Raccomandata in busta vuota: come contestarla

20 Luglio 2020 | Autore:
Raccomandata in busta vuota: come contestarla

Cosa fare in caso di lettera arrivata senza contenuto o con parti mancanti; chi deve provare la mancanza, i modi alternativi per sapere di cosa tratta l’atto.

Ti arriva per posta una lettera raccomandata: il postino suona al citofono, firmi la ricevuta di consegna, prendi la busta, rientri a casa, la apri e con sorpresa scopri che è vuota. Dall’intestazione della busta (o dal codice riportato sull’avviso di giacenza, se vai a prelevarla all’ufficio postale) realizzi che si tratta di un preoccupante atto dell’Agente di riscossione: probabilmente una cartella esattoriale o un’intimazione di pagamento, ma non ne sei sicuro e in ogni caso ti manca il modo per poter verificare il contenuto della missiva e per poterti difendere.

Allora in tali casi come puoi contestare una raccomandata vuota, priva di contenuto? Considera che la mancanza può essere parziale, cioè limitata solo ad alcune pagine dell’atto, ma che possono essere determinanti per la sua comprensione. Un atto di citazione o un decreto ingiuntivo, ad esempio, privi dell’indicazione dei motivi della pretesa del creditore; oppure una cartella di pagamento o un avviso di accertamento ai quali manca il prospetto di calcolo delle imposte dovute.

Purtroppo, a favore del mittente gioca il fatto che la prova legale dell’avvenuta consegna, e dunque della tua ricezione, è data dall’avviso di ricevimento della lettera raccomandata, che normalmente viene sottoscritta in un momento che precede l’apertura. E questo fondamentale documento – la cartolina che il mittente, se occorre, produrrà in giudizio per far valere il fatto che la raccomandata è stata regolarmente consegnata al destinatario – indica solo la data dell’avvenuta consegna e il soggetto che ha firmato il ritiro, ma non specifica in nessun modo quale sia il contenuto della lettera.

Quindi se sei il destinatario avrai la strada in salita, se intendi dimostrare che nella raccomandata non c’era nulla tranne la busta, o comunque non c’era tutto ciò che occorreva per farti conoscere appieno la missiva che ti è stata indirizzata.

Nel secondo caso, comunque, la strada è alquanto più agevole, perché basterà produrre l’atto materialmente ricevuto per far constatare la mancanza, ad esempio, di alcune pagine determinanti, o la loro assoluta illegibilità.

Considera, infatti, che il contenuto minimo che la cartella di pagamento deve avere è stabilito per legge e specificato da un apposito Decreto ministeriale periodicamente aggiornato. Perciò l’assenza di una parte del documento che contiene alcuni dati fondamentali renderà invalida l’intera pretesa fiscale.

Più problematica è, invece, la totale assenza dell’atto. Si pone allora il problema se debba essere il mittente a provare l’integrale e regolare spedizione, dunque anche con riferimento al suo contenuto, oppure se sia il destinatario a dover eccepire e dimostrare la mancanza del contenuto nel documento del quale si è ricevuta solo la busta, l’involucro esterno.

La giurisprudenza è stata spesso divisa sul punto: secondo una non recentissima sentenza della Cassazione [1] «è onere del mittente del plico raccomandato fornire la dimostrazione del suo esatto contenuto», ma questo orientamento è stato superato da altre successive e più numerose sentenze di segno contrario [2].

Per i giudici di legittimità, tocca al destinatario superare la «presunzione di conoscenza» del contenuto della raccomandata, desunto da una norma del Codice civile [3] in base alla quale si ritiene sufficiente che la consegna del plico al domicilio del destinatario sia avvenuta nei modi di legge, per farne ritenere conosciuto anche il contenuto.

A questo punto, il destinatario può superare la presunzione di conoscenza se dimostra che si è trovato incolpevolmente nell’impossibilità di prenderne cognizione. In altri termini – spiega la Cassazione – «la prova dell’arrivo della raccomandata fa presumere l’invio e la conoscenza dell’atto, mentre l’onere di provare eventualmente che il plico non conteneva l’atto spetta non già al mittente, bensì al destinatario».

Questo orientamento rigoroso è un’applicazione del principio di cosiddetta «vicinanza della prova», che fa carico della dimostrazione del fatto da provare alla parte che è più prossima a quell’accadimento, in quanto rientrava nella propria sfera di azione e così ha potuto percepirlo più e meglio della controparte, in quel momento distante. In questo caso, l’avvenimento è la ricezione della busta vuota, che rientra nella sfera di conoscenza del destinatario che la apprende nel momento in cui constata che l’involucro è privo di contenuto e potrà provare tale la circostanza.

Ma se questo può essere possibile in larga misura nel giudizio civile, dove è ammessa la deposizione dei testimoni che potrebbero aver percepito tale evento, nel processo tributario, dove la prova testimonale non è ammessa, risulta molto più arduo, se non impossibile.

Adesso, a sbarrare la strada della contestazione della raccomandata in busta vuota si aggiunge anche una nuova sentenza di merito [5] che fa propri i principi già espressi dalla Cassazione e che sopra abbiamo sintetizzato: c’è da dire che nel caso deciso il contribuente aveva eccepito, contemporaneamente, sia l’inesistenza della notifica sia la presenza della busta senza contenuto; circostanze evidentemente incompatibili tra loro.

Ma il tribunale ha comunque colto l’occasione per ricordare che spetta al destinatario non solo allegare, ma anche e soprattutto dimostrare in giudizio che «il plico non conteneva alcun atto o conteneva un atto diverso da quello che si assume spedito»; egli però non aveva fornito tale prova e non la aveva neppure indicata nei propri scritti difensivi.

Bisogna comunque dire che la cartella di pagamento viene sempre notificata in un unico originale: non esistono, cioè, altre copie di essa conformi a quella inviata al contribuente destinatario, ma esistono diversi modi alternativi per apprenderne il contenuto. I principali e più utili allo scopo sono due:

  1. recarsi allo sportello dell’Agente di riscossione e richiedere la propria situazione debitoria. Si otterranno gli estratti di ruolo e quindi le notizie sulle cartelle inviate, complete dell’indicazione dei tributi richiesti e della data di avvenuta notifica. Se da questa analisi dovesse corrispondere che è stata notificata quella cartella arrivata in busta vuota, se ne potrà chiedere una copia integrale allo sportello.
  2. collegarsi al portale dell’Agenzia delle Entrate ed effettuare un’interrogazione sul proprio nominativo, attraverso i sistemi Fisconline o Entratel. Il risultato sarà il medesimo che allo sportello: nell’elenco dei documenti iscritti a ruolo, comparirà anche l’avviso di accertamento esecutivo, la cartella esattoriale o l’intimazione di pagamento, che si potrà scaricare in download sul proprio Pc e scoprire di cosa si tratta.

Senza perdere tempo, però: siccome la notifica si è perfezionata al momento della consegna (o della successiva compiuta giacenza presso l’ufficio postale della raccomandata informativa, se il destinatario era assente) i termini per impugnare decorrono e non vanno superati perché altrimenti, come abbiamo visto, sarebbe estremamente difficile riuscire a dimostrare, nel giudizio di opposizione, l’assenza del contenuto. Meglio, quindi, arrivare a conoscerlo per le altre vie che ti abbiamo suggerito e così potersi difendere nel merito della pretesa. Leggi anche “raccomandata: come si prova il contenuto della lettera“.


note

[1]  Cass. sent. n. 2625 del 11 febbraio 2015.

[2] Cass. sent. n. 5397 del 18 marzo 2016 e Cass. sent. n. 30787 del 26 novembre 2019.

[3] Art. 1335 Cod. civ.

[4] Trib. Reggio Emilia, sent. n. 730/2020 del 15 luglio 2020.


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