Diffamazione non più punita penalmente

22 Luglio 2020
Diffamazione non più punita penalmente

Particolare tenuità del fatto estesa anche ai reati senza pena minima: offese, insulti, ingiuria e diffamazione non più punibili penalmente. 

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il tribunale. Il che è un po’ una parafrasi del fatto che una cosa è la teoria, un’altra la pratica.

Sapete tutti che è reato di diffamazione dire in giro di una persona che è un mafioso o un imbroglione, o di una donna che è una mantenuta o di facili costumi, o del collega che è un raccomandato o del datore di lavoro che è un imbroglione. 

Eppure, a conti fatti, non c’è alcuna punizione per chi offende o deride in pubblico un’altra persona. Non almeno sotto l’aspetto penale. Non c’è infatti alcun processo penale, né la conseguente pena. Il tutto grazie a una riforma del 2015 la cui portata, peraltro, è stata estesa da una recente pronuncia della Corte Costituzionale [1] che vale come una “legge” (come del resto tutte le sentenze della Consulta). Cerchiamo allora di capire cosa è successo e quando la diffamazione non viene più punita penalmente.

Ingiuria e diffamazione: nessuna punizione

Cinque anni fa, si gridò al colpo di spugna quando il governo decise di depenalizzare l’ingiuria. L’offesa detta in faccia alla vittima non costituisce più reato ma un semplice illecito civile a fronte del quale si può, tutt’al più, chiedere un risarcimento. Risarcimento che peraltro è assai improbabile atteso che, oltre a dover dimostrare un danno effettivo e non ipotetico (il semplice fatto dell’offesa infatti non è sufficiente), la vittima ha bisogno di un testimone o di una registrazione del fatto (visto che nel processo penale, a differenza di quello civile, la dichiarazione della vittima non ha peso).

Rimaneva allora nell’orbita del penale la diffamazione, ossia le offese proferite in pubblico (o comunque in presenza di almeno due persone). Diffamazione che tutt’oggi costituisce reato ma, come si vedrà a breve, nei fatti non può essere punita. Per comprenderne le ragioni dobbiamo fare un passo indietro.

La particolare tenuità del fatto

L’articolo 131-bis del Codice penale esclude la possibilità di processare e punire tutti i reati che, non avendo determinato gravi conseguenze, siano puniti con una pena detentiva fino a massimo 5 anni e/o con la pena pecuniaria. È la cosiddetta particolare tenuità del fatto.

Ebbene, tra questi reati vi rientra anche la diffamazione che, a norma dell’articolo 595 del Codice penale, è sanzionata con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a milletrentadue euro, mentre nelle ipotesi di diffamazione aggravata la reclusione può superare perfino i tre anni.

Dunque, seppure la diffamazione – a differenza dell’ingiuria – resta comunque, almeno in astratto, un illecito penale, dal punto di vista pratico non può essere punita penalmente in quanto la pena per la quale è prevista è inferiore ai 5 anni e quindi rientra nel meccanismo della particolare tenuità.

L’intervento della Corte Costituzionale

La Corte Costituzionale ha poi esteso l’ambito di applicazione della tenuità del fatto includendovi anche quei reati per i quali la legge non prevede una pena minima ma solo quella massima. È il tipico caso in cui, nel testo della norma, è riportato che «… il colpevole è punito con la reclusione fino a un massimo di….». In questi casi, per legge, la detenzione non può comunque mai essere inferiore a 15 giorni.

In precedenza, era sorto il dubbio se a tali situazioni potesse applicarsi la particolare tenuità del fatto. Ma ora la Corte Costituzionale ha risolto la questione in senso favorevole. Risultato: reati come la ricettazione di lieve entità non possono essere puniti penalmente.

A seguito di ciò, non ci sono più dubbi circa il fatto che la non punibilità andrà a coprire anche le forme particolarmente aggravate di diffamazione, come quella prevista dall’ultimo comma dell’articolo 595 del Codice penale, ossia quando l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio.

Chi offende non sarà più punito

Risultato: chi offende una persona in pubblico, dicendo “peste e corna” di lei, umiliandola e pregiudicandone la reputazione, non potrà essere processato e non sarà sanzionato. Gli resterà la fedina penale macchiata e potrà essere al massimo citato in una causa civile per ottenere il risarcimento del danno. A patto ovviamente che un danno possa essere dimostrato e che ci sia qualche testimone disposto a deporre contro di lui.

Andiamo incontro a un far west di offese ai danni del nostro onore? Solo il tempo lo saprà. Intanto, per ora, questa è la legge. 


note

[1] C. Cost. sent. n. 156/20 del 21.07.2020. La Corte ha osservato che, con la scelta di consentire l’irrogazione della pena detentiva nella misura minima assoluta (15 giorni di reclusione), il legislatore ha riconosciuto che alcune condotte sono caratterizzate da una offensività assai limitata. Per esse, quindi, è irragionevole escludere a priori l’applicazione dell’esimente.

La decisione della Consulta, peraltro, era stata in qualche modo anticipata nel 2017 quando, con la sentenza 207, anch’essa in tema di ricettazione di lieve entità, come quella di ieri, la medesima Corte osservò che «se si fa riferimento alla pena minima di 15 giorni di reclusione, prevista per la ricettazione di particolare tenuità, non è difficile immaginare casi concreti in cui rispetto a tale fattispecie potrebbe operare utilmente la causa di non punibilità (impedita dalla comminatoria di sei anni), specie se si considera che, invece, per reati (come, ad esempio, il furto o la truffa) che di tale causa consentono l’applicazione, è prevista la pena minima, non particolarmente lieve, di 6 mesi di reclusione», cioè una pena che, secondo la valutazione del legislatore, dovrebbe essere indicativa di fatti di maggiore offensività: per ovviare all’incongruenza, si aggiungeva, «oltre alla pena massima edittale, al di sopra della quale la causa di non punibilità non possa operare, potrebbe prevedersi anche una pena minima, al di sotto della quale i fatti possano comunque essere considerati di particolare tenuità».


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube