Processi civili: le nuove regole fino al 31 ottobre

20 Luglio 2020 | Autore:
Processi civili: le nuove regole fino al 31 ottobre

Potenziata la trattazione da remoto: dagli atti introduttivi al deposito telematico di note scritte, anche in Cassazione. Ma serve il consenso delle parti.

Con la avvenuta conversione in legge del Decreto Rilancio [1] in vigore nel testo definitivo dal 19 luglio 2020, il regime di svolgimento delle udienze a distanza, con collegamento digitale da remoto, si stabilizza: la disciplina dei processi civili con udienze da remoto, che sarebbe dovuta terminare prima il 30 giugno e poi il 31 luglio, viene estesa fino al 31 ottobre 2020.

Anzi, con gli emendamenti approvati in sede di conversione la nuova norma è intervenuta a modificare anche le disposizioni contenute nel Decreto Cura Italia [2] e ora nell’attuale Fase 3 dell’emergenza Covid-19 viene introdotto un complesso di nuove regole che prevedono i casi in cui l’udienza può essere svolta non in presenza delle parti o addirittura sostituita dal deposito e scambio di comunicazioni scritte in via telematica.

Per derogare alla disciplina base è necessario, però, nella maggior parte dei casi, il consenso delle parti. Esaminiamo i vari casi.

Le note scritte

Il potere di disporre – o meglio di proporre – questa modalità alternativa all’udienza spetta al giudice, che può stabilire caso per caso, con un provvedimento da notificare alle parti almeno 30 giorni prima della data di celebrazione dell’udienza fissata, la sostituzione dell’udienza stessa con il deposito telematico di note scritte, che dovranno contenere – impone la norma di legge – «le sole istanze e conclusioni».

Questa modalità alternativa all’udienza è, però, attuabile solo per «le udienze civili che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori delle parti». Si tratta, quindi, di quelle in cui non viene svolta attività istruttoria, come l’escussione di testi o adempimenti relativi a consulenze e perizie, che prevedono la partecipazione di testimoni o consulenti tecnici delle parti e d’ufficio. Per esse l’udienza non potrà essere sostituita dallo scambio di note.

Nel provvedimento con cui dispone il deposito telematico, il giudice assegna alle parti un termine fino a 5 giorni prima della data fissata per l’originaria udienza, entro il quale dovranno essere depositate le note scritte.

Ma entro 5 giorni dalla comunicazione del provvedimento ciascuna delle parti può presentare istanza di trattazione orale della causa. Il giudice dovrà provvedere entro i 5 giorni successivi. La norma non specifica se il giudice debba conformarsi alla richiesta, quindi potrebbe anche respingerla; ma lo spirito della norma fa ritenere che dovrà conformarsi alla richiesta di trattazione orale e, dunque, fissare l’udienza in presenza.

L’udienza da remoto

Il giudice può anche disporre che l’udienza civile che non richieda la presenza di soggetti diversi dai difensori, dalle parti e dagli ausiliari del giudice – quindi escluse anche in questo caso le udienze istruttorie – si svolga «mediante collegamenti audiovisivi a distanza individuati e regolati con provvedimento del Direttore generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero della giustizia» (la Digsia d’intesa con il Cnf ha già emanato le disposizioni), ma in questo caso ci dovrà essere il consenso preventivo delle parti a questa modalità di celebrazione.

In caso affermativo, la norma dispone che l’udienza si terrà nell’ufficio giudiziario – dove dovrà essere presente il giudice – e «con modalità idonee a salvaguardare il contraddittorio e l’effettiva partecipazione delle parti».

Prima dell’udienza (la norma non specifica quanto prima) il giudice dispone la comunicazione ai procuratori delle parti (e al pubblico ministero, se è prevista la sua partecipazione), del giorno, dell’ora e delle modalità del collegamento.

Durante l’udienza il giudice dovrà atto delle modalità con cui accerta l’identità dei soggetti partecipanti «e, ove si tratta delle parti, la loro libera volontà», dando atto di queste operazioni nel verbale d’udienza.

La partecipazione a distanza

Qui abbiamo il caso in cui l’udienza da remoto viene chiesta da una o più delle parti in causa. Occorre presentare una apposita «istanza di partecipazione mediante collegamento a distanza», da depositare almeno 15 giorni prima della data fissata per lo svolgimento. Il giudice, ricevuta l’istanza, disporrà – almeno 5 giorni prima dell’udienza – la sua comunicazione alle altre parti, insieme al provvedimento in cui fissa l’ora e le modalità del collegamento da remoto.

La norma non disciplina il caso dell’eventuale opposizione a questa modalità di trattazione avanzata da una delle parti coinvolte; è da ritenere che sarà il giudice a decidere con discrezionalità.

Per l’effettuazione del collegamento, dovranno essere utilizzati i soli sistemi audiovisivi a distanza «individuati e regolati con provvedimento del Direttore generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero della giustizia», che al momento sono Microsoft Teams e Skype for Business. La parte potrà partecipare all’udienza «solo dalla medesima postazione da cui si collega il difensore», non da altri luoghi.

Il giuramento virtuale del Ctu

Anche qui è prevista una modalità alternativa a quella della comparizione fisica in udienza del consulente tecnico d’ufficio per prestare giuramento. Il giudice potrà disporre che il giuramento venga prestato in maniera “virtuale”, per via telematica, con una dichiarazione scritta e sottoscritta dal Ctu con la sua firma digitale, che dovrà essere resa prima dell’inizio delle operazioni peritali  e depositata nel fascicolo telematico.

In questo caso la discrezionalità è del giudice e le parti non hanno potere di opporsi alla sua scelta.

Il deposito degli atti introduttivi

Ora anche gli atti introduttivi nei processi civili in tribunale e corte d’appello, sempre fino al 31 ottobre 2020, andranno depositati esclusivamente in via telematica, «negli uffici che hanno la disponibilità del servizio di deposito telematico».

La nuova norma deroga espressamente alla generale facoltà di deposito telematico degli atti introduttivi del giudizio civile [3], mentre l’obbligo riguarda tutti gli atti successivi. Durante il periodo emergenziale, quindi, l’eccezione diventa regola.

Ma «quando i sistemi informatici del dominio giustizia non sono funzionanti e sussiste un’indifferibile urgenza, il capo dell’ufficio autorizza il deposito con modalità non telematica».

In Cassazione

Nei procedimenti civili che si svolgono in Corte di Cassazione, il deposito degli atti e dei documenti da parte degli avvocati può avvenire, sempre fino al 31 ottobre 2020, in modalità telematica «nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici».

Chi sceglie il deposito telematico degli atti dovrà pagare in via telematica anche il contributo unificato. L’attivazione del servizio di deposito telematico in Cassazione sarà «preceduta da un provvedimento del Direttore generale dei sistemi informativi e automatizzati del Ministero della giustizia che accerta l’installazione e l’idoneità delle attrezzature informatiche, unitamente alla funzionalità dei servizi di comunicazione dei documenti informatici».


note

[1] D.L. 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, in Legge 17 luglio 2020, n. 77.

[2] L’art. 221 della Legge n.77/2020 ha modificato l’art. 83 del D.L. 17 marzo 2020, n.18, convertito in Legge 24 aprile 2020, n.27.

[3] Art. 16 bis , comma 1 bis , del D.L. 18 ottobre 2012, n.179, convertito, con modificazioni, in Legge 17 dicembre 2012, n.221.


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