Diritto e Fisco | Articoli

Dimissioni durante cassa integrazione

28 Settembre 2020
Dimissioni durante cassa integrazione

In base al principio di libertà negoziale anche nel rapporto di lavoro le parti possono decidere di recedere dal contratto.

Sei in cassa integrazione? Hai trovato un nuovo lavoro? Vuoi rassegnare le dimissioni? Ti chiedi se devi rispettare il periodo di preavviso contrattuale? Nell’ambito di un rapporto di lavoro, il lavoratore può sempre decidere di rassegnare le dimissioni, ad esempio perché ha trovato un nuovo impiego, oppure perché vuole semplicemente prendersi un periodo di pausa dal lavoro.

Ma cosa succede in caso di dimissioni durante cassa integrazione? Valgono le regole ordinarie o ci sono delle regole specifiche per l’esercizio delle dimissioni del dipendente? Come vedremo, non ci sono regole espresse che disciplinano le dimissioni durante la cassa integrazione. Tuttavia, l’applicazione dei principi generali del diritto può portare ad escludere la necessità di rispettare il periodo di preavviso di dimissioni.

Cosa sono le dimissioni del dipendente?

Nel linguaggio dei contratti, siamo abituati a sentire parlare di facoltà di recesso dal contratto. Recedere dal contratto significa comunicare alla controparte contrattuale la propria volontà di sganciarsi dal vincolo negoziale e porre fine al contratto stesso.

La regola generale, nel nostro ordinamento, è la libertà negoziale. Da questa regola deriva la libertà di sottoscrivere un contratto e di uscirne quando non si ha più interesse nel portarlo avanti. Nell’ambito dei rapporti di lavoro, l’esercizio della facoltà di recesso da parte delle parti assume una denominazione diversa.

Con il termine licenziamento si indica il recesso del datore di lavoro dal rapporto di lavoro.

Con il termine dimissioni si indica, invece, il recesso del lavoratore dal contratto di lavoro.

Sul piano giuridico, le dimissioni sono un atto unilaterale recettizio, ossia, un atto con cui viene espressa una volontà, che è quella di uscire dal rapporto di lavoro, e che si perfeziona con la sua conoscenza da parte del destinatario, vale a dire, del datore di lavoro.

Il lavoratore è libero di dimettersi?

Come abbiamo detto, la regola generale in ambito contrattuale è la libertà negoziale delle parti. Il lavoratore è dunque libero di dimettersi dal rapporto di lavoro per scelta volontaria. In alcuni casi, tuttavia, lo stesso lavoratore può aver espresso il proprio consenso alla previsione di vincoli che impediscono la libertà di dimettersi. È il caso del rapporto di lavoro a termine: in questo caso le parti hanno previsto un termine finale raggiunto il quale il contratto verrà sciolto automaticamente.

Essendosi impegnati ad eseguire il contratto fino allo spirare del termine, le parti non possono recedere prima del termine finale, pena il rischio di dover risarcire il danno all’altra parte contrattuale. A questa regola fa eccezione il caso delle dimissioni per giusta causa [1], ossia, dimissioni indotte da un gravissimo comportamento del datore di lavoro che non consente al lavoratore la prosecuzione nemmeno provvisoria del rapporto. In altri casi, la libertà del lavoratore di dimettersi è vincolata dalla sottoscrizione di un patto di stabilità. Con questo patto le parti si impegnano a non recedere dal contratto di lavoro per un certo periodo di tempo.

Tolte queste due eccezioni, il lavoratore è in generale sempre libero di dimettersi ma deve rispettare una serie di obblighi.

Che cos’è il preavviso di dimissioni?

Il principale obbligo che deve rispettare il lavoratore che vuole dimettersi è il periodo di preavviso di dimissioni. Si tratta di un obbligo previsto direttamente dalla legge [2] che ha la funzione di dare al datore di lavoro la possibilità di prepararsi all’uscita del dipendente e riorganizzare le attività che erano state assegnate a quel lavoratore. Per questo, le dimissioni non si possono esercitare dall’oggi al domani, con effetto immediato.

