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Danni risarcibili: quali i principali

19 Luglio 2020
Danni risarcibili: quali i principali

Tutte le norme sul risarcimento dei danni e sulla differenza tra danno patrimoniale, morale, biologico, esistenziale.

«Chi rompe paga». Lo dice un adagio popolare, lo ripete anche il diritto. Chi fa male a qualcuno o gli rompe un oggetto, chi ne offende la reputazione o gli impedisce di vivere i modo sereno e pacifico deve risarcire le conseguenze del proprio comportamento. 

Per il diritto non importa, peraltro, che il danno derivi da un comportamento posto in malafede o per semplice distrazione; a volte, bisogna risarcire anche i danni per i quali l’autore non ha alcuna volontà o colpa (si pensi al morso di un cane). 

Per quanto facile sarebbe dire «Chi compie un danno deve risarcirlo», il nostro Codice civile ha affidato questo concetto a svariate norme per modulare la responsabilità del colpevole e, soprattutto, l’onere della prova del danneggiato. Perché se in alcuni casi il risarcimento è una conseguenza pressoché immediata e automatica di un determinato evento (si pensi a un albero comunale che cade su un’auto), in altri invece il danneggiato deve dimostrare che c’è stato quantomeno un elemento di colpevolezza in capo al danneggiante (si pensi a una buca stradale su cui cade la ruota di una macchina).

Di tanto parleremo a breve. Dopo aver spiegato, appunto, come viene regolata la responsabilità nel nostro ordinamento, ci soffermeremo in particolare su quali sono i principali danni risarcibili. Già, perché a fronte di tanti eventi dannosi, le conseguenze negative possono essere di diverso tipo. Ci sono, ad esempio, i danni a beni materiali che ne comportano la distruzione o il deprezzamento (un vaso, il vetro di una finestra, un’automobile), i danni alla ricchezza di una persona (un licenziamento ingiusto, l’incendio di un negozio, ecc.) e, infine, i danni a beni immateriali come l’onore, la reputazione, l’unità familiare, la salute, ecc.

Ma procediamo con ordine.

Come funziona il risarcimento di un danno?

Partiamo dalla norma base: l’articolo 2043 del Codice civile. È una norma molto chiara e semplice, comprensibile anche da chi non è un esperto di legge. La disposizione recita nel seguente modo: «Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno». 

Differenza tra dolo e colpa

A questo punto, dovremmo spiegare la differenza che c’è tra dolo e colpa. È davvero molto facile. C’è dolo quando una persona agisce in malafede, ossia con la consapevolezza di ciò che sta facendo e con la precisa intenzione di procurare un determinato effetto. Ad esempio, chi va veloce con l’auto allo scopo di investire un pedone sta commettendo un reato doloso.

La colpa, invece, si verifica quando un fatto non viene cagionato intenzionalmente, ma si verifica a causa di negligenza, imprudenza o imperizia ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline. In pratica, nella colpa c’è la consapevolezza di agire in un determinato modo ma non si vogliono gli effetti negativi di tale condotta. Si pensi a una persona che va veloce in auto e, per sbaglio, investe un passante. Come nell’esempio precedente, siamo in presenza di un soggetto che agisce con consapevolezza, sa che sta andando veloce, ma qui, a differenza del primo esempio, lo scopo che muove l’autista non è ferire il pedone ma arrivare prima all’appuntamento.

Risarcimento del danno doloso o colposo

Se, ai fini della commissione di un eventuale reato, l’esistenza del dolo o della colpa è assai importante, in quanto i reati dolosi subiscono una pena molto superiore, ai fini del risarcimento invece questa distinzione non conta: ciò che rileva è infatti che vi sia stato un danno e l’ammontare dello stesso. Il risarcimento mira a riparare il danno medesimo, a ripristinare laddove possibile la situazione anteriore, a prescindere dalla circostanza che l’evento sia stato voluto o meno.

Immaginiamo una persona che esca di casa col cane senza museruola. Il cane azzanna un passante. Sicché, il padrone viene processato penalmente per il reato di lesioni e viene poi condannato a risarcire i danni fisici patiti dal danneggiato. Per quanto riguarda l’aspetto penale, la condanna sarà certamente più lieve di quella che sarebbe stata inflitta a chi avesse volutamente aizzato il proprio animale per ferire la vittima. Per quanto invece riguarda l’elemento civile del risarcimento, questo dipende solo dalla gravità del danno, ossia dalle ferite riportate e dalle conseguenze che, da queste, sono derivate al danneggiato. 

Accanto a questa previsione di carattere generale, che obbliga il risarcimento tutte le volte in cui il danno è conseguenza di una condotta dolosa o colposa, esistono altre norme che regolano il risarcimento del danno in modo ancora più severo. In alcuni casi, la legge prevede la cosiddetta responsabilità oggettiva, che prescinde dal dolo o dalla colpa. Si pensi al risarcimento che la scuola deve versare ai bambini che, durante le lezioni, si fanno male o proprio al caso del padrone dell’animale lasciato libero, benché mansueto.

Anche nel caso delle responsabilità oggettive, tuttavia, la legge prevede la cosiddetta prova liberatoria, ossia la possibilità di evitare una condanna dimostrando di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno. 

Ecco, qui di seguito, le principali norme dettate dal nostro Codice civile, in materia di risarcimento del danno:

  • danno cagionato dall’incapace: «In caso di danno cagionato da persona incapace di intendere o di volere, il risarcimento è dovuto da chi è tenuto alla sorveglianza dell’incapace, salvo che provi di non aver potuto impedire il fatto (…)»;
  • responsabilità dei genitori, dei tutori, dei precettori e dei maestri d’arte: «Il padre e la madre, o il tutore, sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati o delle persone soggette alla tutela, che abitano con essi (…). I precettori e coloro che insegnano un mestiere o un’arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza. Le persone indicate dai commi precedenti sono liberate dalla responsabilità soltanto se provano di non aver potuto impedire il fatto»;
  • responsabilità dei padroni e dei committenti: «I padroni e i committenti sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi nell’esercizio delle incombenze a cui sono adibiti»;
  • responsabilità per l’esercizio di attività pericolose: «Chiunque cagiona danno ad altri nello svolgimento di un’attività pericolosa, per sua natura o per la natura dei mezzi adoperati, è tenuto al risarcimento, se non prova di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno»;
  • danno cagionato da cosa in custodia: «Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito»;
  • danno cagionato da animali: «Il proprietario di un animale o chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso, è responsabile dei danni cagionati dall’animale, sia che fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito»;
  • rovina di edificio: «Il proprietario di un edificio o di altra costruzione è responsabile dei danni cagionati dalla loro rovina, salvo che provi che questa non è dovuta a difetto di manutenzione o a vizio di costruzione»;
  • circolazione di veicoli: «Il conducente di un veicolo senza guida di rotaie è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione del veicolo, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno. Nel caso di scontro tra veicoli si presume, fino a prova contraria, che ciascuno dei conducenti abbia concorso ugualmente a produrre il danno subito dai singoli veicoli».

Come visto, ogni norma pone una prova più o meno rigorosa, in capo al danneggiante, per evitare di dover risarcire il danno.

Quando non si deve mai risarcire il danno

L’articolo 2044 del Codice civile stabilisce che non è responsabile chi cagiona il danno per difendersi a sua volta da un altro danno. È la cosiddetta legittima difesa. Così, ad esempio, se una persona che guida si trova a dover schivare un’auto che invade la propria carreggiata e, per questo, va a sbattere contro il cancello di un’abitazione privata, non è responsabile del danno procurato.

Lo stesso dicasi per chi agisce in stato di necessità. L’articolo 2045 del Codice civile prevede che quando chi ha compiuto il fatto dannoso vi è stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, e il pericolo non è stato da lui volontariamente causato né era altrimenti evitabile, al danneggiato è dovuta un’indennità, la cui misura è rimessa all’equo giudizio. 

Quali danni sono risarcibili

Ogni danno che è conseguenza dell’azione illecita – volontaria o meno – deve essere risarcito.

