Tasse: i commercialisti verso lo sciopero

18 Luglio 2020 | Autore:
Tasse: i commercialisti verso lo sciopero

Le organizzazioni rappresentative della categoria protestano contro il mancato rinvio al 30 settembre delle scadenze fiscali: versamenti confermati al 20 luglio.

Niente proroga dei versamenti fiscali: il Governo ha confermato la scadenza già fissata alla data di lunedì 20 luglio per i pagamenti sulle dichiarazioni dei redditi (saldo 2019 e acconto 2020) e dell’Irap ed ora i commercialisti annunciano iniziative di protesta, fino allo sciopero della categoria.

In un comunicato congiunto del Consiglio nazionale e di tutte le sigle sindacali interessate (Adc, Aidc, Anc, Andoc, Fiddoc, Sic, Unagraco, Ungdec, Unico) i commercialisti giudicano «incomprensibile» il no, che sembra ormai definitivo, del Governo al rinvio al 30 settembre di questi adempimenti.

Una proroga chiesta ripetutamente in questi giorni dagli stessi esercenti, soprattutto le imprese e i professionisti soggetti agli Isa (le pagelle fiscali, ex studi di settore) ed i forfettari, ma che ha trovato sordo il ministro dell’Economia e Finanze, Roberto Gualtieri, già alle prese con la “manovrina” di agosto. Entro fine luglio il Mef dovrà tappare il buco di ulteriori 20 miliardi necessari per coprire le nuove misure, dopo i 25 miliardi del decreto Cura Italia e i 55 del decreto Rilancio: verranno finanziati in deficit sarà necessario votare un nuovo scostamento di bilancio.

Far slittare di altri due mesi i versamenti, che riguardano circa 4,5 milioni di partite Iva, sarebbe costato circa 8,5 miliardi: un flusso di cassa che lo Stato in questo periodo non vuole perdere, considerato il calo delle entrate tributarie nei primi mesi dell’anno per le sospensioni concesse durante l’emergenza Coronavirus; tant’è che non è passata neanche la proposta di una riprogrammazione a rate mensili delle imposte sospese.

Così di fronte al rischio dell’ingorgo fiscale i commercialisti reagiscono con un duro comunicato, riportato dall’agenzia stampa Adnkronos, in cui ventilano l’ipotesi estrema dello sciopero: «non era l’esito al quale volevamo arrivare – si legge nella nota -, ma a questo punto diventa per noi inevitabile valutare concrete azioni di protesta della categoria, tra le quali non escludiamo lo sciopero: una reazione inevitabile davanti al consueto muro di gomma eretto dall’esecutivo nei confronti dei commercialisti italiani, delle loro richieste, del loro senso di responsabilità messo quotidianamente al servizio del Paese».

Quanto ai contribuenti chiamati alla cassa entro il 20 luglio, i commercialisti pensano che «il Governo si stia esponendo a una magra figura, perché, tanti meno saranno i contribuenti che autonomamente sceglieranno di non versare il 20 luglio o il 20 agosto con maggiorazione dello 0,4%, tanto più sarà inevitabile per il governo fare marcia indietro e riaprire i termini di versamento senza sanzioni fino al 30 settembre, come già avrebbe dovuto fare».

I commercialisti sottolineano come assistano la gran parte delle imprese italiane, «forse più di chiunque altro abbiamo il polso della situazione reale in cui versano. Non consentire con il rinvio dei versamenti una boccata d’ossigeno a realtà in gravissima crisi di liquidità può tramutarsi in una scelta dissennata, che rischia di tagliare le gambe a chi sta faticosamente tentando di rimettersi in piedi, rendendo concreto l’allarme per un’emergenza sociale che in autunno potrebbe assumere aspetti preoccupanti».

Lanciano anche una stoccata alle (mancate) decisioni del Governo quando affermano: «siamo consapevoli delle enormi difficoltà di bilancio che l’esecutivo si trova a gestire e del difficile contesto europeo e internazionale con cui sta facendo i conti anche in queste ore. Ma ci sembra davvero paradossale che non si sia trovato il modo, in un periodo di eccezionale emergenza come quello attuale e nell’ambito di manovre che hanno impegnato oltre 80 miliardi di euro in pochi mesi, di garantire la cassa sufficiente per disporre una proroga dei versamenti analoga a quella concessa lo scorso anno, per dare maggior respiro ai contribuenti in affanno».

Poi, quanto alla mole di lavoro che i propri studi dovranno svolgere, rimarcano come «in questi ultimi giorni abbiamo più volte reiterato il nostro accorato appello per una proroga dei versamenti relativi alle dichiarazioni dei redditi e dell’Irap 2020, in scadenza il 20 luglio. Una richiesta di assoluto buonsenso. Gli adempimenti straordinari legati alla emergenza Coronavirus e le limitazioni lavorative per dipendenti e collaboratori degli studi professionali derivanti dalle misure anti-contagio hanno sottratto il tempo necessario per la predisposizione delle dichiarazioni e per determinare gli importi dei versamenti del 20 luglio. I nostri studi sono pertanto in una situazione di grande difficoltà che è colpevole ignorare e che si somma alle gigantesche difficoltà economiche che sta vivendo il Paese».



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