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Auto con fermo amministrativo può essere pignorata?

19 Luglio 2020
Auto con fermo amministrativo può essere pignorata?

Cartella esattoriale non pagata: dopo quanto tempo si può passare dal fermo amministrativo al pignoramento dell’automobile?

Il modo più efficace che l’esattore ha per costringere i contribuenti a pagare cartelle esattoriali di basso importo è iscrivere il fermo amministrativo sull’auto di proprietà. La misura, infatti, è pressoché automatica – avvenendo tramite un’operazione telematica al Pra – e priva di costi. In più, attaccando un bene di prima necessità come il veicolo (necessario per andare a lavorare o accompagnare i figli a scuola), diventa uno strumento di pressione psicologica superiore alla stessa ipoteca sulla casa (la quale, come noto, non implica il divieto di utilizzo dell’immobile). 

Ma il fermo auto ha, almeno nelle iniziali intenzioni del legislatore, una finalità diversa rispetto alla semplice costrizione a pagare il debito: quella di impedire il deprezzamento del bene in vista del successivo pignoramento. Insomma, con le cosiddette «ganasce fiscali» si vuol evitare che il proprietario del mezzo possa danneggiare il proprio bene, onde non sacrificare l’aspettativa del creditore di venderlo all’asta in un momento successivo. Ecco perché il fermo auto viene definito non già un mezzo di «esecuzione forzata» ma una «misura cautelare». 

Chi però ha un minimo di esperienza con cartelle esattoriali e fermi amministrativi sa bene che, il più delle volte, al fermo non segue alcuna asta giudiziaria. Di qui, una serie di domande: l’auto con fermo amministrativo può essere pignorata? E, in caso affermativo, quanto tempo deve decorrere tra il fermo e il pignoramento? 

A queste domande ha fornito risposta una recente pronuncia della Cassazione [1]. Si tratta di un’ordinanza che ha il merito di chiarire le idee a chi ancora non ha capito bene la funzione del fermo auto e a quale obiettivo questo è diretto, ma sopratutto che lascia intendere cosa succede, nella pratica – al di là delle intenzioni della legge – tutte le volte in cui non si paga una cartella esattoriale.

Ecco perché, in questo breve articolo, vogliamo spiegare innanzitutto se l’auto con fermo amministrativo può essere pignorata, se cioè le due misure sono compatibili tra loro ed, eventualmente, dopo quanto tempo l’una consegue all’altra. Ma procediamo con ordine. 

A che serve il fermo auto?

Come abbiamo anticipato, il fermo auto non è un atto di pignoramento, tant’è vero che il bene resta nella proprietà del debitore. Esso è solo una misura cautelare, volta a evitarne il deprezzamento conseguente a un guasto o all’usura. Infatti, con il fermo auto, il veicolo non può più essere usato finché non si salda il dovuto, a pena di pesanti sanzioni pecuniarie.

La procedura prevede la previa notifica della cartella esattoriale, dalla quale devono decorrere almeno 60 giorni di tempo per pagare o fare ricorso. Dopodiché, l’agente per la riscossione esattoriale (ad esempio, Agenzia Entrate Riscossione) deve procedere alla notifica di un preavviso di fermo almeno 30 giorni prima di procedere materialmente al fermo medesimo. In questo lasso di tempo, il contribuente può pagare o chiedere una rateazione o dimostrare che il mezzo è strumentale all’esercizio dell’attività professionale o imprenditoriale (non rileva quindi il lavoro dipendente). Se dovesse agire in uno di questi tre modi, il fermo non può essere iscritto.

Dopo 30 giorni dal preavviso, l’esattore comunica la richiesta di iscrizione del fermo auto al Pra senza darne ulteriore notizia al contribuente che, pertanto, potrà venirne a conoscenza solo facendo una visura presso il Pra.

Anche dopo l’iscrizione del fermo è possibile pagare o chiedere la rateazione del debito. In questo secondo caso, al pagamento della prima rata, l’esattore rilascia una quietanza che, comunicata al Pra, consente di ottenere la semplice sospensione del fermo con possibilità di tornare a circolare. La definitiva cancellazione della misura avverrà solo al versamento dell’ultima rata.

Fermo auto e pignoramento

Il fermo non è quindi un atto di pignoramento ma è strumentale ad esso: serve appunto a conservare il valore del bene inalterato in vista di una successiva vendita all’asta. Tuttavia, il più delle volte, il fermo si mostra essere una misura da sé sufficiente a costringere il debitore a pagare o rateizzare il debito, tant’è che, nella prassi, ad esso non segue più alcun’altra azione esecutiva dell’esattore.

Questo non toglie che, almeno in linea teorica, dopo il fermo possa sempre avvenire il pignoramento dell’auto e la vendita all’asta, con tutte le incertezze che tale procedura implica (non tutti sono disposti infatti ad acquistare un’auto di seconda mano all’asta, a meno di occasioni particolarmente convenienti). 

Quanto tempo passa tra il fermo e il pignoramento?

Una volta chiarito che al fermo può sempre seguire il pignoramento, vediamo se esiste un tempo minimo che deve decorrere tra l’una e l’altra misura. A riguardo, la Cassazione ha dato risposta negativa. 

Dopo che è stato disposto il fermo amministrativo del veicolo, l’Agenzia delle Entrate Riscossione – così come qualsiasi altro agente per la riscossione esattoriale – non è obbligata a procedere al pignoramento entro termini perentori. E ciò perché non esistono disposizioni di legge né regolamenti che lo prevedono. Non rileva, in senso contrario, il principio di buona fede: le ganasce fiscali, d’altronde, costituiscono proprio una misura afflittiva per indurre il debitore ad adempiere. 

E l’obiettivo del fermo amministrativo è proprio sottrarre la disponibilità del bene al debitore per spingerlo a saldare il debito con l’erario. Il contribuente, dal canto suo può sempre esperire i rimedi apprestati dall’ordinamento per far valere l’illegittimità del provvedimento di blocco, che viene iscritto nel pubblico registro dei beni mobili, in modo da sanzionare chi circola illegittimamente sul veicolo.   


note

[1] Cass. ord. n. 15349/20.


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