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Convivenza more uxorio: cos’è

29 Ottobre 2020
Convivenza more uxorio: cos’è

Conviventi di fatto: definizione, disciplina ed effetti.

Hai deciso di andare a vivere con il tuo compagno. Tua madre non è per niente d’accordo, ma tu non hai alcuna intenzione di sposarti. Anzi, vuoi essere libera di vivere una storia d’amore senza sentirti in dovere di formalizzare la vostra unione. Dopotutto, siamo nel 2020 e ci sono tante realtà diverse che la legge ha cercato di disciplinare: famiglie allargate, coppie di fatto, unioni civili, ecc. In questo articolo parleremo, in particolare, della convivenza more uxorio: cos’è e, soprattutto, quali sono i diritti dei conviventi. Come vengono disciplinati gli aspetti patrimoniali? Cosa succede in caso di separazione? Come sono tutelati i figli? La legge Cirinnà del 2016 ha disciplinato tali rapporti prevedendo la facoltà per i partner di stipulare i cosiddetti contratti di convivenza e regolare i loro rapporti patrimoniali (come, ad esempio, le spese per l’abitazione e per la famiglia, la facoltà di assistenza reciproca, ecc.).

Cerchiamo allora di approfondire l’argomento per capirne di più. Se anche tu sei in procinto di andare a convivere con il tuo fidanzato, ti consiglio di prenderti cinque minuti di tempo e proseguire nella lettura di questa breve guida.

Convivenza more uxorio: cos’è?

Quando si parla di convivenza more uxorio si indicano due persone maggiorenni (eterosessuali oppure omosessuali), legate da un rapporto affettivo e amoroso, che vivono insieme sotto lo stesso tetto come se fossero sposati. Infatti, la locuzione “more uxorio” sta a indicare una coppia che vive il rapporto alla stregua di un matrimonio.

Convivenza more uxorio: come si dimostra?

I conviventi di fatto possono dimostrare la loro convivenza con una dichiarazione all’Anagrafe del Comune nel quale risiedono. Si tratta, in buona sostanza, di un’autocertificazione in cui la coppia deve indicare:

  • l’indirizzo della propria abitazione comune;
  • il legame che la unisce.

Il Comune rilascia poi alla coppia i certificati anagrafici di residenza e lo stato di famiglia.

Quali sono i diritti dei conviventi?

Grazie alla legge Cirinnà [1], i conviventi di fatto hanno il diritto di:

  • assistere il partner in caso di ricovero e ad accedere alle informazioni sul suo stato di salute;
  • nominare il compagno convivente come tutore in caso di malattia con conseguente incapacità di intendere e di volere oppure in caso di morte. Pensa, ad esempio, alla scelta della donazione degli organi;
  • subentrare nel contratto di locazione in caso di morte dell’intestatario;
  • inserirsi nelle graduatorie di assegnazione delle case popolari;
  • partecipare all’attività di impresa ed a una parte degli utili;
  • intrattenere colloqui con il partner che si trova in carcere e di avere con lo stesso una corrispondenza telefonica ed epistolare;
  • ricevere il risarcimento in caso di morte del partner a causa di illecito di terzi;
  • ricevere dall’ex partner gli alimenti se cessa la convivenza di fatto e uno dei due è impossibilitato a provvedere al proprio sostentamento;
  • abitare la casa familiare, in caso di morte del partner proprietario, per due anni o comunque non oltre i cinque anni. Tale diritto, tuttavia, viene meno se il convivente superstite si sposa (o si unisce civilmente) oppure intraprende una nuova convivenza con un’altra persona.

Convivenza more uxorio: quali sono i diritti negati?

Ai conviventi non sono riconosciuti alcuni diritti che invece sono ancora riservati alle coppie sposate, in particolare:

  • non è previsto il mantenimento in caso di cessazione della convivenza, a meno che non ci siano figli. Come già anticipato, l’ex partner ha diritto solo agli alimenti nel caso in cui versi in stato di bisogno; 
  • non vi è l’obbligo reciproco di fedeltà. In altre parole, se l’unione fallisce a causa di un tradimento non è previsto nessun addebito di separazione a carico del partner responsabile;
  • non si ha diritto all’eredità, a meno che il convivente defunto abbia fatto testamento (sempre che la parte del superstite non leda la quota di legittima).

Convivenza more uxorio: i rapporti patrimoniali

I conviventi di fatto possono stipulare i cosiddetti contratti di convivenza per disciplinare gli aspetti patrimoniali del loro rapporto. Il contratto in questione deve essere stipulato per iscritto, con atto pubblico oppure scrittura privata autenticata da un avvocato o da un notaio.

I contratti di convivenza, per essere validi, non devono essere sottoposti né a termine né a condizione. Ad esempio, non è ammesso il contratto stipulato a condizione che la coppia non voglia figli. Inoltre, non è possibile inserire clausole o pattuizioni contrarie all’ordine pubblico o alle norme imperative. 

Entro 10 giorni dalla stipula, il professionista incaricato deve trasmettere una copia del contratto al Comune di residenza dei conviventi per l’iscrizione all’Anagrafe.

Per stipulare un contratto di convivenza sono necessari i seguenti requisiti:

  • la convivenza deve essere stabile e continuativa;
  • i conviventi devono essere legati da un rapporto amoroso, ma tra gli stessi non deve intercorrere un legame di parentela, affinità o adozione;
  • i conviventi non devono essere già sposati o uniti civilmente tra di loro o con altre persone.

Attenzione: è possibile modificare o risolvere il contratto di convivenza (ad esempio, per decesso di uno dei due contraenti) in qualsiasi momento con un successivo accordo scritto.

Per avere ulteriori informazioni sull’argomento ti suggerisco la lettura dell’articoloContratto di convivenza: cos’è e come funziona“.

Convivenza more uxorio: in presenza di figli

La legge riconosce ai figli nati nell’ambito di una convivenza more uxorio gli stessi diritti dei figli nati in costanza di matrimonio. Pertanto, in caso di separazione della coppia, in assenza di un accordo, i conviventi dovranno rivolgersi al giudice al quale toccherà stabilire l’assegno di mantenimento e l’affidamento, tenendo conto del fatto che i figli hanno il diritto di mantenere un rapporto stabile e continuativo con ciascun genitore.


note

[1] L. n. 76/2016 del 20.05.2016.


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