Estratto conto: la banca è obbligata a fornirlo al cliente?

22 Luglio 2020 | Autore:
Estratto conto: la banca è obbligata a fornirlo al cliente?

Conti correnti, conti deposito, polizze vita, fondi di investimento e gestioni patrimoniali: cosa va comunicato al cliente e quando, per informarlo sull’andamento.

Se hai un conto deposito titoli acceso presso la tua banca, nel quale hai investito i tuoi risparmi in azioni, obbligazioni o altri strumenti finanziari, vorresti conoscere periodicamente il suo andamento. Specialmente in periodi di turbolenza finanziaria come quello attuale, determinato dall’emergenza Covid, il valore del tuo investimento potrebbe subire anche forti oscillazioni.

Il normale estratto conto bancario riguarda solo i movimenti di conto corrente e non contiene queste informazioni. Infatti l’andamento dei titoli contenuti nel tuo conto deposito è soggetto ai cambiamenti delle loro quotazioni, che sono eventuali e non predeterminabili. Rimane certa solo la quantità in tuo possesso, cioè il numero delle azioni o delle obbligazioni che hai acquistato inizialmente e vengono virtualmente custodite dalla banca sul conto intestato a tuo nome.

Ma anche se hai una o più carte di credito o di debito collegate al conto vorresti sapere i movimenti effettuati. Se invece hai investito i tuoi risparmi in un fondo comune o in una gestione patrimoniale o hai stipulato una polizza vita a contenuto finanziario, sei interessato a ricevere notizie frequenti sull’andamento e sul valore maturato. In tutti questi casi ti serve sapere se la banca è obbligata a fornirti l’estratto conto per ciascuno di questi rapporti.

Ma per sapere quali notizie la banca è tenuta a fornirti periodicamente, e in caso affermativo con quale cadenza, bisogna innanzitutto capire di che tipo di rapporto si tratta e quale contratto è stato instaurato tra te e la banca o l’altro intermediario finanziario. I contenuti e i conseguenti obblighi possono essere, infatti, molto diversi in relazione ai vari casi. Analizziamo le varie situazioni che possono verificarsi.

Estratto conto corrente

Se hai un normale conto corrente bancario o postale, l’istituto è tenuto a fornirti periodicamente l’estratto conto, che contiene l’elenco di tutte le movimentazioni effettuate nel periodo, che può essere mensile o trimestrale in base alla periodicità di comunicazioni da te scelta all’apertura del conto o modificata successivamente. Lo stesso vale per le carte, di credito o di debito, collegate al conto.

L’invio degli estratti conto è obbligatorio: la banca è tenuta a fornirteli perché ha un preciso dovere di rendiconto che, quand’anche non fosse previsto nel contratto, è imposto dalla legge [1]. Se non hai scelto una periodicità diversa, la banca potrebbe inviarti l’estratto anche una sola volta all’anno, al domicilio da te indicato. In genere, però, la periodicità stabilita è quella trimestrale.

Se desideri, puoi ottenerlo anche mensilmente. Potrai anche scegliere se riceverlo nella tradizionale modalità cartacea, dunque per posta, oppure in via telematica. Oggi sono sempre più numerose le banche che offrono servizi di home banking e di collegamento mediante App, dai quali l’estratto conto è consultabile e scaricabile in formato pdf.

Ci sono poi ulteriori norme che impongono alla banca di comunicare al cliente qualsiasi variazione applicata alle condizioni del rapporto di conto corrente, come i tassi di interesse e i costi, consentendo il diritto di recesso, senza costi, se non si intende accettare queste modifiche. In proposito leggi l’articolo contratti: cosa fare quando le condizioni cambiano.

Conto deposito titoli

Nel conto deposito titoli, invece, non c’è un analogo obbligo di rendicontare il cliente con una specifica frequenza sull’andamento. Lo ha precisato di recente anche la Cassazione [2] perché in questo caso la banca assume l’obbligazione contrattuale di custodire i titoli acquistati dal cliente, ma non anche quello di informarlo periodicamente della consistenza e delle eventuali variazioni di valore in base alle quotazioni.

Si presuppone, infatti, che il correntista sia già a conoscenza del tipo e del quantitativo dei titoli che egli stesso ha acquistato, anche tramite la banca stessa, e possa controllare altrimenti l’andamento dei titoli quotati, mentre per quelli non quotati sui mercati regolamentati le variazioni non sono quantificabili prima della vendita.

Questo però non significa che la banca possa rimanere silente sull’andamento del rapporto: infatti il diritto del correntista ad essere informato nasce – ha precisato la Cassazione – dall’obbligo di correttezza e buona fede nello svolgimento del rapporto contrattuale, cioè durante tutta la sua fase di esecuzione, che in genere dura molti anni.

Bisogna poi considerare che la Cassazione ha deciso un particolare caso di un rapporto acceso prima dell’entrata in vigore del Testo Unico Bancario del 1993, le cui norme sono irretroattive e per questo ha ritenuto non censurabile il mancato invio periodico di informazioni relative a un contratto di deposito che, oltretutto, era «scarsamente movimentato».