Gli studiosi del diritto sono soliti distinguere i danni in due categorie:

  • i danni patrimoniali: sono quelli che comportano una diminuzione nel patrimonio del danneggiato (si pensi alla distruzione di un oggetto);
  • i danni non patrimoniali: sono quelli che comportano un danno di natura diversa, come quelli alla salute, alla reputazione. Questi vengono poi quantificati in termini monetari per far corrispondere, ad essi, un risarcimento in denaro.

Ognuna di queste voci ha poi delle sottovoci.

Danni patrimoniali

Come detto, i danni patrimoniali sono quelli che implicano un impoverimento del danneggiato. Questi possono essere di due tipi:

  • danni emergenti: sono le spese sostenute per riparare il danno; si pensi al meccanico per la riparazione dell’auto; al chirurgo estetico per la ricostruzione di una ferita al volto; all’imbianchino per la tinteggiatura di una parete rovinata da una conduttura condominiale rotta;
  • lucro cessante: è il reddito che il danneggiato avrebbe percepito se non ci fosse stato il danno e che, invece, proprio a causa di ciò, ha perso. Si pensi al reddito di lavoro autonomo di una persona che, a seguito di un incidente stradale, sia costretta a restare a casa per un mese; o al chirurgo che, per una frattura alla mano, non possa operare per tre settimane.

Ottenere il risarcimento del danno emergente è molto semplice: basta allegare le fatture delle spese già sostenute o far periziare l’oggetto rotto per comprendere quali potrebbero essere i costi di riparazione. Anche per i danni alle persone si agisce più o meno nelle stesso modo tenendo conto, ad esempio, dei costi di una fisioterapia.

Per ottenere il risarcimento del lucro cessante, invece, è necessario fare una valutazione ipotetica di ciò che si sarebbe potuto conseguire e che, invece, non c’è stato; il che non sempre è facile dimostrare visto che si tratta di provare un evento futuro che non si è realizzato. A volte, ci si basa su presunzioni. Altre volte, il danno viene liquidato in via equitativa.

Danni non patrimoniali

Più complesso è il tema dei danni non patrimoniali e, pertanto, tenteremo di semplificare il discorso. Questi sono quei danni che, a differenza di quelli patrimoniali, non hanno un immediato riflesso sul patrimonio ma che comunque, per essere risarciti, necessitano di una quantificazione economica.

Questi sono:

  • danno morale: è il danno per la sofferenza fisica o psicologica subita a seguito dell’evento. Si pensi al dolore per una pugnalata, all’umiliazione per essere stati traditi in pubblico dal proprio coniuge, alla vergogna conseguente a una diffamazione, ecc. La sua quantificazione è difficilmente calcolabile, sicché il giudice si basa su presunzioni o liquida l’ammontare su quanto gli appare giusto nel singolo caso (valutazione in via equitativa);
  • danno biologico: è il danno che viene arrecato al corpo, conseguenza di una invalidità temporanea o totale a seguito dell’illecito. Il classico esempio è il tempo di convalescenza a seguito di un incidente stradale che obbliga il danneggiato a restare a letto, a portare le stampelle o a vivere per sempre con una riduzione delle capacità fisiche. Viene quantificato sulla base di una relazione medico-legale che, ad ogni lesione, assegna una percentuale di invalidità; per ciascuna percentuale corrisponde un valore di risarcimento calcolato in base ad alcune tabelle elaborate da alcuni tribunali (le più importanti sono le tabelle del tribunale di Milano e di Roma). Il risarcimento è tanto più elevato quanto più giovane è l’età dell’infortunato;
  • danno esistenziale: è il danno alla vita di relazione che consegue a un illecito. Si pensi al fatto di dover vivere per sempre con un volto sfregiato o con l’impossibilità ad avere figli, ecc.

Per quanto riguarda il risarcimento del danno morale, proprio per via della difficile quantificazione e del fatto che la sofferenza può sussistere per qualsiasi evento, anche un taglio di capelli sbagliato, la giurisprudenza della Cassazione ha fatto un’importante precisazione volta a limitare le maglie di tale risarcimento: esso spetta solo nel caso di comportamenti che costituiscono reato oppure per quelli che violano diritti costituzionali.



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