Atto tributario notificato da posta privata: quando è valido

20 Luglio 2020 | Autore:
Atto tributario notificato da posta privata: quando è valido

Cosa controllare quando si riceve un avviso di accertamento o una cartella tramite un operatore diverso da Poste Italiane.

Un avviso di accertamento Irpef emesso dall’Agenzia delle Entrate che viene notificato per posta privata può considerarsi valido? La risposta preliminare è “dipende”.  In certi casi non è possibile farlo, e se ciò avviene la notifica è nulla perché non è stata eseguita da Poste Italiane o dal messo incaricato. In altri casi, invece, la giurisprudenza ammette la validità della notifica degli atti tributari anche quando viene eseguita attraverso un operatore di posta privata. Molto dipende anche dal momento in cui la notifica è avvenuta e dal modo in cui si è realizzata.

Vediamo meglio quali sono le caratteristiche e i requisiti che deve avere un atto tributario per poter essere notificato mediante la posta privata e quale deve essere la procedura da rispettare.

Fino a un recente passato, la notifica effettuata mediante un servizio di posta privata era considerata nulla, anzi, del tutto inesistente. Era così piuttosto facile per il contribuente impugnarla, affermando lo specifico vizio del difetto di notifica.

Ma dal momento della liberalizzazione del servizio postale [1] il quadro è cambiato. Le Poste Italiane non hanno più il monopolio e, soprattutto, anche gli operatori privati (ma solo quelli compresi in un apposito elenco di soggetti autorizzati ad operare dal Ministero dello Sviluppo Economico in base al regolamento Agcom, l’Autorità Garante delle Comunicazioni) hanno il potere di certificare l’avvenuta consegna di una lettera raccomandata con valore di piena prova, al pari dell’ufficiale postale.

Dunque la prima cosa da controllare è se l’operatore che ha eseguito la consegna appartiene ad una società in possesso di questo indispensabile titolo abilitativo. Se ne è sprovvisto, la notifica di un atto tributario, o giudiziario, eseguita per suo mezzo non potrà considerarsi valida.

Ma ci sono altre cose da verificare: innanzitutto, il tipo di atto potrebbe appartenere ad una delle tipologie di servizi che sono rimasti affidati «in esclusiva» a Poste Italiane nonostante la liberalizzazione e precisamente tra il 30 aprile 2011 – data di entrata in vigore della prima normativa [2] che ha aperto il settore ad altri operatori – ed il 29 agosto 2017, data di entrata in vigore della liberalizzazione attualmente vigente.

La questione ad oggi può avere un’utilità pratica limitata, considerato il tempo risalente ormai trascorso, ma se pendono giudizi si potrebbe arrivare ancora all‘annullamento di notificazioni a mezzo postale di diversi da quelli tributari, come gli atti giudiziari o di contravvenzioni stradali e di ordinanze ingiunzione che applicano sanzioni amministrative.

Per quanto riguarda invece il tema specifico degli atti tributari, la Cassazione con una nuovissima sentenza [3] si è pronunciata in un caso in cui la notifica (di un avviso di accertamento datato 2010) era avvenuta (nel 2014) a mezzo di un licenziatario di posta privata, ma solo per quanto riguarda la raccomandata informativa [4] inviata al destinatario assente al momento della prima consegna, che era stata effettuata da un messo comunale.

In questo caso la seconda raccomandata è stata ritenuta valida perché si verteva in un’ipotesi di «irreperibilità relativa» del destinatario. Il fatto che il primo invio fosse stato curato in fase di notifica dal messo comunale – e non dunque dalla posta privata – dava piena «certezza del rispetto del termine decadenziale per la notifica dell’atto impositivo», ha osservato la Corte, così superando la problematica dell’eventuale validità da riconoscersi all’attestazione dell’operatore privato.

Per il Collegio, la data di ricezione della successiva raccomandata informativa poteva, al più, «assumere rilievo ai fini della verifica della tempestività del ricorso» che il contribuente aveva proposto avverso quell’avviso di accertamento notificato. Ma la questione in realtà non è insorta: il problema si sarebbe posto solo se la consegna fosse avvenuta prima dei 10 giorni dalla spedizione – ossia nel momento in cui si perfeziona la compiuta giacenza – , mentre nel caso deciso dagli Ermellini il destinatario non aveva curato il ritiro e così la notifica si era comunque perfezionata.

L’orientamento che emerge da questa pronuncia della Suprema Corte è nel senso di confinare l’ipotesi di inesistenza della notificazione, quando avviene mediante le poste private, a «casi assolutamente residuali» e in questo percorso si riallaccia ad alcune recenti sentenze della Cassazione stessa [5] che tendono a “salvare” la validità della notifica avvenuta durante il periodo di liberalizzazione intermedia al quale abbiamo accennato, tra il 2011 ed il 2017.

Mentre nel periodo attuale, post riforma, quello che è certo è che la presenza di un messo notificatore nella prima fase di consegna “salva” la procedura notificatoria quando al postino privato è affidato solo il recapito della successiva seconda raccomandata informativa. In questi casi, anche l’operatore privato è considerato, secondo l’orientamento dominante in Cassazione, munito dei poteri certificativi sufficienti ad attestare l’avvenuto recapito dell’atto e la data di consegna.


note

[1] Avvenuta con Legge n.124/2017 del 4 agosto 2017.

[2] Art. 1, comma 4, D.Lgs. 31 marzo 2011, n. 58.

[3] Cass. sent. n. 15360/20 del 20 luglio 2020.

[4] Art. 140 Cod. proc. civ.

[5] Cass. Sez. Un. sent. n. 299/2020 del 10 gennaio 2020 e Cass. Sez. Un. sent. n.8416/2019 del 26 marzo 2019.


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