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6 cose da sapere se c’è un cane

20 Luglio 2020
6 cose da sapere se c’è un cane

Regole sulle aggressioni, sugli escrementi e sui rumori provocati dal continuo abbaiare: ecco cosa c’è da sapere. 

È tutt’oggi mitica la scena iniziale del cartone animato della Disney “La Carica dei 101” dove padroni e cani che passeggiano per strada vengono rappresentati con le stesse sembianze. L’animale diventa un po’ come il suo padrone, ne assume la postura e l’atteggiamento, così come una persona sceglie il cane che più lo rappresenta, anche fisicamente. 

Al di là, però, dell’iscrizione all’anagrafe canina, chi vuol avere un cane non deve acquisire alcun patentino, non deve fare esami come invece chi guida un’auto, non deve sottostare ad autorizzazioni amministrative. Tutto insomma è libero, proprio al pari di come nascono i figli. 

Ma anche da questo rapporto, che nasce “di fatto”, sorgono una serie di doveri. Primo tra tutti quello di custodia. Perché se c’è una cosa che chi ha un animale deve sapere è che tutti i danni da questo prodotti, a cose o persone, ricadono su di lui. E con “danni” non intendiamo solo quelli fisici ma anche quelli al riposo e, quindi, alla psiche altrui.

Poiché però non esiste un Codice o un testo di legge che elenchi tutte le norme dedicate a questo argomento, ecco 6 cose da sapere se c’è un cane.

Cane difende padrone

Molti cani sono pronti ad aggredire chi tenta di far del male al proprio padrone. La loro, a volte, è una vera e propria difesa che scatta in presenza di una violenza fisica, ma in alcuni casi si tratta di un attacco preventivo non appena l’altra parte assume un fare minaccioso o alza la voce. 

Dinanzi a tale eventualità dobbiamo considerare che il padrone è sempre responsabile per le aggressioni o i morsi inferti dal proprio cane. E ciò vale anche quando la reazione dell’animale è conseguenza di una condotta imprudente di un terzo: si pensi a chi accarezzi il cane contropelo o sul muso. 

Come si concilia questa regola con l’atteggiamento dell’animale che si scaglia contro un aggressore? Anche qui valgono le regole sulla legittima difesa. Per cui, l’aggressione del cane, in assenza di un pericolo attuale, grave e concreto all’incolumità fisica del proprio padrone, è da considerarsi illecita. Quest’ultimo, quindi, dovrà tenere l’animale stretto al guinzaglio, divenendo responsabile sia civilmente che penalmente per le condotte violente da parte di questi. 

In buona sostanza, non è possibile aizzare il proprio cane contro una persona solo perché questa si sta rivolgendo in modo aggressivo al suo padrone o perché lo sta minacciando, a meno che tale minaccia non si tramuti in un concreto gesto violento, anche solo imminente, che ne metta a serio repentaglio l’incolumità fisica (si pensi a una persona che sta estraendo il coltello dalla tasca). 

Non è possibile scagliare il proprio cane contro chi tenti di derubare una persona senza però che vi sia un effettivo pericolo alla sua vita. Allo stesso modo, non si può lanciare il cane all’inseguimento di chi già sta scappando. La legittima difesa – esercitata attraverso il cane – è invocabile solo laddove vi sia un serio e attuale pericolo per l’integrità fisica propria o altrui, cosa che non succede se, ad esempio, il ladro è già in fuga o dimostra di non voler fare del male alla vittima.

Per la nostra legge, la difesa del patrimonio non può essere posta sullo stesso piano della difesa all’integrità fisica. Sicché, laddove per quest’ultima non vi sia alcun pericolo concreto (come nel caso di chi, all’invito del ladro, svuoti il proprio portafoglio), non c’è possibilità di agire con il proprio cane in legittima difesa.

Cane chiuso in auto

Esiste il reato di maltrattamento di animali. Ma in questo illecito non bisogna far rientrare solo il comportamento di chi stipa più animali nella stessa gabbia, costringendoli a un minuscolo spazio vitale, a continuo contatto con i propri escrementi. Il procedimento penale – perseguibile d’ufficio, quindi anche senza bisogno di una querela – scatta per chiunque lascia un animale in condizioni incompatibili con la sua natura, come nell’ipotesi di chi ad esempio lascia il cane chiuso in macchina sotto il sole e con i finestrini chiusi. 

Chi si accorge di una situazione del genere può chiamare la polizia per denunciare il responsabile. 

Cane che abbaia e dà fastidio

I cani hanno diritto ad abbaiare ma non a disturbare gli altri. Così, se il latrato – insistente e di forte intensità – raggiunge tutti gli abitanti del quartiere o tutti i condomini dello stabile, tanto da poter dare fastidio a una platea indeterminata di persone, scatta il reato di disturbo della quiete pubblica. 

Questo reato è perseguibile d’ufficio. Significa che basta la segnalazione di una sola persona, a prescindere dal fatto che a lamentarsi sia una sola persona o più di una.

Se però il rumore può essere avvertito solo da qualche condomino, non c’è più reato e si resta nell’orbita dell’illecito civile. Pertanto, tutto ciò che si può ottenere è una condanna a mandare l’animale ad un corso di addestramento o di insonorizzare il locale, oltre al risarcimento del danno.  

Se il cane morde un passante

Il padrone dell’animale risponde di tutti i danni causati dal cane. Soprattutto morsi e aggressioni. Sono comprese anche le cadute a terra dettate dall’esuberanza di un quadrupede troppo “affettuoso”. 

La responsabilità non è solo risarcitoria, ma anche penale. Il padrone, infatti, risponderà del reato di lesioni che potrebbero anche essere lievissime (fino a 20 giorni di prognosi rilasciati dal pronto soccorso), lievi (da 20 a 40 giorni di prognosi) e gravi (se il pronto soccorso dà più di 40 giorni di prognosi).

Il reato scatta anche quando il cane azzanna chi lo accarezza o chi gli tocca il muso. Il padrone, infatti, deve poter prevedere tali eventi. Tutto ciò che è imprevedibile esce fuori dalla responsabilità: come nel caso di chi calpesta (con o senza intenzionalità) la coda al cane.

Raccolta escrementi cane su strada

Si dice sempre che nei Paesi nordici, più civili del nostro, raccogliere gli escrementi degli animali dalla strada è un obbligo mentre in Italia è lecito consentire al proprio cane di farla ovunque. Non è così. Esiste un’ordinanza del Ministero [1] che obbliga a chiunque conduca il cane in ambito urbano di raccoglierne le feci e avere con sé strumenti idonei alla raccolta delle stesse.

Dunque, la legge impone l’obbligo di raccogliere gli escrementi del cane solamente quando questi si trovi col padrone in un ambiente urbano, cioè in un luogo ove transitano pubblicamente persone e mezzi di trasporto. La stessa legge impone anche di avere sempre con sé mezzi idonei ad effettuare tale adempimento (come secchiello, guanti, paletta e sacchetto). Le multe arrivano fino a 100 euro. Se poi si imbrattano immobili o beni mobili altrui, scatta il reato e la multa fino a 103 euro.

Cane in ascensore

I regolamenti di condominio non possono vietare di detenere animali da compagnia negli appartamenti. Solo un regolamento approvato all’unanimità potrebbe prevedere il contrario. 

Da ciò deriva il diritto del padrone di portare il cane anche in ascensore avendo cura che questi non sporchi e di evitare il contatto con chi potrebbe essere intimorito dalla presenza dell’animale (in tal caso, bisognerà usare l’ascensore separatamente). 


note

[1] Ministero della salute, ordinanza contingibile ed urgente concernente la tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani del 6 agosto 2013.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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