Tari, prescrizione ridotta

20 Luglio 2020 | Autore:
Tari, prescrizione ridotta

La Cassazione ribadisce che le azioni esecutive possono essere fatte entro il termine di cinque anni e non di dieci. Ecco perché.

La tassa rifiuti, come il resto delle tasse e delle imposte degli enti locali, si pagano periodicamente per il servizio che svolgono i Comuni. Pertanto, il termine di prescrizione della Tari e delle altre entrate locali è di 5 anni anziché di 10 anni. Lo ha stabilito la Cassazione [1].

La Suprema Corte definisce la Tari, la Tosap, la Tarsu ed i contributi di bonifica «tributi locali che si strutturano come prestazioni periodiche, con connotati di autonomia, di tipo continuativo, in quanto l’utente è tenuto al pagamento in relazione al prolungarsi, sul piano temporale, della prestazione erogata dall’ente impositore o del beneficio da esso concesso, senza che sia necessario, per ogni singolo periodo contributivo, un riesame dell’esistenza dei presupposti impositivi. Essi – continua la Cassazione – vanno, quindi, considerati come obbligazioni periodiche o di durata e sono sottoposti alla prescrizione quinquennale».

Significa, in termini più semplici, che le azioni esecutive avviate per il recupero forzato delle somme non pagate per la Tari devono essere fatte entro cinque anni, pena la prescrizione, a meno che non sia stato notificato un atto interruttivo. Tale termine decorre dalla notifica della cartella o all’ingiunzione di pagamento.

Da quest’anno, è possibile presentare opposizione al termine di cinque anni da parte degli interessati dopo la notifica dell’accertamento esecutivo, visto che i nuovi accertamenti esecutivi hanno anche la funzione di atti della riscossione coattiva, in quanto non è più richiesta la notifica dell’ingiunzione o della cartella di pagamento.


note

[1] Cass. ord. n. 9839/2020 del 26.05.2020


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