È, invece, necessario rispettare il periodo di preavviso di dimissioni. La legge si limita a prevedere questo dovere ma rimette ai contratti collettivi di lavoro la determinazione del periodo di preavviso.

Solitamente, i Ccnl prevedono diversi periodi di preavviso a seconda di:

  • categoria legale del lavoratore;
  • inquadramento del lavoratore nella scala di classificazione del personale prevista dal Ccnl;
  • anzianità di servizio del dipendente.

Prima di dimettersi, dunque, il lavoratore deve consultare il Ccnl applicato al proprio rapporto di lavoro e verificare quanto dura il periodo di preavviso di dimissioni che egli deve rispettare.

Se, infatti, il lavoratore non rispetta il preavviso contrattuale, sarà tenuto ad erogare al datore di lavoro l’indennità sostitutiva del preavviso, vale a dire, un importo pari alla retribuzione spettante al lavoratore durante il periodo di preavviso contrattuale.

Nella gran parte dei casi, il datore di lavoro trattiene tale importo direttamente in busta paga, dalle competenze finali che devono essere erogate al lavoratore in occasione della cessazione del rapporto di lavoro.

L’unica ipotesi in cui il lavoratore non deve rispettare il periodo di preavviso di dimissioni è il caso delle dimissioni per giusta causa. In questo caso, come abbiamo già accennato, il lavoratore è di fatto costretto a dimettersi perché il datore di lavoro ha posto in essere una condotta molto grave, che configura un grave inadempimento rispetto agli obblighi che derivano dal contratto di lavoro, che non consente al lavoratore la prosecuzione nemmeno provvisoria del rapporto di lavoro. In questo caso le dimissioni possono essere rassegnate in tronco, con effetto immediato.

Tuttavia, se il datore di lavoro non riconosce che, nel caso di specie, si sia realmente verificata una ipotesi di giusta causa di dimissioni, egli potrà contestare al lavoratore il mancato rispetto del periodo di preavviso di dimissioni previsto dal Ccnl e potrà, dunque, trattenere l’indennità di mancato preavviso dalle spettanze finali. In questi casi, non resta che rivolgersi ad un avvocato e, se necessario, intraprendere una causa di fronte al giudice del lavoro che sarà chiamato ad accertare se, nel caso specifico, c’è stata o meno giusta causa di dimissioni, regolando di conseguenza i rapporti dare/avere tra le parti.

Un’ulteriore ipotesi in cui il lavoratore dimissionario non deve rispettare il preavviso di dimissioni è la cosiddetta dispensa dal preavviso: si tratta di un accordo tra azienda e dipendente in virtù del quale il datore di lavoro autorizza il lavoratore a dimettersi senza rispettare il preavviso e rinunciando a trattenere la relativa indennità sostitutiva.

Quanto dura il preavviso di dimissioni?

Come abbiamo detto, la quantificazione del preavviso di dimissioni è rimessa dalla legge alla contrattazione collettiva. Non esiste, dunque, una regola generale.

Possiamo, tuttavia, riportare un esempio che si riferisce ad uno dei più diffusi Ccnl di settore.

Il Ccnl Industria Metalmeccanica prevede che il rapporto di lavoro a tempo indeterminato non può essere risolto da nessuna delle due parti senza un preavviso i cui termini sono stabiliti come segue a seconda dell’anzianità e della categoria professionale cui appartiene il lavoratore.

Fino a 5 anni di servizio:

  • 6a e 7a categoria professionale: 2 mesi;
  • 4a e 5a categoria professionale: 1 mese e 15 giorni;
  • 2a e 3a categoria professionale: 10 giorni;
  • 1a categoria professionale: 7 giorni.

Oltre 5 e fino a 10 anni di servizio:

  • 6a e 7a categoria professionale: 3 mesi;
  • 4a e 5a categoria professionale: 2 mesi;
  • 2a e 3a categoria professionale: 20 giorni;
  • 1a categoria professionale: 15 giorni.

