrà valore neanche ai fini della tempistica per ottenere, in futuro, il divorzio. Per questo, infatti, occorre che siano passati sei mesi dalla sentenza di separazione consensuale e un anno da quella giudiziale.

La separazione di fatto ovviamente non dà neanche diritto al mantenimento, diversamente dal secondo tipo di separazione che abbiamo menzionato, cioè quella legale, che invece implica un riconoscimento ufficiale della rottura e può essere a sua volta consensuale o giudiziale. Mentre quella consensuale avviene di comune accordo tra i coniugi e viene poi ratificata da un giudice o dal sindaco, quella giudiziale consiste in una causa per decidere ogni aspetto: mantenimento, assegnazione della casa, visite ai figli, divisione dei beni. Ed è in tal caso che si valuta anche se uno dei due ha provocato la fine del matrimonio: l’addebito, in sostanza.

Quando non c’è addebito 

Abbiamo già detto che non è sempre colpa di qualcuno se c’è un addio. Partiamo proprio dall’enunciazione dei casi in cui non si può contestare l’addebito a nessuno. Questo perché oggi una sentenza della Corte d’Appello di Messina [1] ci ricorda proprio uno di questi motivi di non colpevolezza e cioè le interferenze pesanti delle famiglie. Se, infatti, un vecchio adagio dice che tra moglie e marito non bisogna mettere il dito, è pur vero che nella realtà questo succede.

In questo caso, secondo i giudici siciliani, attenutisi a pronunce precedenti, l’eccessiva invadenza delle famiglie e l’immaturità dimostrata dai coniugi non possono far scattare l’addebito della separazione. Tecnicamente, infatti, non c’è nessuno che abbia spezzato l’idillio degli sposi, perché non c’era nessun idillio. Mancava totalmente l’affectio coniugalis, cioè quella comunanza di vita e di interessi che porta gli sposi a sentirsi l’uno parte dell’esistenza dell’altro. È un requisito fondamentale: la Cassazione ribadisce da tempo che, se manca questo presupposto e i coniugi conducono una vita autonoma all’interno della coppia, non può esserci addebito [2]. In tal caso, un po’ l’immaturità dei due, un po’ la presenza ingombrante e ricorrente dei genitori, hanno determinato una specie di crisi perenne, impedendo che tra marito e moglie scattasse davvero una sincera intenzione di condividere la vita.

Niente addebito neanche quando, pur ricorrendo uno dei motivi classici (che vedremo nel prossimo paragrafo) per cui incolpare un coniuge, la coppia era in crisi già da tempo per altre ragioni. Qualche esempio pratico: la moglie tradisce il marito perché lui la picchia; la moglie va via di casa perché il marito la maltratta; la moglie ha una relazione con un altro in una chat perché i due ormai non hanno più contatti e relazioni, né rapporti fisici o litigano spesso e hanno deciso di separarsi. Per contestare l’addebito, la condotta colpevole dev’essere la causa della rottura del matrimonio e non la conseguenza di un addio che era già nell’aria.

Quando c’è addebito

Conseguentemente a quanto abbiamo finora spiegato, la colpa della fine del rapporto si contesta quando uno dei due non rispetta i doveri del matrimonio, scolpiti nel Codice civile [3]. Li elenchiamo qui di seguito:

  • fedeltà;
  • assistenza materiale e morale, ossia un dovere di assistere il partner a 360 gradi, in caso per esempio di malattia o se ha bisogno di supporto psicologico, ma parliamo anche di assistenza economica, laddove per esempio uno dei coniugi non guadagni;
  • collaborazione nell’interesse della famiglia, cioè la contribuzione economica secondo le proprie possibilità; i coniugi devono, in sostanza, fare in modo che il nucleo familiare si regga in base a quello che ciascuno può fare e dare a questo legame. Questo concetto di «solidarietà» non è necessariamente ed esclusivamente di tipo monetario. Per esempio, è ricompreso in questa forma di contribuzione anche il fatto di dedicarsi ai bisogni della casa o alle esigenze dei figli;
  • coabitazione, cioè la convivenza sotto lo stesso tetto. Si tratta, quindi, di avere la stessa residenza (che, ricordiamo, diversamente dal domicilio rappresenta il luogo in cui si dimora abitualmente, mentre il domicilio è piuttosto la sede degli affari o interessi).

Violare questi doveri senza un giustificato motivo retrostante comporta l’addebito della separazione. Che può essere anche condiviso, quando il giudice ritiene i comportamenti di entrambi i coniugi abbiano fatto naufragare il matrimonio. Un esempio? Quando entrambi si sono reciprocamente e ripetutamente traditi.

Cosa comporta l’addebito

Due le conseguenze del riconoscimento dell’addebito al coniuge incolpato di aver causato la separazione: non può chiedere l’assegno di mantenimento, né diventare erede dell’ex al momento della sua morte.

Eccezionalmente, la separazione con addebito può portare anche a un risarcimento del danno, laddove la condotta incriminata violi uno dei diritti costituzionali. Così, ad esempio, nel caso di infedeltà con grave diffamazione, perché compiuta in pubblico o di percosse con danni fisici.


note

[1] Sentenza 324/20 della Corte d’appello di Messina, I sez. civile;

[2] Cass. sez. I civile n. 9074/2011;

[3] Art. 143 c.c..


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