Diritto e Fisco | Articoli

7 cose da sapere prima di aprire un negozio

23 Agosto 2020 | Autore:
7 cose da sapere prima di aprire un negozio

Guida all’apertura di un esercizio commerciale fisico, in franchising o online.

Aprire oggi un’attività commerciale è molto più semplice che in passato soprattutto dopo l’entrata in vigore del così detto Decreto Bersani [1], il quale ha semplificato di non poco la procedura. Infatti, non serve più chiedere una licenza, tranne che non si intenda vendere prodotti soggetti al monopolio statale come nel caso di una tabaccheria. Ci sono comunque delle regole da osservare ed il futuro titolare deve possedere dei requisiti morali ben precisi.

In questo articolo spiegheremo i passaggi fondamentali per intraprendere un’attività commerciale, come scegliere la tipologia e la zona dove avviare il locale e quali sono le 7 cose da sapere prima di aprire un negozio. Vedremo anche come avviare un negozio in franchising oppure uno online.

Come effettuare la scelta del negozio da aprire

Per iniziare un’attività commerciale è determinante scegliere la tipologia di negozio ed il luogo dove aprire.

Sotto il primo punto di vista, è possibile lasciarsi guidare dalle proprie passioni – ad esempio un amante di viaggi, può pensare di aprire un’agenzia turistica oppure uno sportivo, un negozio di articoli per il fitness – o dal proprio lavoro, vedi il caso di un fornaio il quale decide di vendere personalmente ciò che produce (pane, taralli, brioche, panini, ecc.).

Per quanto attiene alla zona, vanno tenuti presenti diversi fattori. Ad esempio, in un posto altamente turistico si può considerare di aprire un negozio di prodotti tipici così come in prossimità di un lago dove si tengono manifestazioni di pesca sportiva, si può valutare di aprirne uno per la vendita di articoli specializzati.

Invece, aprire un bar in una zona pedonale del centro città potrebbe essere penalizzante per via della troppa concorrenza di altre attività dello stesso tipo. Meglio allora la periferia, dove si può puntare ad avere una clientela fedele ed abituale, allettandola con l’offerta di diversi intrattenimenti quali ad esempio il tavolo di biliardo, le freccette o l’abbonamento alla pay tv per la visione delle partite di calcio.

Per individuare il luogo dove aprire il negozio e la sua tipologia molti futuri titolari di attività commerciali commissionano indagini di mercato a società specializzate. Oltre a queste informazioni viene loro fornito un business plan, cioè una relazione dettagliata sui costi fissi e variabili, gli investimenti iniziali, le prospettive di guadagno ed i tempi di rientro dall’investimento, ecc. Possono così farsi un’idea concreta delle spese che dovranno affrontare e, al contempo, avere una linea guida per aprire l’esercizio.

Quali sono i criteri da valutare per l’apertura di un esercizio commerciale

Il passo successivo è quello di trovare il locale nel quale aprire l’attività commerciale. Una volta individuato l’immobile sarà opportuno recarsi presso l’ufficio tecnico comunale per informarsi se esistono particolari requisiti o restrizioni che vanno rispettati in relazione alla zona dove è ubicato.

In generale, i criteri specifici da osservare per l’apertura di un locale attengono a:

  • la destinazione d’uso, perché se differente da quella commerciale, va valutata la possibilità di effettuarne un cambio;
  • l’agibilità. A tal proposito è bene sapere che per l’apertura, occorre richiedere l’autorizzazione all’Asl (Azienda sanitaria locale). Non bisogna, invece, più rispettare una distanza minima tra negozi della stessa tipologia anche se alcuni Comuni continuano a farla osservare ed impongono altri vincoli in relazione all’area dove aprire l’esercizio commerciale;
  • la funzionalità e regolarità degli impianti, i quali devono essere a norma, con particolare riguardo a quello elettrico;
  • eventuale inquinamento acustico, soprattutto in relazione ai locali dove si ha intenzione di mettere musica e/o organizzare eventi pubblici o feste private;
  • il possesso dei requisiti antincendio, la cui verifica verrà effettuata dai vigili del fuoco;
  • il rispetto delle normative dettate in materia di sicurezza ed igiene dei luoghi pubblici.

Inoltre, potrebbe essere necessario:

  • pagare i diritti Siae per diffondere musica e video;
  • ottenere il permesso per affiggere l’insegna;
  • chiedere il permesso per l’occupazione di suolo pubblico, qualora si intenda utilizzare lo spazio antistante al proprio negozio;
  • chiedere l’autorizzazione all’Agenzia delle Dogane per la vendita di alcolici e superalcolici.

Quali sono le cose fondamentali da sapere prima di aprire un negozio

Le cose fondamentali da sapere prima di aprire un negozio sono 7, ovvero:

  1. non occorre più essere in possesso di un’autorizzazione specifica all’apertura. Infatti, grazie al decreto Bersani, che ha riformato il settore del commercio, sono entrate in vigore nuove regole, le quali hanno liberalizzato la procedura per intraprendere un’attività commerciale. Pertanto, la licenza non è più obbligatoria se il negozio non supera i 250 metri quadrati nei Comuni con più di 10.000 abitanti, che diventano 150 metri quadrati nei Comuni con meno di 10.000 abitanti. Invece, l’autorizzazione del Comune occorre quando il negozio supera i 250 metri quadrati. Più precisamente la stessa è richiesta quando si intende svolgere l’attività di vendita in una struttura con una superficie maggiore a 1.500 metri quadrati nei Comuni con popolazione più ridotta e a 2.500 metri quadrati in quelli più popolati;
  2. nei casi in cui non è necessaria la licenza, bisogna presentare una Segnalazione certificata di inizio attività (Scia) al Comune di riferimento, con la quale si comunica l’intenzione di aprire il negozio nel rispetto di tutte le normative di settore. La Scia va depositata almeno 30 giorni prima dell’inizio dell’attività oppure va inviata telematicamente, collegandosi al sito istituzionale del Comune;
  3. un permesso indispensabile per aprire un negozio è quello della Camera di commercio, alla quale è obbligatorio essere iscritti. Allo stesso modo bisogna iscriversi all’Inps, per pagare i contributi previdenziali e all’Inail, per essere assicurati contro gli infortuni sul lavoro;
  4. è necessario aprire una propria posizione fiscale (partita Iva) e scegliere il regime contabile al quale si vuole aderire. Infatti, in caso di ditta individuale si può anche pensare di optare per il regime forfettario, che presenta alcune agevolazioni e semplificazioni in materia fiscale;
  5. bisogna inviare una comunicazione unica al Registro delle imprese istituito presso la Camera di Commercio, la quale la inoltrerà a tutti gli altri enti interessati;
  6. non serve più iscriversi al Rec (Registro esercenti il commercio), tranne se si intende svolgere un’attività di ristorazione (un bar, un albergo, un pub, una trattoria, ecc.). In quest’ultima ipotesi bisogna frequentare anche un corso Sab (corso di somministrazione alimenti e bevande) ed uno antincendio, di solito organizzati dalla Camera di commercio o da enti privati autorizzati. In alternativa al corso occorre avere lavorato per almeno due anni negli ultimi cinque, presso un’attività di vendita o di produzione alimentare oppure avere frequentato un corso di commercio alimentare, riconosciuto dalla Regione o possedere un titolo di studio settoriale (di solito una qualifica o un diploma dell’istituto alberghiero). Inoltre, bisogna avere ottenuto l’attestato Haccp (Hazard analysis and critical control points – Analisi dei pericoli e dei punti critici di controllo) previa frequentazione sempre di uno specifico corso;
  7. il futuro titolare dell’attività commerciale deve essere in possesso di determinati requisiti personali. Più precisamente non deve essere stato dichiarato fallito, non deve essere stato riconosciuto delinquente abituale né avere subito condanne che prevedono un periodo di detenzione superiore a tre anni o essere stato sottoposto a norme restrittive come il divieto o l’obbligo di soggiorno o ancora la sorveglianza speciale.

In ogni caso, per ricevere informazioni più dettagliate su come avviare un’attività commerciale è possibile rivolgersi al Suap (Sportello unico per le attività produttive), consultando l’elenco di quelli disponibili presso il proprio Comune all’indirizzo impresainungiorno.gov.it. In alternativa, è possibile rivolgersi alle Camere di commercio presenti sul territorio.

Quanti soldi servono per aprire un negozio

Per aprire un negozio bisogna affrontare delle spese indipendentemente dalla tipologia, dalle dimensioni e dal luogo in cui si trova il locale.

Infatti, bisogna comunque considerare i costi connessi:

  • all’affitto dell’immobile, salvo il caso in cui lo si voglia acquistare. In questa ipotesi, però, c’è da tenere conto dell’eventuale mutuo da pagare;
  • all’arredamento ed attrezzatura;
  • alla prima fornitura della merce;
  • all’allaccio delle utenze;
  • ad eventuali ristrutturazioni e lavori adeguamento;
  • all’onorario del commercialista per l’istruzione delle pratiche di apertura e per la tenuta della contabilità annuale;
  • all’iscrizione alla Camera di commercio, all’Inps e all’Inail;
  • all’assicurazione per scoppio, incendio e furto.

Il costo potrebbe così aggirarsi intorno ai 20.000 euro per i piccoli esercizi commerciali e all’incirca sui 50.000 euro per quelli più grandi.

Ci sono delle agevolazioni per avviare un negozio?

Per l’avvio di un negozio è possibile usufruire di alcune agevolazioni previste sia a livello regionale sia nazionale che europeo.

A tal fine è consigliato controllare i siti istituzionali della Regione di riferimento e quello del Ministero dello sviluppo economico ma soprattutto il sito di Invitalia, che è l’agenzia accreditata dal Ministero per la concessione degli incentivi e dei finanziamenti.

Anche gli istituti di credito prevedono specifici finanziamenti per l’apertura di attività commerciali.

Come si apre un negozio in franchising

Una buona opportunità per aprire un esercizio commerciale è rappresentata dal franchising, che consente di utilizzare il nome di un’azienda già conosciuta.

Il franchisor, cioè il proprietario del marchio, fornisce gli impianti, l’attrezzatura e i prodotti iniziali in cambio di una somma per la concessione del marchio e il rifornimento della merce nonché di una percentuale sui guadagni.

Come si apre un negozio online

In alternativa all’apertura di un negozio fisico, è possibile scegliere di intraprendere un’attività commerciale online. Per l’operazione bisogna appoggiarsi ad una specifica piattaforma, comprare un dominio (cioè l’indirizzo url del sito web) e dotarsi di un autoresponder, che serve a tenere la lista dei possibili acquirenti e ad inviare le mail promozionali. Inoltre, bisogna disporre di un magazzino per la consegna e la logistica della merce.

In alcuni casi, è conveniente effettuare le vendite online tramite siti e-commerce già conosciuti, quali ad esempio eBay o Amazon, sui cui rispettivi siti è spiegata tutta la procedura per creare un negozio telematico.

Per la vendita online occorre registrarsi presso l’Agenzia delle Entrate, dotarsi di partita Iva, avere una posizione Inps e iscriversi alla Camera di commercio.


note

[1] D.L. n. 248/2006.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube