La ricettazione lieve diventa non punibile

21 Luglio 2020 | Autore:
La ricettazione lieve diventa non punibile

La Corte Costituzionale dichiara illegittima la norma che esclude i casi di particolare tenuità dall’esimente della non punibilità penale.

Se hai acquistato occasionalmente qualche oggetto di provenienza furtiva, come un telefono cellulare per strada che ti ha venduto uno sconosciuto in fretta e a un basso prezzo, puoi tirare un sospiro di sollievo. Oggi la Corte Costituzionale con una sentenza appena depositata [1] ha stabilito che la causa di non punibilità per la «particolare tenuità del fatto» [2]  è applicabile al reato di ricettazione attenuata [3], reato che prevede la pena è della reclusione da 15 giorni a 6 anni e la multa fino a euro 516 «se il fatto è di particolare tenuità».

La Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’esimente prevista dall’art. 131 bis del Codice penale nella parte in cui non si applica ai reati per i quali non è stabilito un minimo edittale di pena detentiva e tuttavia è previsto un massimo superiore a 5 anni di reclusione. La Corte ha osservato che, con la scelta di consentire l’irrogazione della pena detentiva nella misura minima assoluta (15 giorni di reclusione), il legislatore ha riconosciuto che alcune condotte possano essere della più tenue offensività. Per esse, quindi, è irragionevole escludere a priori l’applicazione dell’esimente.

La questione di legittimità costituzionale era stata sollevata dal Tribunale penale di Taranto proprio riguardo a un caso di ricettazione attenuata, dove l’imputato era accusato di aver acquistato o comunque ricevuto alcune confezioni di rasoi e lamette da barba che costituivano provento di furto.

Nel processo, era emersa la particolare tenuità sia del danno subito dalla vittima sia del profitto conseguito dall’imputato, che era anche incensurato e questo consentiva di intendere la sua condotta come del tutto occasionale. Ma la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto era impedita, poiché il limite massimo di applicazione dell’esimente è fissato nei reati puniti con pena detentiva edittale fino a 5 anni, mentre la ricettazione attenuata arriva a 6 anni.

La Corte Costituzionale ha ritenuto irragionevole questa esclusione per condotte che sono ben poco offensive e di scarsissimo disvalore penale. Ed ha evidenziato che ci sono altri reati – come il furto, il danneggiamento e la truffa – che pur avendo una pena minima di 6 mesi (mentre la ricettazione attenuata parte da 15 giorni) possono beneficiare dell’esimente perché la pena massima non oltrepassa i 5 anni.

Ad avviso della Consulta, «l’esistenza di un’attenuante, di cui la particolare tenuità del danno o del pericolo sia elemento costitutivo, di per sé non impedisce l’applicazione della causa di non punibilità, ma neppure la comporta automaticamente». Piuttosto, richiede una valutazione complessiva di tutte le peculiarità della fattispecie concreta [4], incluse quindi le modalità della condotta e il grado della colpevolezza.

Nel caso della ricettazione attenuata, abbiamo una circostanza attenuante speciale (e non un reato autonomo) che non è affatto incompatibile con l’esimente della particolare tenuità che rende la condotta non punibile, in base alle modalità della condotta e all’esiguità del danno e quando il comportamento risulti non abituale. Anzi, questa «generale causa di esclusione della punibilità si raccorda con l’altrettanto generale presupposto dell’offensività della condotta, requisito indispensabile per la sanzionabilità penale di qualsiasi condotta in violazione di legge».

Ora – prosegue il Collegio – «se si fa riferimento alla pena minima di 15 giorni di reclusione, prevista per la ricettazione di particolare tenuità, non è difficile immaginare casi concreti in cui rispetto a tale fattispecie potrebbe operare utilmente la causa di non punibilità (impedita dalla comminatoria di 6 anni), specie se si considera che, invece, per reati (come, ad esempio, il furto o la truffa) che di tale causa consentono l’applicazione, è prevista la pena minima, non particolarmente lieve, di 6 mesi di reclusione», cioè una pena che, «secondo la valutazione del legislatore, dovrebbe essere indicativa di fatti di ben maggiore offensività».

La Corte è intervenuta con la declaratoria di illegittimità costituzionale poiché « la mancata previsione di un minimo edittale di pena detentiva – e quindi l’operatività del minimo assoluto di 15 giorni di reclusione – richiama per necessità logica l’eventualità applicativa dell’esimente di particolare tenuità del fatto». Nello specifico della ricettazione attenuata, la Corte osserva che «l’assoluta mitezza del minimo edittale rispecchia una valutazione legislativa di scarsa offensività, la cui configurabilità è riconosciuta dalla giurisprudenza comune solo per le ipotesi di rilevanza criminosa assolutamente modesta, talvolta al limite della contravvenzione di acquisto di cose di sospetta provenienza».

Per questo – conclude la Corte – è dunque manifestamente irragionevole l’aprioristica esclusione dell’applicazione dell’esimente di cui all’art. 131-bis cod. pen., quale discende da un massimo edittale superiore ai 5 anni di reclusione. Deve censurarsi, alla luce dell’art. 3 Cost., l’intrinseca irragionevolezza della preclusione dell’applicazione dell’esimente di cui all’art. 131-bis cod. pen. per i reati – come la ricettazione di particolare tenuità – che lo stesso legislatore, attraverso l’omessa previsione di un minimo di pena detentiva, ha mostrato di valutare in termini di potenziale minima offensività».

La Corte, infine, ha precisato che la declaratoria di illegittimità costituzionale non è generalizzata e indiscriminata, bensì «lascia intatti tutti i requisiti applicativi dell’esimente che prescindono dall’entità edittale della pena». Quindi avverte che, anche nell’ipotesi di ricettazione attenuata, «l’esimente non potrà essere riconosciuta quando la valutazione giudiziale [4] sia negativa per l’autore del fatto o la condotta di questi risulti abituale ovvero, ancora, quando ricorra una fattispecie tipica di non tenuità tra quelle elencate dal secondo comma dell’art. 131-bis cod. pen». Leggi anche “ricettazione: cos’è e cosa si rischia“.


note

[1] C. Cost., sent. n. 156/2020 del 21 luglio 2020.

[2] Art. 131 bis Cod. pen.

[3] Art. 648, comma 2, Cod. pen.

[4] A norma dell’art. 133, comma 1, Cod. pen.


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