Ora invece la legge richiamata [1] stabilisce che per tutti i contratti «di durata» – tra cui rientra quello di deposito titoli – la banca o l’altro operatore finanziario debba fornire al cliente, almeno una volta l’anno, una «comunicazione chiara in merito allo svolgimento del rapporto», il cui contenuto informativo minimo è stabilito con apposite delibere del Cicr, il Comitato interministeriale per il credito ed il risparmio.

Anche per il tuo conto deposito hai quindi diritto a ricevere, con cadenza annuale, l’informativa sugli elementi rilevanti, come ad esempio i costi di custodia e le commissioni di gestione applicate, le conversioni in euro per i titoli denominati in valute estere e «ogni altro evento ed elemento necessario al cliente per la comprensione dell’andamento del rapporto nel periodo di riferimento» [3].

Fondi comuni di investimento 

Anche per i fondi comuni di investimento è stabilito un preciso obbligo di rendicontazione. Le Società di gestione del risparmio (Sgr) sono tenute, infatti, a redigere, con cadenza annuale, un apposito documento, per fornire agli investitori le informazioni necessarie a verificare l’andamento del fondo, o del gruppo dei fondi, durante il periodo.

Il rapporto comprenderà le tipologie di strumenti finanziari in cui il fondo ha investito, e dunque i titoli di cui era in possesso all’inizio e alla fine del periodo, le operazioni svolte durante l’arco temporale di riferimento e il valore delle quote, ponderato in base ai prezzi dei titoli in portafoglio, calcolati secondo l’andamento dei mercati di riferimento.

Spesso le società inviano le informative ai sottoscrittori delle quote con cadenza molto più frequente di quella minima annuale, per fargli conoscere le scelte di investimento compiute, specialmente quando si rendono necessari “ribilanciamenti” del portafoglio per mantenere le proporzioni tra le varie componenti, che in base alle oscillazioni di mercato potrebbero aver subito variazioni.

In questo modo il risparmiatore potrà avere in forma chiara (di solito le società utilizzano anche grafici, oltre all’esposizione dei dati numerici) le notizie essenziali sull’andamento dei suoi investimenti e sull’incremento, o perdita, di valore maturato nel periodo in osservazione.

Gestioni patrimoniali

Norme analoghe, finalizzate alla trasparenza del rapporto e alla tutela del risparmiatore, sono previste anche per le gestioni patrimoniali offerte dalle banche o da altri intermediari creditizi. In questo tipo di contratto tu dai mandato alla banca o a un altro soggetto autorizzato (le Sgr o le Sim, Società di intermediazione mobiliare) a gestire il tuo patrimonio, concedendogli la facoltà di operare a tuo nome e per tuo conto acquistando e vendendo determinati strumenti finanziari di investimento.

La differenza rispetto ai fondi comuni sta nel fatto che la gestione patrimoniale è individuale e, di solito, personalizzata in base alle esigenze del cliente. Quasi sempre di tratta di portafogli di rilevanti dimensioni, con capitali investiti che ammontano almeno ad alcune centinaia di migliaia di euro, altrimenti non ha senso scegliere questo tipo di prodotto, che comprende anche un servizio di consulenza, ovviamente a pagamento.

Il rendiconto periodico dell’andamento della gestione patrimoniale – che ha cadenza minima annuale, ma spesso il contratto prevede una periodicità più frequente – dovrà evidenziare tutti i costi sostenuti per la negoziazione dei titoli e per la loro amministrazione, le commissioni di gestione (e quelle ulteriori di performance, se il rendimento supera il benchmark prefissato) e gli altri compensi spettanti alla banca o all’intermediario.

Polizze assicurative

Per tutte le polizze assicurative a contenuto finanziario, tranne quelle che offrono la pura copertura del caso morte, la compagnia deve inviare al cliente un rendiconto annuale in cui andranno riportate le principali informazioni sull’andamento della polizza, tra cui, in particolare, l’ammontare dei premi versati nel periodo e il cumulo con quelli antecedenti, il rendimento della gestione separata in cui sono stati investiti i capitali, i costi sostenuti e il valore di riscatto.

Per interpretare queste informazioni, molto dipende dal tipo della polizza e dal suo contenuto: per quelle rivalutabili, il rendimento maturato viene automaticamente reinvestito nella gestione separata e contribuirà ad incrementare il capitale, ma se il riscatto avviene prima della scadenza stabilita in contratto ci saranno forti penalizzazioni. Per le polizze il cui rendimento è agganciato all’andamento di determinati indici, borsistici o obbligazionari, l’informativa dovrà evidenziare se la condizione si è verificata o meno e dunque se al cliente spetterà oppure no l’incremento stabilito in contratto.


note

[1] Art. 119 D.Lgs. 1 settembre 1993, n.385 (Testo Unico Bancario) “Comunicazioni periodiche alla clientela“.

[2] Cass. sent. n. 15568/20 del 21 luglio 2020.

[3] Art. 8 Legge 17 febbraio 1992, n. 154 “Norme per la trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari“.


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