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Conte lancia una nuova task force per usare i fondi europei

21 Luglio 2020 | Autore:
Conte lancia una nuova task force per usare i fondi europei

Deciderà l’impiego delle risorse assegnate all’Italia dal Recovery Fund: ci sono dei vincoli da rispettare per ottenere l’erogazione.

Reduce dalla maratona di 92 ore di discussioni del Consiglio Europeo terminato stamani all’alba con il raggiunto accordo sul Recovery Fund, il premier Giuseppe Conte non si crogiola sul risultato raggiunto nella “giornata storica” e annuncia: «per redigere il piano nazionale di rilancio costituiremo una task force operativa. Sarà una delle priorità che andremo a definire in questi giorni, perché dovrà partire al più presto».

«Con i 209 miliardi di euro di Next Generation Eu, il 28% delle risorse del piano europeo contro la crisi provocata dalla pandemia di Covid-19, abbiamo la possibilità di far ripartire l’Italia con forza, di cambiare volto al nostro Paese. Ora dobbiamo correre, utilizzando questi soldi per investimenti, per riforme strutturali», dice il presidente del Consiglio in videoconferenza stampa da Bruxelles.

Il piano approvato per sostenere la rinascita dell’economia europea dopo il Covid prevede fondi per complessivi 750 miliardi di euro. All’Italia andranno 209 miliardi: 81,4 di sussidi a fondo perduto e 124,7 di prestiti, che andranno restituiti ma a tassi molto bassi e a condizioni agevolate, con un periodo di rimborso ultratrentennale.

Ma c’è anche un “freno di emergenza“, un meccanismo chiesto dall’Olanda e dagli altri Paesi “frugali” per bloccare in extremis l’erogazione dei fondi se non saranno rispettati gli obiettivi guida scelti da Bruxelles. L’Olanda avrebbe voluto l’unanimità, in modo che sarebbe bastato un solo voto contrario per arrestare l’attuazione del piano, ma alla fine è passato un sistema di approvazione a maggioranza qualificata tra i 27 Stati membri del Consiglio Europeo: solo un gruppo di Paesi che rappresenti almeno il 35% della popolazione dell’Unione potrà impedire i trasferimenti di risorse ai singoli Stati.

Conte, nell’annunciare la nuova task force, non ha ancora chiarito chi saranno i componenti e quali sarà l’ambito dei lavori, limitandosi ad anticipare che avrà il compito di redigere materialmente il piano nazionale di ripresa e di resilienza, che sarà la base per ottenere le risorse da Bruxelles. La Commissione europea infatti dovrà esaminare i progetti proposti dai singoli Stati e verificare la coerenza con gli obiettivi del Next Generation Eu, come l’innovazione, la sostenibilità e il rispetto dell’ambiente.

Il premier però si dichiara certo che l’approvazione di questo piano rafforzerà l’azione del Governo: «ci permette di confidare in consistenti risorse finanziarie per raggiungere quegli obiettivi che abbiamo già individuato e che ora andremo a declinare in modo concreto».

Dunque, la nuova task force dovrebbe essere qualcosa di più dell’ennesimo team di esperti che a vario titolo hanno assistito il Governo nelle precedenti fasi dell’emergenza, con compiti tecnici e consultivi in vari ambiti, dalla sanità all’economia.

Stavolta, ci saranno anche due vincoli precisi: «per la prima volta nella storia europea, il bilancio europeo è collegato agli obiettivi climatici, e per la prima volta il rispetto dello stato di diritto diventa una condizione per la concessione di fondi», ha dichiarato il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel. Anche la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha rafforzato questo concetto, quando ha ribadito come nell’intesa ci sia «un chiaro impegno allo stato di diritto: in caso di violazioni saranno adottate sanzioni con un voto a maggioranza qualificata» ed ha avvertito che «introdurremo anche strumenti per rafforzare il controllo dei fondi Ue».

Questa scelta è di natura politica ed è stata inserita per prevenire eventuali derive nazionaliste e antidemocratiche di alcuni Paesi come la Polonia e l’Ungheria. Così come il “freno d’emergenza” è una sorta di diritto di veto ammorbidito per garantire l’Unione contro i possibili ritorni di maggioranze di governo antieuropee, in ipotesi anche in Italia. Tutto questo finirà per rafforzare l’attuale Governo Conte: se rimarrà al suo posto, l’erogazione dei fondi non dovrebbe trovare intoppi.

Non è un caso che il premier, al termine del Consiglio Europeo, abbia sentito il bisogno di ringraziare anche le forze di opposizione: «soprattutto alcuni loro esponenti, pur tra legittime critiche, hanno ben compreso l’importanza storica della posta in gioco», ha detto, con un chiaro apprezzamento alla posizione di Giorgia Meloni che, durante i negoziati a Bruxelles, non si era associata alle critiche di Salvini ma aveva chiesto a Conte di «giocare in attacco» e di «difendere fino in fondo gli interessi del popolo italiano».

Oggi Meloni dichiara: «abbiamo tifato per l’Italia in ogni momento, ora a negoziato concluso voglio dire che Conte è uscito in piedi ma poteva andar meglio. Gli riconosciamo di essersi battuto per contrastare le pretese egoistiche dei Paesi nordici ma il risultato finale non è quello che speravamo. Queste risorse arriveranno a primavera 2021 inoltrata e per spenderle dovremo passare dalle forche caudine dei Rutte di turno, con il “super freno di emergenza” si rischia un inaccettabile commissariamento delle scelte di politica economica di una nazione sovrana. Difenderemo la nostra sovranità strenuamente e ci auguriamo che da questo momento in poi il Governo voglia fare lo stesso».



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