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Interessi di mora: come si calcolano?

21 Luglio 2020 | Autore:
Interessi di mora: come si calcolano?

La formula matematica per sapere come viene stabilita la sanzione sul ritardo o il mancato pagamento delle rate di un finanziamento.

Se hai chiesto un mutuo o un prestito e paghi le rate in ritardo o non le paghi affatto, tra le altre conseguenze ci sarà quella di vederti arrivare degli interessi di mora. Si tratta di uno strumento grazie al quale le banche si tutelano dai cattivi pagatori. Ciò non vuol dire, però, che gli istituti di credito possano applicare le condizioni e le percentuali che vogliono su questa sanzione. Ecco perché, prima di firmare un contratto di finanziamento, è importante sapere tutto sugli gli interessi di mora: come si calcolano e cosa stabilisce la legge in proposito.

C’è un calcolo matematico che vedremo tra poco e che considera tre fattori per calcolare gli interessi di mora: l’importo dovuto, il tasso applicato ed il numero di giorni di interessi maturati. Poi, c’è un quarto dato che servirà a completare l’operazione: il numero dei giorni dell’anno, cioè 365, valido anche nei bisestili.

L’applicazione degli interessi di mora, però, deve seguire una procedura ben precisa e non può avvenire senza preavviso da parte della banca: il debitore ha il diritto di essere avvisato del fatto che sta per scattare la sanzione. Ci sono dei tempi stabiliti dalla legge che vanno rispettati.

Ecco allora come si calcolano gli interessi di mora e come funziona il meccanismo che fa scattare questa penalità.

Interessi di mora: cosa sono?

Per interessi di mora si intende la sanzione che viene applicata a chi ritarda nella restituzione di un debito, come un mutuo o un altro tipo di finanziamento. Le banche si tutelano, in questo modo, da chi non riesce (o non vuole) pagare le rate mensili stabilite al momento della firma del contratto.

La mora, dunque, è un interesse calcolato come multa e come rimborso sul capitale che è stato prestato. È stabilito sul contratto del finanziamento, dove si riporta l’entità della sanzione e quando può essere preteso dalla banca.

Tuttavia, c’è un caso in cui il debitore può evitare di pagare gli interessi di mora. Succede quando il cliente è in grado di dimostrare che un ritardo o un mancato pagamento sono dovuti ad un errore della banca. È il caso del bonifico non arrivato per un problema informatico con il server o non registrato correttamente dall’istituto di credito. Il cliente avrebbe voluto pagare e, anzi, può anche non sapere che la rata non è andata a buon fine. In questo caso, basterà saldare la mensilità senza alcuna sanzione.

Interessi di mora: come si calcolano?

Ed eccoci all’equazione, cioè alla formula matematica per il calcolo degli interessi di mora. Ufficialmente si deve fare così:

Importo dovuto x Tasso di mora x Numero di giorni di interessi maturati /365.

Quel «365», come si diceva all’inizio, è un coefficiente fisso che corrisponde ai giorni dell’anno e che va applicato anche nei bisestili. Pertanto, in quest’ultimo caso, non va cambiato con «366».

Nella formula che abbiamo appena visto, ci sono alcuni fattori che possono restare invariati da una banca all’altra: l’importo dovuto (quello è) ed il numero dei giorni di interessi maturati, cioè il ritardo accumulato. Oltre, ovviamente, a quel coefficiente 365 di cui abbiamo appena parlato.

L’elemento che, invece, può cambiare da un istituto ad un altro è proprio il tasso di interesse di mora. Non viene applicata ovunque la stessa percentuale, poiché non risponde alle norme sui soliti interessi ma a delle regole a sé stanti. Il che non vuol dire che ciascuno possa fare quello che gli pare.

Da alcuni anni a questa parte, il tasso di mora massimo applicabile è fermo all’8%. Significa che una banca non può pretendere una sanzione superiore a questa percentuale. Ma non vuol dire che, automaticamente, venga applicato un 8%: la banca può decidere di stabilire un tasso di mora più basso. E, infatti, mediamente viene fissato tra il 2% e il 4% in più rispetto agli interessi del finanziamento. In questo caso, e per fare un esempio, se hai ottenuto un mutuo al 2,5% e paghi in ritardo o non paghi le rate, per effettuare il calcolo con la formula sopra indicata il tasso di mora sarà tra il 4,5% e il 6,5%.

Va aggiunto che, secondo le norme in materia di interessi di mora, il tasso massimo dell’8% si applica alle transazioni commerciali concluse a decorrere dal 1° gennaio 2013. Significa che per quelle precedenti va applicata la percentuale del 7%, prevista prima di quella data.

Interessi di mora: da quando decorrono?

Per poter essere applicati, gli interessi di mora devono essere dichiarati dalla banca in modo chiaro e trasparente. L’istituto (o chi ha erogato il finanziamento) deve recapitare al debitore una lettera di richiamo tramite raccomandata a/r entro 30 giorni dalla data in cui è scaduta la rata contestata.

Se entro quel termine il ritardo non è stato rimediato e, quindi, la mensilità non è stata saldata, parte la fase moratoria automatica. A questo punto, non è più possibile «trattare», cioè patteggiare il pagamento della rata in sospeso, ma occorrerà pagare la mora per tutti i giorni di ritardo accumulati.



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