Oltre i 10 anni di servizio:

  • 6a e 7a categoria professionale: 4 mesi;
  • 4a e 5a categoria professionale: 2 mesi e 15 giorni;
  • 2a e 3a categoria professionale: 1 mese;
  • 1a categoria professionale: 20 giorni.

Il Ccnl precisa che i termini di disdetta decorrono dal giorno del ricevimento dell’atto di dimissioni o di licenziamento e il periodo di preavviso si calcola dal giorno successivo. In linea con le regole generali, si prevede che la parte che risolve il rapporto senza l’osservanza dei predetti termini di preavviso deve corrispondere all’altra un’indennità pari all’importo della retribuzione per il periodo di mancato preavviso.

Dimissioni durante cassa integrazione

La cassa integrazione è un ammortizzatore sociale che può essere richiesto dall’imprenditore allo Stato quando si verifica una necessità di riduzione e o sospensione temporanea dell’attività lavorativa dei dipendenti.

Attraverso la cassa integrazione, il datore di lavoro può sospendere a zero ore o ridurre l’orario di lavoro dei dipendenti ai quali verrà erogato dallo Stato un trattamento economico salariale integrativo volto a coprire, almeno in parte, la retribuzione persa a causa della riduzione o sospensione dell’orario lavorativo. Si tratta di un ammortizzatore sociale molto diffuso soprattutto nei periodi di crisi economica.

Ma che cosa succede se il lavoratore vuole dimettersi dal proprio posto di lavoro durante il periodo di cassa integrazione? Il lavoratore deve rispettare in ogni caso il periodo di preavviso contrattuale di dimissioni? A questa domanda non è possibile dare una risposta certa. Non esistono, infatti, delle norme di legge che prevedono un’espressa esclusione del preavviso di dimissioni quando il rapporto di lavoro del lavoratore è sospeso in cassa integrazione.

È, tuttavia, evidente che, quantomeno in quei casi in cui il lavoratore viene sospeso a zero ore, i presupposti per cui viene previsto il preavviso non sussistono.

Il preavviso di dimissioni serve al datore di lavoro ad organizzare l’uscita del lavoratore dall’azienda. Nel caso della cassa integrazione con sospensione a zero ore del lavoratore, tuttavia, il lavoratore non è materialmente presente in azienda e la finalità del preavviso non si pone.

Ci sono state delle pronunce [3] dei giudici che hanno avvalorato questa teoria, escludendo che il lavoratore in cassa integrazione debba rispettare il periodo di preavviso in caso di dimissioni.

Tuttavia, è bene ricordare che non vi sono certezze sul punto.


note

[1] Art. 2119 cod. civ.

[2] Art. 2118 cod. civ.

[3] Pretore Firenze 11.03.1988.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

3 Commenti

  1. Buongiorno, se ogni venerdì sono in cassa integrazione TIS (ho un ind con agenzia), ho l’obbligo di preavviso(canonici 20 gg), qualora arrivasse un’altra offerta di lavoro e volessi cambiare, anche se lavoro i restanti 4 giorni? Grazie mille.

  2. Salve,
    in 31 marzo 2021 mi sono dimesso, in quanto ero in cassa integrazione a zero ore dal 3 ottobre 2020, io ho impostato le mie dimissioni come giusta causa.
    Siccome non dovevo dare preavviso ho dato le miei dimissioni.
    La mia domanda è : posso considerare giusta causa le mie dimissioni , dato che il datore di lavoro ha rinnovato la cassa integrazione e mi ha fatto capire che ero di troppo a prescindere

  3. salve.vorrei sottoporvi il mio caso.
    Contratto a tempo indeterminato part time di 15 ore settimanali,assunzione in data 18/04/19,settore commercio,con qualifica di aiuto commessa, in cassa integrazione covid a 0 ore dal 01/04/20,posso dimettermi volontariamente senza obbligo di preavviso?
    vi ringrazio in anticipo per la risposta.

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube