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Il reato di diffamazione: cos’è

2 Ottobre 2020 | Autore:
Il reato di diffamazione: cos’è

Caratteristiche principali della diffamazione: l’offesa alla reputazione, la comunicazione con più persone, la differenza con l’ingiuria, il termine per querelare.

La diffamazione è tra i reati più commessi in assoluto. Basta poco per offendere la reputazione di una persona: è sufficiente anche un pettegolezzo particolarmente pungente e cattivo. Per non parlare del lavoro svolto dai social network, i quali oramai detengono il monopolio della diffamazione in Italia a causa dell’attività imperterrita di haters e leoni da tastiera che, resi spavaldi dagli avatar digitali, danno sfogo a tutte le loro frustrazioni. Per la precisione, cos’è e in cosa consiste la diffamazione?

La diffamazione è un delitto tanto diffuso quanto a volte incompreso. Molte persone accusate di diffamazione, infatti, non percepiscono appieno la portata del loro gesto. Esistono individui che credono di aver agito nella piena legalità, quando invece hanno integrato il reato di diffamazione. Anche tu che stai leggendo questo articolo: non fare l’errore di pensare che la diffamazione possa essere commessa solamente da giornalisti e persone famose. Anche una chiacchierata a telefono o su WhatsApp è idonea a far scattare il delitto. Vediamo dunque, in modo semplice e chiaro, cos’è il reato di diffamazione.

Diffamazione come offesa alla reputazione

La diffamazione è l’offesa alla reputazione altrui. Per reputazione deve intendersi la considerazione che gli altri hanno di una persona.

In pratica, la reputazione è l’opinione sociale riferita a un individuo, quello che gli altri pensano di lui, la sua nomea.

Diffamazione: bene giuridico protetto

Il reato di diffamazione vuole proteggere un preciso bene giuridico: la reputazione. Come ricordato, per reputazione si deve intendere la considerazione che altri hanno di una determinata persona.

La reputazione può essere legata a diversi ambiti: a quello professionale, sentimentale, artistico, ecc. E così, sarà diffamazione mettere in giro la voce che un avvocato è un pessimo professionista, così come lo sarà alimentare l’opinione secondo cui un marito sia un impenitente donnaiolo e fedifrago.

Diffamazione e ingiuria: differenza

Mentre l’ingiuria offende l’onore o il decoro di una persona presente, la diffamazione offende la reputazione di una persona assente.

Le due grandi differenze tra ingiuria e diffamazione sono dunque le seguenti:

  • l’ingiuria è commessa in presenza della persona offesa, in quanto il commento oltraggioso è diretto verso di lei;
  • l’ingiuria offende il decoro e l’onore della vittima, cioè la considerazione che egli ha di sé, mentre la diffamazione lede la reputazione, cioè la considerazione che gli altri hanno della vittima.

Impossibile non ricordare, poi, che l’ingiuria, a partire dal 2016, non costituisce più reato ma illecito civile.

Diffamazione: chi può commetterla?

Chiunque può commettere diffamazione. Non occorre rivestire una particolare qualità o possedere determinate doti per potersi macchiare di questo crimine. Trattasi pertanto di reato comune.

Diffamazione: quando è reato?

Quando si integra il reato di diffamazione? Come detto, la diffamazione è l’offesa alla reputazione di una persona. Per aversi diffamazione occorre che la vittima non sia presente e che i commenti oltraggiosi siano percepiti almeno da altre due persone.

L’assenza della vittima diffamata

Per quanto riguarda l’assenza della vittima, deve ritenersi tale non solo la persona che, fisicamente, non era presente al momento dei commenti oltraggiosi, ma anche la persona che, pur essendoci fisicamente, non aveva modo di percepire le offese.

In pratica, la vittima non deve essere nelle condizioni di potersi difendere, controbattendo alle affermazioni irriguardose.

La comunicazione con più persone

Non è diffamazione parlare male di una persona con un proprio amico; potrebbe esserlo se l’offesa alla reputazione altrui è riferita ad altre due persone, oppure a un gruppo di individui.

Il reato di diffamazione presuppone dunque la presenza di almeno due persone in grado di percepire le parole diffamatorie (esclusi il diffamante e il diffamato).

Il commento irriguardoso può essere comunicato in qualsiasi modo: per iscritto, a voce, per telefono, su una chat di gruppo, ecc.

La diffamazione potrebbe essere commessa anche con semplici gesti, che però manifestino l’inequivocabile intenzione di offendere la reputazione altrui.

Alla stessa maniera, si può diffamare una persona anche solo diffondendo una fotografia, un filmato, un disegno, una pittura o qualsiasi altra forma di rappresentazione visiva. Anche la condivisione di un audio può integrare gli estremi della diffamazione.

Il requisito della comunicazione tra più persone si considera integrato anche qualora questa avvenga in tempi diversi. E così, colui che ha sparlato di un’altra persona non potrà difendersi sostenendo di aver comunicato solamente con un amico, qualora egli aveva la precisa consapevolezza che la sua condotta avrebbe innescato un passaparola.

Giuridicamente parlando, il reato di diffamazione si integra nel momento in cui almeno due persone abbiano percepito l’offesa.

Non è dunque sufficiente a integrare il reato né la mera esternazione senza percezione (pensa al commento offensivo riferito a una persona distratta, oppure urlato a squarciagola in un posto ove nessuno può sentire), considerato che la comunicazione implica un rapporto bilaterale di dare e ricevere la notizia, né la mera percezione non accompagnata dalla comprensione del significato offensivo delle parole.

Diffamazione: com’è punita?

La diffamazione è punita a querela di parte con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a milletrentadue euro [1].

La pena è aumentata (e, in tal caso, si parla di diffamazione aggravata) nelle seguenti ipotesi:

  • se la diffamazione consiste nell’attribuzione di un fatto determinato (ad esempio, un particolare evento in gradi di suscitare lo sdegno tra le persone);
  • se la diffamazione è avvenuto a mezzo stampa o con qualsiasi altro strumento di pubblicità, ivi compresi i social network.

La querela per diffamazione va proposta entro tre mesi dal momento in cui la vittima ha avuto conoscenza dei commenti irriguardosi nei suoi riguardi.


note

[1] Art. 595 cod. pen.

Autore immagine: Depositphotos.com


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9 Commenti

  1. Mi hanno fatto una recensione negativa sul mio sito, La recensione non si fermava sulla critica oggettiva della mia attività lavorativa, ma andava sul piano personale. Non è questa diffamazione?

    1. Fare una recensione negativa su un ristorante e pubblicarla su internet non è reato. Lo diventa, invece, nel momento in cui si esorbita dai limiti della critica e si cada in attacchi alla reputazione delle persone. Dire «In questo ristorante non si mangia bene e si paga molto» non è diffamazione; dire «Il titolare della pizzeria è un imbroglione che inganna i clienti» è diffamazione.

  2. Una persona X parlava male di me a un amico, poi a un altro collega, poi a un altro parente, in circostanze tutte diverse tra loro. Praticamente, è responsabile? Ha commesso il reato di diffamazione?

    1. Rivelare un fatto, per quanto diffamatorio, ad una sola persona non è reato: non scatta, quindi, né la diffamazione, né l’ingiuria. Se, però, ad ascoltare la narrazione ci sono almeno due persone si configura la diffamazione. Si ha diffamazione anche se la frase offensiva viene pronunciata a più persone singolarmente in contesti differenti. Ciò che conta è l’intento unitario di voler pregiudicare l’altrui reputazione.Gli elementi necessari e sufficienti a far scattare la diffamazione sono:  la frase offensiva; la comunicazione di tale frase ad almeno due persone; l’individuazione del soggetto destinatario dell’offesa; l’assenza del destinatario dell’offesa (se l’offesa fosse, invece, fatta direttamente a lui, anche se in presenza di più persone, si configurerebbe l’ingiuria che, tuttavia, non è più un reato ma un semplice illecito civile, fonte di risarcimento del danno).

  3. Tempo fa, ho confidato un segreto ad un mio caro amico…I nostri rapporti si sono rovinati dopo tanti anni. IN pratica, la sua ex è venuta a provarci con me. Lui pensava fosse stato il contrario e si è accesa una grande discussione finché abbiamo finito per troncare l’amicizia. Ora, io dico che lui per farmela pagare potrebbe tirare fuori una vecchia confidenza che gli ho fatto e chi riguarda i tempi passati. SE lui mi rovina la reputazione così, io posso denunciarlo?

  4. Ho scoperto sui social che una persona che conoscevo ha pubblicato una mia foto accompagnata da un commento ingiurioso. Ho segnalato il post e dopo un po’ è stato rimosso. Nonostante sia stato eliminato, vorrei sporgere denuncia verso questa persona che si diverte a deridere la gente. Posso ancora farlo oppure i termini per la querela per diffamazione sono scaduti?

    1. La diffamazione è un reato procedibile a querela di parte. Cosa significa? Vuol dire che, se la persona offesa non denuncia il fatto alle autorità, nessun altro potrà farlo al suo posto e la polizia giudiziaria non potrà attivarsi per punire il colpevole.La querela, però, ha un termine, nel senso che deve essere presentata entro un lasso di tempo stabilito dalla legge. Come per (quasi) tutti gli altri reati procedibili a querela, il termine per segnalare la diffamazione alle autorità è di tre mesi, che decorrono dal momento in cui la vittima ha avuto percezione dell’offesa. La legge, infatti, dice che il diritto di querela non può essere esercitato, decorsi tre mesi dal giorno della notizia del fatto che costituisce il reato.

      In poche parole, non importa tanto il momento in cui la diffamazione è stata posta in essere, quanto l’istante in cui la vittima ne ha avuto conoscenza. Ciò significa che, se in rete circola una tua immagine corredata di un commento ingiurioso, oppure pubblicamente sei stato disprezzato a gran voce, avrai tempo tre mesi per presentare querela a partire dal momento in cui hai avuto conoscenza dell’offesa: ad esempio, se si è trattato di un posto di Facebook offensivo, i tre mesi decorreranno dal momento in cui ne avrai preso anche tu visione, oppure da quando te l’avranno comunicato.

    2. Si potrebbe pensare che il termine per la querela per diffamazione, essendo pari a tre mesi, sia equivalente a novanta giorni. Non è così. Come ha avuto cura di specificare la giurisprudenza [3], il termine per proporre la querela è di tre mesi, e non di novanta giorni, decorrente dal giorno della notizia del fatto che costituisce il reato. Facciamo un esempio. Il 3 aprile Tizio ha visualizzato su facebook un post per lui profondamente offensivo; il termine ultimo per presentare querela sarà il 3 luglio, cioè tre mesi dopo il giorno in cui ha avuto conoscenza dell’offesa. Se il termine per proporre querela fosse stato di novanta giorni, il termine ultimo sarebbe stato il 2 luglio, esattamente novanta giorni dopo la data della scoperta della diffamazione.Affinché scatti la diffamazione è necessario che la frase incriminata costituisca un danno alla reputazione della vittima. Il semplice riportare un fatto realmente avvenuto, limitandosi a narrare l’accaduto, ma senza formulare giudizi personali sulla moralità dell’altra persona, non configura diffamazione.

  5. In presenza di una terza collega, una mia collega ha definito mio marito un “toy boy”. Mio marito è un commercialista e siamo sposati da 15 anni, chiedo se può querelare per diffamazione questa signora.

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