Salute, così il Coronavirus ci ha resi più responsabili

20 Luglio 2020
Salute, così il Coronavirus ci ha resi più responsabili

Un’indagine internazionale mostra come gli italiani, dopo la pandemia, abbiano smesso di dare per scontato il proprio benessere fisico e mentale, mostrandosi disposti anche a restrizioni pur di contenere i contagi.

Italiani più responsabili, prudenti e consapevoli dei rischi che corrono per la propria salute. È la fotografia scattata da un’indagine internazionale eseguita dall’istituto di ricerca Ipsos Mori per conto di Gsk Consumer Healthcare, una delle principali aziende a livello mondiale nel settore dell’automedicazione e della salute orale.

Scopo del sondaggio era capire come la pandemia di Coronavirus ha inciso sulle attenzioni degli italiani al proprio benessere fisico e mentale: il quadro è incoraggiante, dato che emerge una maggiore prudenza, rispetto al periodo pre-Covid. Questo grazie al fatto che l’epidemia ha costretto tutti a seguire precauzioni anticontagio che, come mai prima, hanno aumentato la consapevolezza degli italiani sul tema della salute.

Maggiore consapevolezza

Lo studio va inteso come una buona notizia, perché mostra come atteggiamenti di scetticismo, pericolosi per se stessi e per gli altri, o di sprezzo per i rischi di contagio, se non quando di sfida vera e propria al virus, siano minoritari (qui abbiamo raccontato di una nuova moda tra alcuni gruppi di giovani: Il pericoloso gioco dei giovani per attaccare il Coronavirus). I risultati della ricerca, riepilogati dall’Adnkronos Salute, indicano che il 62% degli italiani ha sviluppato una migliore comprensione di ciò che influisce sulla propria salute ed il 69% degli intervistati è ora più propenso a considerare la propria salute nel processo decisionale quotidiano. Un dato tra i più alti in Europa, se paragonato a un 52% di tedeschi più consapevoli, 56% di inglesi, 66% di spagnoli.

Era abitudine largamente diffusa, prima del Covid, sottovalutare o dare più per scontata la propria salute (Italia 54%, Regno Unito 39%, Spagna 36%, Germania 40%). Adesso, invece, il 77% degli italiani si dice più preoccupato, non solo per se stesso ma anche per i propri cari. Un altro retaggio del Coronavirus, dal momento che le precauzioni sono fondamentali per non contagiare noi stessi ma anche gli altri.

Maggior spirito collaborativo

Da qui, l’atteggiamento collaborativo che emerge dallo studio: il 79% degli intervistati mostra di accettare di buon grado precauzioni extra e tutte le restrizioni necessarie a ridurre al minimo i rischi. Il 47% dice di voler prendere minerali e vitamine per rafforzare il suo sistema immunitario.

Aumentato anche il tempo che molti di noi dedicano all’«informazione sanitaria»: sei persone su dieci (il 61% degli intervistati) si dicono decisamente più interessate all’argomento rispetto all’era pre-pandemia. Una tendenza che si registra anche in Paesi come Regno Unito, Spagna e Germania, anche se in una misura minore, compresa tra i 33 e i 44 punti percentuali. Incrementata, infine, anche la consapevolezza dell’importanza del ruolo degli operatori sanitari nella nostra società.

L’attenzione alla salute come fatto culturale

«L’indagine di Ipsos Mori – ha commentato Giuseppe Abbadessa, General manager di Gsk Ch Italia – ci dice che l’emergenza Covid-19 ha modificato in modo sensibile alcune abitudini degli italiani rendendoli più responsabili e attivi nella cura della loro salute e consapevoli dell’impatto dei loro comportamenti sugli altri e sul sistema sanitario nazionale».

«Questo contribuisce – continua – a ridefinire l’importanza nella nostra società di una cultura della cura di sé e del ruolo degli operatori sanitari nel guidare i cittadini verso una maggiore attenzione e una corretta gestione della propria salute».



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