Arrivano i cani che fiutano il Coronavirus

19 Luglio 2020 | Autore:
Arrivano i cani che fiutano il Coronavirus

Il loro olfatto riesce a scoprire la presenza dell’infezione: le ricerche in molti Paesi sono positive e l’Austria è pronta a partire con l’impiego operativo.

Sappiamo tutti che i cani hanno un olfatto particolarmente sviluppato e sensibilissimo: adesso qualcuno ha pensato a mettere a frutto questa loro capacità per scovare chi è affetto da Coronavirus. Si tratta dell’Austria, dove il ministro della Difesa, Klaudia Tanner, ha annunciato che la sperimentazione in corso presso il centro militare per cani è riuscita. Così entro fine luglio il primo cane, di razza pastore belga, completerà l’addestramento e sarà pronto a diventare operativo per andare a caccia di Covid-19.

Lo rivela oggi il quotidiano La Stampa, che spiega come l’addestramento consiste in un tubo che contiene le molecole del Coronavirus e che sono in grado di stimolare l’olfatto del cane. L’Austria è all’avanguardia in questo tipo di progetti – «abbiamo cani che possono anche rilevare esplosivi o narcotici in base al loro odore» – afferma il ministro Tanner. E adesso si è deciso di utilizzarli per individuare le persone positive al Coronavirus.

I cani vengono addestrati in strutture militari

Se l’Austria arriva prima nell’impiego del cane anti-Covid, anche altri Paesi stanno compiendo studi analoghi: in Germania l’esercito tedesco ha “arruolato” una squadra di cani di tre razze diverse (pastori alsaziani, spaniel e retriever) e gli esperimenti condotti nel centro di addestramento militare della Bundeswehr sotto la supervisione dell’università di Hannover stanno dando esito positivo nell’80% dei casi.

Un tasso buono, ma ancora non basta. In Francia gli esperimenti puntano all’analisi del sudore: gli esperti cercano di capire se le secrezioni endocrine degli ammalati di Sars-CoV2 contengano tracce particolari e, come riporta Il Giornale, sembra di sì: i cataboliti escreti dal sudore possono rivelare la presenza della malattia e i cani riescono a fiutarli a colpo sicuro, praticamente senza commettere alcun errore. «Un risultato straordinario», afferma il medico veterinario Dominique Grandjean, capo del progetto che ha coinvolto anche i Vigili del Fuoco della Senna e della Marna.

In Finlandia, invece, si punta a insegnare ai cani riconoscere le tracce di infezione fiutando l’urina, in modo da accelerare la diagnosi precoce della malattia rispetto ai metodi tradizionali. Dagli esperimenti compiuti è risultato, infatti,  che il fiuto dei cani può anticipare di 4 o 5 giorni quella dei test sierologici. Secondo quanto riporta La Repubblica, gli esiti dei test finlandesi sono incoraggianti, poiché la sensibilità dei cani in certi casi risulta migliore dei test, senza contare la maggior velocità.

Sudore, urina o saliva: dove scovare le tracce del Covid

Negli Stati Uniti, invece, le sperimentazioni dell’Università della Pennsylvania si stanno rivolgendo all’analisi della saliva, insegnando ai cani ad annusarla per riconoscere le tracce del Covid. Quindi, i percorsi di ricerca sembrano concordare tutti sulla validità del cane e si dividono soltanto su qual è il miglior fluido corporeo da fargli odorare per scovare la presenza del virus: urina, saliva o secrezioni delle ghiandole sudorifere.

E, in Italia, a che punto siamo? Anche da noi è partito qualche progetto pilota, ma «ci vorrà ancora qualche mese: siamo in una fase di studio e identificazione dell’odore perché non conosciamo ancora qual è la sostanza volatile che il cane è in grado di riconoscere e segnalare», spiega in un’intervista a Fanpage Aldo La Spina, educatore cinofilo e direttore tecnico della onlus Medical Detection Dogs Italy. L’esperto è fiducioso, perché «un cane da laboratorio può riconoscere molecole di tutte le malattie: non c’è un limite perché, per il cane, tutte le malattie “puzzano”. Siamo noi che dobbiamo capire quando e come allenarlo su una malattia specifica».

Presto sarà possibile impiegarli negli aeroporti e alle frontiere

«L’auspicio è che i cani potranno fiutare anche gli asintomatici», prosegue l’esperto, che, quanto alle prospettive di impiego effettivo, ipotizza: «Potremo applicare questo risultato nella realtà. Certamente non si potrà chiedere a una persona scesa dall’aereo di darci un goccio di saliva per farlo annusare al cane ma il cane potrà essere in grado di annusarla al suo passaggio, proprio come avviene per i cani antidroga, segnalando la malattia dall’odore complessivo dei vestiti, dal sudore e dall’esalato. Facendo l’ipotesi di imbarchi e sbarchi dei passeggeri in un aeroporto, diciamo che in un’ora potrebbe annusare anche centinaia di persone che gli passano davanti».

I progetti sono diffusi in molti Paesi del mondo e seguono diverse strade, come abbiamo anticipato nel nostro articolo Coronavirus: c’è chi lo combatte con i cani. I vantaggi dell’impiego dei cani sono molteplici: grazie alla loro velocità e precisione, si pensa già ad utilizzarli negli aeroporti e negli altri valichi di frontiera, stradale, marittima e ferroviaria, per il controllo viaggiatori in arrivo e in transito. E c’è chi ipotizza di usarli anche per sondare le case di cura, dove il pericolo di contagio e di mortalità dei pazienti fragili è molto maggiore. Così a partire dal prossimo autunno il miglior amico dell’uomo ci potrà dare una preziosa mano, anzi, una zampa, per combattere il Coronavirus.



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