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Amministratore di sostegno: chi è e cosa fa

2 Ottobre 2020
Amministratore di sostegno: chi è e cosa fa

Se un genitore non è in grado di provvedere a se stesso, è possibile chiedere la nomina di un tutore che lo aiuti nella gestione delle attività quotidiane.

Il tuo papà è anziano e comincia a perdere qualche colpo. Hai notato, infatti, che non ha più una gestione oculata dei soldi, proprio lui che ha sempre prestato la massima attenzione. Naturalmente, capita più o meno a tutti di trovarsi in una situazione del genere quando l’età comincia ad avanzare. In questo articolo ci occuperemo della figura dell’amministratore di sostegno: chi è e cosa fa.

Forse non lo sai, ma la legge prevede la possibilità di nominare una persona che ha il compito di affiancare chi non è più in grado, anche temporaneamente, di occuparsi dei propri interessi con una certa lucidità. Lo scopo è naturalmente quello di evitare che il beneficiario possa essere raggirato da terzi oppure possa rischiare di sperperare i suoi soldi (o quelli di famiglia). Un istituto, quindi, creato proprio per garantire una corretta gestione del patrimonio e degli aspetti personali di colui che è affetto da un’infermità fisica o psichica che gli impedisce di agire autonomamente: ad esempio, pagare le utenze, comprare una villa, rilasciare il consenso informato per una terapia medica, ecc. Se anche tu ti trovi in una situazione del genere e vuoi saperne di più sull’argomento, prosegui nella lettura.

Amministratore di sostegno: chi è e cosa fa

L’amministratore di sostegno è una figura che ha il compito di aiutare una persona – affetta da una menomazione fisica o da una infermità – a gestire al meglio i propri interessi, senza però interferire con le sue scelte o limitare la sua capacità di agire. In genere, parliamo di quelle persone che si trovano, per varie ragioni, in difficoltà come ad esempio gli anziani, i disabili, coloro che hanno gravi dipendenze (gioco d’azzardo, droghe o alcol), i detenuti, ecc.

Spesso, però, si fa l’errore di pensare che l’amministratore di sostegno sia sempre necessario, anche quando un soggetto, magari molto anziano, ha una semplice difficoltà di udito. In tal caso, infatti, se la persona, seppur avanti con l’età, gode comunque di buona salute ed è perfettamente capace di intendere e di volere, allora sarà inutile richiedere l’assistenza perché è in grado di provvedere a se stessa.

Ma in parole povere, cosa fa un amministratore di sostegno? In pratica, si occupa di affiancare il beneficiario nel compimento di alcuni atti, come ad esempio vendere una casa, rinunciare all’eredità, cancellare un’ipoteca, pagare le bollette, ecc. Per tutte le altre faccende quotidiane, come ad esempio recarsi al supermercato per fare la spesa, è possibile agire autonomamente (se si è in grado). 

L’incarico dell’amministratore di sostegno cessa con la morte del beneficiario.

Amministratore di sostegno: chi può richiederlo?

Possono richiedere la nomina di un amministratore di sostegno lo stesso beneficiario e i seguenti soggetti:

  • il coniuge o il convivente;
  • i parenti entro il quarto grado o gli affini entro il secondo grado;
  • il tutore o il curatore;
  • il pubblico ministero;
  • i responsabili dei servizi sanitari e sociali.

Amministratore di sostegno: come e dove presentare la domanda?

Per richiedere un amministratore di sostegno è necessario presentare un ricorso presso la cancelleria della volontaria giurisdizione del tribunale competente del luogo in cui vive il beneficiando. Nell’istanza occorre specificare, in particolare, le ragioni per cui si chiede la nomina e lo stato di salute psicofisica del beneficiario (ad esempio, indicare se il soggetto soffre di qualche patologia) onde consentire al giudice di valutare il livello di capacità di agire del soggetto e di conseguenza determinare quali azioni può svolgere autonomamente e quali invece necessitano del sostegno dell’amministratore.

Il procedimento non prevede alcun costo, se non le marca da bollo prevista e le spese per i diritti di copia.

Il ricorso viene valutato dal giudice tutelare, il quale deve ascoltare il beneficiario, i suoi familiari e il pubblico ministero. L’amministratore di sostegno va nominato dal giudice con decreto motivato entro 60 giorni dalla data di presentazione del ricorso (una volta acquisito il parere favorevole del pubblico ministero). Nel decreto saranno riportate, più precisamente, la durata dell’incarico (provvisorio o definitivo), gli atti che può compiere l’amministratore di sostegno e lo stesso beneficiario, il limite di spesa e il termine entro cui riferire al giudice l’attività svolta. Contro il decreto del giudice tutelare è possibile proporre reclamo alla Corte d’Appello.

Possono ricoprire il ruolo di amministratore di sostegno i familiari del beneficiario, come ad esempio il coniuge, il padre o la madre, i fratelli, un parente fino al quarto grado oppure un soggetto designato con testamento. Tuttavia, il giudice potrebbe nominare anche una persona diversa (ad esempio, un avvocato).

Va detto, però, che se il soggetto prescelto è, ad esempio, genitore di tre figli minori, un militare in servizio, una persona di 65 anni, ecc., è possibile ottenere dispensa dall’incarico.

Naturalmente, è possibile revocare l’amministratore di sostegno nei seguenti casi:

  • se vengono meno i requisiti previsti dalla legge;
  • se l’istituto in questione non risulta più idoneo a tutelare l’interessato.

Amministratore di sostegno: ha diritto al compenso?

L’amministratore di sostegno svolge il suo incarico a titolo gratuito, ossia non ha diritto ad alcun compenso. Il giudice tutelare, tuttavia, può anche disporre un’equa indennità per l’incarico svolto, qualora particolarmente difficoltoso. Tale indennità – da considerarsi come rimborso spese e non come retribuzione – viene riconosciuta all’amministratore, previa presentazione di una istanza e sarà commisurata in base al patrimonio del beneficiario.



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