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Affido esclusivo: cosa comporta

22 Luglio 2020
Affido esclusivo: cosa comporta

L’affidamento del figlio ad un solo genitore: presupposti, modalità e conseguenze.

Ti sei separata da tuo marito da pochi mesi. Le ragioni di questa decisione sono più che legittime: il tuo ex era diventato nervoso e violento. Quindi, tra paure e litigi, hai chiesto la separazione. All’udienza, il giudice ha disposto l’affidamento condiviso del vostro bambino di 4 anni. Tu però non sei d’accordo, visto che il tuo ex marito ha problemi con l’alcol e non sa badare a se stesso, figuriamoci ad un bambino piccolo. In questo articolo ti spiego l’affido esclusivo: cosa comporta e quali sono i requisiti per ottenerlo. A dispetto di ciò che si pensi, infatti, l’affidamento del figlio ad un solo genitore può essere concesso esclusivamente quando ciò risponda all’interesse del minore. Ma procediamo con ordine e vediamo più nel dettaglio la disciplina prevista dalla legge per l’affido esclusivo.

Cos’è l’affido? 

Devi sapere che nel momento in cui una coppia decide di separarsi è necessario regolamentare una serie di aspetti, tra i quali l’affidamento dei figli minori e il loro collocamento. Si tratta, tuttavia, di due cose ben diverse:

  • l’affidamento riguarda l’individuazione del genitore a cui spetta l’esercizio del potere decisionale in merito al mantenimento, all’educazione e all’istruzione dei figli minorenni;
  • il collocamento attiene al luogo in cui i figli minori andranno a vivere stabilmente.

Nella maggior parte dei casi, il giudice dispone l’affidamento condiviso del minore con collocamento prevalente presso la casa della mamma. Questo vuol dire che i figli vivranno dalla mamma, ma potranno vedere il papà nei giorni e negli orari concordati nel provvedimento di separazione (ad esempio, due giorni a settimana e due weekend al mese, a seconda delle necessità). Ne consegue che le decisioni importanti relative al figlio, ad esempio la scuola o lo sport da praticare, saranno prese da mamma e papà di comune accordo; mentre le scelte inerenti la vita quotidiana, come ad esempio quali vestiti comprare o cosa mangiare, saranno prese separatamente.

Con l’affidamento condiviso, quindi, si realizza a pieno quello che nel linguaggio degli addetti ai lavori si chiama principio di bigenitorialità, un parolone per indicare il diritto del figlio a mantenere un rapporto stabile e continuativo con entrambi i genitori, anche se separati o divorziati.

Affidamento esclusivo: quando e come chiederlo

Abbiamo detto che la regola generale è che il figlio minore venga affidato ad entrambi i genitori. Ma cosa accade se uno dei due si dimostra totalmente incapace, o comunque inadeguato al ruolo? Ti faccio due esempi pratici per farti capire meglio.

Tizio e Caia si sono separati e il giudice ha disposto l’affidamento condiviso del figlio Mevio, con collocamento del bambino presso la mamma. Dopo circa otto mesi, però, Mevio inizia a fare i capricci e a non voler più andare dal papà. Facendo delle indagini, Caia scopre che l’ex marito Tizio è solito lasciare il figlio minore a casa, mentre lui va a farsi delle bevute al bar con gli amici.

Sempronio si è separato da sua moglie e, per ripicca nei suoi confronti, non ha nessuna intenzione di corrisponderle l’assegno di mantenimento per il figlio così come deciso dal tribunale.

Come hai modo di notare, nel primo esempio Tizio non è in grado di occuparsi di suo figlio perché lo abbandona a casa da solo per andare ad ubriacarsi; nel secondo esempio, invece, Sempronio lascia che suo figlio viva in ristrettezze economiche per un risentimento nei confronti dell’ex moglie. 

Secondo la giurisprudenza, quindi, si ha diritto a richiedere l’affidamento esclusivo quando un genitore:

  • è violento: pensa, ad esempio, al padre che picchia i figli o la mamma (in presenza dei figli);
  • si disinteressa completamente del minore: ad esempio, si rende irreperibile oppure non telefona al figlio o dimentica di andarlo a prendere nei giorni stabiliti;
  • è affetto da gravi dipendenze, come alcol e droga;
  • ha problemi di salute mentale o comunque disturbi della personalità;
  • se ha ucciso qualcuno e viene arrestato per omicidio; 
  • non corrisponde il mantenimento al figlio.

Come hai modo di notare, una relazione omosessuale di un genitore, l’orientamento religioso o la limitata conflittualità tra coniugi, non sono motivi validi per concedere l’affido esclusivo che, come abbiamo visto, si basa esclusivamente su condotte pregiudizievoli per il minore.

Per decidere se accogliere o meno la domanda, il giudice deve valutare, in particolare, la condotta di entrambi i genitori e un eventuale rifiuto del minore a intrattenere rapporti con gli stessi. Per questo motivo può avvalersi dei servizi sociali, i quali hanno il compito di redigere una relazione dettagliata al riguardo. Nella sua motivazione, il giudice ha poi il dovere di chiarire per quale ragione ritiene un genitore più idoneo a prendersi cura del proprio figlio.

Infine, va detto che se i genitori si accordano sull’affidamento esclusivo del minore, ad esempio perché uno dei due si trasferisce temporaneamente all’estero, tale accordo dovrà essere omologato dal giudice in base all’interesse del bambino.

Affido esclusivo: quali sono le conseguenze?

Una volta che il giudice pronuncia l’affidamento esclusivo, la responsabilità genitoriale è esercitata prevalentemente dal genitore a cui viene affidato il minore. Questo, però, significa che l’altro genitore deve comunque partecipare alle decisioni rilevanti che riguardano il figlio ed esercitare il suo diritto di visita nei tempi e nei modi stabiliti dal tribunale. Tali incontri, tuttavia, potranno avvenire in una determinata sede e alla presenza di terze persone (ad esempio, dei servizi sociali).



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