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Redditometro: non basta il questionario, è necessario convocare il contribuente

5 Novembre 2013 | Autore:
Redditometro: non basta il questionario, è necessario convocare il contribuente

L’accertamento tramite redditometro è nullo se il Fisco non instaura un effettivo contraddittorio con il contribuente.

Qualora il Fisco, in sede di accertamento tramite redditometro, riscontri delle irregolarità, deve sentire il contribuente in contraddittorio, pena la nullità dell’accertamento stesso.

Il contraddittorio deve essere effettivo: cioè il contribuente deve essere convocato per poter spiegare le ragioni delle irregolarità riscontrate in merito alla sua posizione fiscale.

Al Fisco non basta inviare un questionario in cui chiede di spiegare i motivi del discostamento del reddito accertato da quello dichiarato. La risposta su carta e il mero scambio epistolare non è infatti idoneo ad assicurare il diritto di difesa del cittadino. È necessaria, infatti, una vera e propria convocazione per poter sentire l’interessato.

È quanto affermato dalla Commissione tributaria regionale di Milano. Con una recente sentenza [1], i giudici hanno accolto il ricorso di un gioielliere che aveva ricevuto un accertamento del maggior reddito e, solo tramite questionario, aveva potuto giustificare lo scostamento con una cospicua eredità.

L’accertamento tramite redditometro, poiché si basa su indici statistici, deve necessariamente trovare un riscontro reale e non può di per sé bastare per infliggere una sanzione. Può, infatti, avvenire che il reddito accertato in via presuntiva non corrisponda a quello effettivo.

Ecco perché è particolarmente forte l’esigenza di garantire il diritto di difesa del contribuente che, tramite il contraddittorio con il Fisco, può provare, per esempio, che le spese considerate in sede di accertamento tramite redditometro provengono da fonti diverse dal reddito presunto.

In assenza di contraddittorio, l’accertamento è nullo, così come è nullo l’eventuale atto impositivo basato su di esso.


note

[1] Comm. Trib. Reg. di Milano, sent. n. 23/2013.


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