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Aiuti Europa: firmato l’accordo sul Recovery Fund

21 Luglio 2020 | Autore:
Aiuti Europa: firmato l’accordo sul Recovery Fund

Raggiunta l’intesa all’alba: 390 miliardi di aiuti diretti e 360 di prestiti. L’Italia primo beneficiario con 208 dei 750 miliardi complessivi.

Ci sono volute 92 ore di discussioni, rimproveri, mediazioni, rischi di fallimento, negoziati estremi. Ma, alla fine, ce l’hanno fatta. Il Consiglio europeo ha raggiunto poco prima delle 5.30 di questa mattina, un accordo sul Recovery Fund, il pacchetto di aiuti destinati ai Paesi dell’Ue per riprendersi dalla crisi del coronavirus. L’annuncio è stato dato alle prime luci dell’alba da presidente Charles Michel. Si tratta di un accordo storico perché cambia le politiche economiche dell’Europa.

L’intesa finale conferma i 750 miliardi di euro complessivi ma modifica l’equilibrio tra sovvenzioni e prestiti: gli iniziali 500 miliardi di euro di trasferimenti a fondo perduto diventano 390 miliardi, mentre i prestiti da restituire salgono da 250 a 360 miliardi.

Per l’Italia significa ridurre al minimo i danni: i trasferimenti a fondo perduto scendono di 3,8 miliardi e vengono fissati in 81,4 miliardi di aiuti diretti che non bisognerà restituire. Aumenta, invece, l’importo dei prestiti, ora stabilito in 127 miliardi, 38 in più del previsto. In totale, quindi, 208 miliardi di euro dei 750 complessivi vanno al nostro Paese, primo beneficiario del Recovery Fund davanti alla Spagna. Soldi che potranno essere usati anche per coprire le misure approvate dallo scorso mese di febbraio, sempre che siano compatibili con il piano di aiuti.

Ed è su questo punto che si è dovuto cedere: dopo un’ultima battaglia, l’ennesima, tra Giuseppe Conte ed il suo omologo olandese Mark Rutte, è stato deciso che quando un Governo proporrà il proprio piano nazionale di riforme (requisito per accedere al Recovery Fund), la Commissione Ue deciderà entro due mesi se approvarlo in base al tasso di rispetto di politiche verdi, digitali e delle raccomandazioni comunitarie 2019-2020: per l’Italia riforme di pensioni, lavoro, giustizia, pubblica amministrazione, istruzione e sanità. La Commissione deciderà a maggioranza qualificata (altro rospo che ha dovuto ingoiare Conte). Significa che un 35% dei Paesi membri potrebbe bloccare il tutto.

Inoltre, «se uno o più governi dovessero vedere serie deviazioni dai target», potranno chiedere che la situazione di un singolo Stato venga discussa al successivo Consiglio europeo, con la Commissione che dovrà bloccare i pagamenti. «In modo esaustivo», è riuscito a far scrivere Conte nell’accordo, per evitare l’ipotesi dell’unanimità.



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