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Per revocare la vendita che froda i creditori serve il dolo dell’acquirente

5 Novembre 2013
Per revocare la vendita che froda i creditori serve il dolo dell’acquirente

L’azione revocatoria relativa all’alienazione di un immobile può essere esperita solo se si dimostra la consapevolezza del terzo acquirente dell’intento fraudolento del venditore.

Se la vendita di un bene danneggia i creditori del venditore, questi possono farla dichiarare dal giudice inefficace dai attraverso la cosiddetta “azione revocatoria”; tuttavia è necessario che tanto il venditore quanto l’acquirente fossero consapevoli di arrecare un danno ai creditori del primo, altrimenti revocatoria non può essere esercitata.

Se poi la vendita è stata firmata prima del sorgere del credito, il terzo deve anche essere partecipe della dolosa preordinazione dell’operazione.

È questa la corretta sintesi a cui è pervenuto il tribunale di Catania con una sentenza dello scorso 30 luglio.

La vicenda

Un soggetto con un ingente debito nei confronti di banche e privati, aveva venduto un appartamento. Alcuni creditori avevano allora promosso l’azione revocatoria, chiedendo che la vendita fosse dichiarata inefficace nei loro confronti.

La Cassazione

Come affermato dalla Cassazione [1], anche se, dopo la vendita, l’acquirente non perde ricchezza – in quanto egli si limita a sostituire un immobile con del denaro – tale operazione comporta comunque una rilevante modifica qualitativa della garanzia patrimoniale, per via della maggiore facilità di cessione del denaro stesso.

La prova

La prova della consapevolezza dell’acquirente si potrebbe, per esempio, acquisire – sostiene il tribunale – anche attraverso la dimostrazione del prezzo pagato se notevolmente inferiore rispetto ai valori di mercato.


note

[1] Cass. sent. n. 1896/2012.


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