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Difendersi dai virus che prelevano i dati del conto corrente e lo saccheggiano

5 Novembre 2013
Difendersi dai virus che prelevano i dati del conto corrente e lo saccheggiano

Reati informatici: per rubare i codici di accesso all’e-banking o della carta di credito non è più necessario il phishing: è sufficiente inserire un Trojan, un cavallo di Troia, che spia il correntista.

Non c’è da stare tranquilli. Nell’ultimo anno, i reati informatici sono cresciuti del 254%. Più del 50% delle aziende sono state attaccate da un hacker.

Ma quel che è peggio è che la parte più debole e colpita sono i consumatori, i piccoli correntisti e risparmiatori: quelli che più difficilmente intraprendono una lunga e costosa causa a tutela dei propri diritti. Così, circa 30 mila conti correnti sono stati svuotati nel 2012, senza lasciare traccia, per importi variabili da 500 a 250 mila euro.

Un tempo – alla preistoria dell’informatica – si utilizzava la tecnica del phishing. Ma ciò richiedeva una certa “collaborazione” da parte del cittadino, che avrebbe dovuto – quanto meno – accedere alla homepage della propria banca telematica (in realtà, una perfetta ricostruzione, fatta ad arte dai truffatori) e lì digitare username e password.

Le tecniche si affinano e, oggi, arruolare un hacker è possibile con pochi euro.

Così i meccanismi per rubare dai conti sono divenuti più sofisticati e veloci.

È sufficiente colpire la vittima con un “Trojan horse”, un cavallo di Troia, che si inserisce nel pc o nello smartphone dopo aver cliccato un link contenuto in una email spam, siti di vario genere infettati (a volte quelli hard) o negli sms. A volte si tratta di un link presente su Facebook o su un messaggio di posta elettronica apparentemente inviato da un amico.

A questo punto, il Trojan installa una specie di virus che consente di “tracciare” ciò che l’utente digita sulla propria tastiera; il che consente di rubare le sue informazioni personali, quali il numero di conto corrente, le credenziali e le password dell’e-banking, gli estremi delle carte di credito. Ma anche i dati di accesso a un account email, Facebook o Twitter, con inevitabili furti d’identità.

In questi casi, la prima regola da seguire, in via prudenziale, è proprio quella di tenere giornalmente sotto controllo il proprio conto corrente, controllando ogni movimentazione. Non poche volte, infatti, il reato viene commesso in più giorni, proprio perché, per contratto con la banca, il correntista ha una soglia massima giornaliera per le movimentazioni in uscita.

Inoltre è sempre bene usare carte di credito prepagate, ricaricate con il denaro strettamente necessario, di volta in volta, alla transazione.

La ricarica delle carte è sempre consigliabile farla allo sportello e non dal pc.

La regola più importante è quella di dotarsi di un buon antivirus sempre aggiornato. Non andate sul risparmio né sul taroccato. Un piccolo investimento potrebbe evitarvi problemi più seri in futuro. Per la scelta dell’antivirus confrontatevi con chi di computer ne capisce.

Qualora vi accorgiate di un’anomalia sul vostro conto, oltre a sporgere querela presso la polizia postale, sarà bene informarne tempestivamente la banca, con una telefonata e, soprattutto, per iscritto (attraverso PEC o lettera consegnata allo sportello). In tal modo, si renderà corresponsabile l’istituto qualora non predisponga le misure idonee a ridurre o evitare il rischio di accesso non autorizzato (leggi l’articolo: “Furto sul conto corrente online: la banca può essere responsabile”).



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