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Stato di emergenza: la proroga potrebbe non esserci

18 Luglio 2020 | Autore:
Stato di emergenza: la proroga potrebbe non esserci

Il ministro Speranza al lavoro su una via alternativa: i decreti legge e le ordinanze che garantiscono pieni poteri. Si decide al ritorno di Conte da Bruxelles.

La tanto discussa proroga dello stato di emergenza per coronavirus fino al 31 ottobre (più breve di quella fino a fine anno ipotizzata all’inizio dal premier Giuseppe Conte) potrebbe non esserci. In queste ore, il ministro della Salute, Roberto Speranza, sta valutando una strada alternativa per evitare una misura che ha fatto imbufalire l’opposizione e che ha creato qualche contrasto all’interno della maggioranza di Governo. Nei prossimi giorni, dopo il rientro di Conte dal Consiglio europeo in corso a Bruxelles, si prenderà una decisione. Ma c’è già un «piano B».

Va ricordato, innanzitutto, che lo stato di emergenza serve a prendere delle decisioni in tempi immediati. Gli ormai famosi Dpcm firmati e annunciati in prima serata tv dal presidente del Consiglio nella fase più critica dell’emergenza, ci hanno fatto capire come funziona il meccanismo: si prende una decisione, come l’obbligo dell’uso delle mascherine o del rispetto delle distanze, la chiusura delle attività, l’acquisto con corsia preferenziale di dispositivi di sicurezza, ecc., e le misure entrano immediatamente in vigore, senza dover passare dal Parlamento. Si evitano, quindi, delle perdite di tempo per l’adozione di provvedimenti urgenti e straordinari.

Questi «poteri speciali», oltre che dallo stato di emergenza, possono però arrivare anche dai decreti legge o dalle ordinanze del ministero della Salute. I primi, ad esempio, potrebbero mantenere a Domenico Arcuri il ruolo di commissario per l’emergenza, così come garantire le corsie preferenziali per gli acquisti di materiale necessario a combattere il virus o il ricorso allo smart working senza il bisogno di un accordo individuale con il lavoratore. Con le ordinanze ministeriali, invece, si potrebbero prendere altre misure a tutela della salute e di contrasto alla diffusione del virus. È il caso del recente provvedimento firmato da Speranza che vieta l’ingresso in Italia ai cittadini provenienti dai 13 Paesi inclusi nella black list.

In altre parole: è possibile mantenere i poteri speciali senza la proroga dello stato di emergenza, poco giustificabile ora che i dati sulla pandemia in Italia non sono, fortunatamente, quelli della primavera scorsa. Speranza, comunque, è orientato verso la linea dell’estrema prudenza, quindi l’idea della proroga non è del tutto scartata. Anche perché, nonostante – come appena detto – l’incidenza del coronavirus nel nostro Paese non sia quella di marzo o aprile, preoccupano i focolai (109 quelli nuovi, 655 quelli ancora attivi), che hanno fatto diventare un’utopia l’idea di arrivare al traguardo dei «contagi zero». La media dell’indice Rt (quello che rappresenta la velocità dei contagi) ha superato in Italia quota 1. Ed in altri Paesi molto vicini al nostro – vedi, ad esempio la Spagna – la situazione peggiora di giorno in giorno.

Non più tardi di ieri, Speranza aveva detto di non poter escludere la possibilità di un nuovo lockdown. Magari non generalizzato come quello della primavera, magari solo in alcune zone. «Misure dure ma indispensabili – ha ammesso il ministro – perché non possiamo permetterci di vanificare i sacrifici che abbiamo fatto finora».



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