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Cartella notifica via Pec: valido il pdf allegato?

20 Luglio 2020
Cartella notifica via Pec: valido il pdf allegato?

Notifiche cartelle esattoriali: validità del formato pdf e di quello p7m.

Ormai da qualche anno, alcuni contribuenti ricevono le cartelle esattoriali solo attraverso la Pec, la posta elettronica certificata. Si tratta di professionisti, ditte individuali e società. In questi casi, però, la mail recapitata al debitore contiene un semplice allegato; in buona sostanza, la richiesta di pagamento non è rappresentata da un testo riportato nel corpo del messaggio, ma è costituita da un file che è una perfetta riproduzione della tradizionale cartella esattoriale, in formato elettronico e, più in particolare, nel formato pdf. 

C’è chi si è chiesto se questa modalità di notifica sia valida. Il dubbio risiede nel fatto che il pdf sarebbe un file facilmente riproducibile, proprio al pari di una fotocopia che, come noto, nella realtà materiale, non hanno alcun valore; esso, pertanto, non darebbe alcuna garanzia di genuinità e originalità. 

Sul punto è intervenuta più di una volta la Cassazione a spiegare se, in caso di cartella notificata via Pec, è valido il pdf allegato. 

L’ultima di queste pronunce è di pochi giorni fa [1]. Ecco cosa è stato detto in questa occasione.

Cartella con allegato pdf: è valida? 

La diatriba è nata nel momento in cui alcuni giudici tributari hanno ritenuto nulle le cartelle esattoriali notificate con Pec e, con allegato, un file pdf. A detta dei magistrati, infatti, solo il formato p7m garantirebbe l’integrità, l’immodificabilità del documento informatico e l’identificabilità del suo autore grazie alla firma digitale che la caratterizzerebbe [2].

Vero è infatti che la Pec certifica l’autenticità del testo contenuto nel messaggio certificato, ma non anche di quello riportato negli allegati. Ed allora l’agente della riscossione non dovrebbe limitarsi a riportare la cartella di pagamento con un semplice pdf senza però trascriverne il testo sul corpo dell’email con un semplice copia e incolla. Il file «pdf», difatti, non fa piena prova del suo contenuto non essendo paragonabile all’originale della cartella. 

Ecco perché questo filone di giurisprudenza ha trovato nel file p7m una soluzione al problema in quanto, a differenza del pdf, è firmato digitalmente. 

Senonché, questo orientamento è stato definitivamente superato con alcune pronunce della Cassazione anche a Sezioni Unite [3] secondo cui non si può mettere in dubbio la validità della notifica della cartella esattoriale via Pec anche se con un file allegato in formato pdf.

La Cassazione si è richiamata al diritto dell’Unione europea, secondo cui le firme digitali di tipo Cades  (ovverosia p7m) e di tipo Pades (ossia pdf) sono equivalenti e devono essere riconosciute e convalidate dai Paesi membri, senza eccezioni. In altri termini, al fine di garantire una disciplina uniforme della firma digitale nell’Ue, sono stati adottati degli standard europei mediante il cosiddetto regolamento Ue 910/2014 EIDAS (Electronic identification, authentication and trust services) con conseguente decisione esecutiva 2015/1506 della Commissione europea: il che impone agli Stati membri di riconoscere le firme digitali apposte secondo determinati standard tra i quali figurano sia quello Cades che quello Pades. 

Non ci sono elementi per ritenere che il formato Cades (p7m) sia più affidabile del formato Pades (pdf) che anzi nel processo amministrativo telematico è stato adottato in forma esclusiva per ragioni legate alla piattaforma interna.

Cartella con notifica via Pec: quando è valida

Riprendendo questo orientamento, la Cassazione ha riconfermato la propria tesi e ha nuovamente sancito la legittimità della notifica di un atto della riscossione avvenuta a mezzo posta elettronica certificata all’indirizzo del contribuente, laddove lo stesso sia trasmesso in semplice formato pdf, anziché in p7m, purché sia comunque firmato digitalmente. 

La Cassazione sostiene che l’atto, a prescindere dal formato digitale con cui viene inoltrato, è inequivocabilmente un atto proveniente dall’Amministrazione finanziaria – e, in particolare, da Agenzia Entrate Riscossione – in quanto sia l’estensione in pdf (propria del formato Pades) e sia l’estensione in p7m (propria del formato Cades) sono da ritenersi del tutto equivalenti e ammissibili.  

Sul punto, la Corte ha quindi accolto il ricorso dell’Agenzia Riscossione seguendo il recente orientamento (tracciato dalle Sezioni Unite) che ha escluso l’esistenza di un obbligo di utilizzo esclusivo, per le notifiche, della sola firma digitale in formato Cades, comportante la generazione del file notificato in estensione «p7m», ritenendo invece che anche il formato di firma Pades, generante estensione «pdf», sia idoneo a contenere un documento informatico correttamente certificato in ordine alla provenienza e autenticità. 

Non è dato infatti riscontrare, né nella normativa comunitaria né in quella nazionale un divieto di utilizzo dell’una o dell’altra tipologia di firma digitale; quindi, entrambe sono egualmente ammesse dal momento che è possibile, anche in caso di firma portante estensione pdf, svolgere verifiche al fine di controllarne autenticità e integrità, nonché provenienza dalla stessa pubblica amministrazione.  

Via libera anche all’iscrizione di ipoteca dell’Agenzia delle Entrate Riscossione perché è rituale la notifica della cartella di pagamento effettuata dal concessionario via Pec con l’atto in formato pdf.

Cartella via Pec non firmata

L’amministrazione ricorda che, quanto alla cartella di pagamento cartacea, l’omessa sottoscrizione non comporta l’invalidità: non è prevista in modo esplicito dall’articolo 25 del dpr 602/73, mentre è sufficiente che l’atto sia riferibile in modo inequivocabile all’organo amministrativo titolare del potere di emetterlo. E il principio dettato per le cartelle in formato analogico valgono per quelle in modalità informatica.

Come detto, sono state le Sezioni Unite civili con la sentenza 10266/18 a stabilire che la firma digitale Pades va pienamente assimilata alla Cades, anche se nell’una l’atto sottoscritto mantiene il comune aspetto “nomefile.pdf” mentre nell’altra ha estensione finale “p7m”: la busta crittografica generata con la prima contiene comunque il documento, le evidenze informatiche e i certificati prescritti, secondo gli standard previsti dal regolamento Ue 910/2014 Eidas.


note

[1] Cass. ord. n. 14402/20 dell’8.07.2020.

[2] Ctp Reggio Emilia sent. n. 204/17 del 31.07.2017; Ctp Milano sent. n. 1023 del 3.02.2017; Ctp Savona, sent. n. 100/2017 e 101/2017; Ctp Napoli sent. n. 611 del 26.02.2016; Ctp Lecce, sent. n. 1817 del 12.05.2016; Ctp Milano, sent. n. 1638 del 24.02.2017. Cfr. Anche Ctp Lecce sent. n. 611/2015 (Cartella Agenzia Entrate, la notifica per Pec non è valida).

[3] Cass. S.U. sent. n. 10266/18 del 27.04.2018; Cass. ord. n. 6417/2019.


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