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Quanto dura il contratto di somministrazione?

6 Ottobre 2020
Quanto dura il contratto di somministrazione?

Fino agli ultimi anni del Novecento, qualsiasi forma di intermediazione di manodopera era assolutamente vietata.

Ti hanno proposto di andare a lavorare presso una società con un contratto interinale? Ti chiedi in cosa consiste e quali tutele ti offre? Vuoi sapere quanto può durare questo rapporto di lavoro? Al ricorrere di determinate condizioni la legge consente che si venga a creare una interposizione nel rapporto di lavoro. Si parla di interposizione quando un soggetto assume un lavoratore per inviarlo a lavorare presso un altro soggetto. Questa tipologia contrattuale si chiama somministrazione di lavoro.

Ma quanto dura il contratto di somministrazione? Come vedremo, esiste la possibilità di stipulare questo contratto sia a tempo determinato che a tempo indeterminato.

Nel caso di contratto di somministrazione a termine occorre comunque rispettare i limiti e le regole previste per il contratto di lavoro a tempo determinato, pena la trasformazione del contratto di lavoro in un contratto a tempo indeterminato.

Che cos’è il contratto di somministrazione?

Fino al 1997, nel nostro ordinamento, l’interposizione di manodopera era vietata dalla legge e costituiva reato [1]. Si ha interposizione di manodopera quando il lavoratore viene inviato a lavorare presso un soggetto diverso dal proprio datore di lavoro il quale si limita dunque a fare da “passacarte”, da interposto.

Dietro simili operazioni la legge sospettava sempre la presenza di un accordo in frode alla legge per ridurre i diritti e le tutele del lavoratore.

A partire dal cosiddetto Pacchetto Treu, e poi compiutamente con la cosiddetta Legge Biagi [2], tale divieto è stato rimosso ed è stata introdotta la somministrazione di manodopera o somministrazione di lavoro.

La somministrazione di manodopera è un rapporto trilaterale tra:

  • agenzia di somministrazione: è il soggetto che assume il lavoratore alle proprie dipendenze e che lo invia in missione presso l’utilizzatore per lo svolgimento della prestazione lavorativa;
  • lavoratore somministrato: è il lavoratore che viene assunto dall’agenzia ma che eroga la prestazione di lavoro a favore dell’utilizzatore;
  • utilizzatore: è il soggetto giuridico che, pur non essendo il datore di lavoro del lavoratore somministrato, riceve la sua prestazione di lavoro.

La somministrazione di manodopera in Italia può essere svolta solo da agenzie di somministrazione debitamente autorizzate dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ed iscritte ad un apposito albo nazionale.

Inoltre, per accedere al predetto albo, le agenzie devono avere determinati requisiti di affidabilità, legati sia al patrimonio che alle figure degli amministratori.

Nessun altro soggetto, che non sia un’agenzia autorizzata, può fare attività di somministrazione e inviare i propri dipendenti a lavorare per un altro datore di lavoro.

Con la somministrazione di manodopera vengono ad essere sottoscritti due diversi contratti:

  • il contratto commerciale di somministrazione: è il contratto che regola l’erogazione del servizio di somministrazione di manodopera da parte dell’agenzia all’utilizzatore;
  • contratto individuale di lavoro: l’agenzia assume il lavoratore somministrato alle proprie dipendenze con un normale contratto di lavoro subordinato.

La somministrazione di lavoro può essere sia a tempo indeterminato che a tempo determinato. In questo secondo caso, l’agenzia ed il lavoratore sottoscrivono un contratto di lavoro a termine, con tutti i limiti e le regole previste dall’ordinamento [3] per l’apposizione del termine al contratto di lavoro.

Contratto di somministrazione a tempo determinato

Come abbiamo detto, quando il contratto di somministrazione di lavoro è a tempo determinato, l’agenzia del lavoro ed il lavoratore che verrà inviato in missione firmano un contratto di lavoro a termine. Questa tipologia contrattuale è stata, di recente, modificata dal cosiddetto decreto Dignità [4].

Per evitare l’abuso del lavoro a termine, tale decreto è intervenuto in modo profondo sulla disciplina del rapporto di lavoro a termine, introducendo nuovi limiti e vincoli che si applicano anche ai rapporti di lavoro in somministrazione a tempo determinato. Ne consegue che, rispetto al recente passato, la somministrazione a termine è oggi meno flessibile e maggiormente onerosa per il datore di lavoro.

Ma quanto dura il contratto di somministrazione a termine? Al pari di un ordinario contratto di lavoro a termine, il contratto di somministrazione a tempo determinato può avere una durata massima di 24 mesi. In particolare, se il rapporto di lavoro ha una durata massima di 12 mesi, non è necessario indicare alcuna “causale” che rende necessaria l’apposizione del termine.

Se, al contrario, il rapporto di lavoro ha una durata superiore di 12 mesi, e comunque inferiore a 24 (durata massima), è obbligatorio indicare una delle causali previste dalla legge, ossia:

  • esigenze tem­poranee e oggettive, estranee all’ordinaria attività;
  • esigenze di sostituzione di altri lavoratori;
  • esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria.

Se l’agenzia del lavoro ed il lavoratore stipulano un contratto di durata superiore a dodici mesi in assenza delle predette causali, il contratto di lavoro si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla data di superamento del termine di dodici mesi.

È evidente che, nella somministrazione di lavoro, l’agenzia non assume il lavoratore per proprie esigenze interne ma per soddisfare le necessità dell’utilizzatore. Proprio per questo, nel caso di ricorso al contratto di somministrazione di lavoro a tempo determinato, le causali si applicano esclusivamente all’utilizzatore.

Occorre ricordare che la presenza della causale deve essere sia formale che sostanziale. Occorre, dunque, che la causale sia scritta in modo esplicito e non generico nel contratto e sia realmente sussistente nella realtà fattuale dell’impresa.

Il contratto di somministrazione può essere rinnovato e prorogato?

Si applica anche alla somministrazione a termine la regola per la quale il contratto può essere prorogato per un numero massimo di 4 proroghe. Inoltre, se il contratto ha all’inizio una durata inferiore a dodici mesi, e dunque non indica nessuna causale, ma per effetto della proroga supera i dodici mesi, occorrerà allora, con la proroga, specificare la causale.

Qualora il numero delle proroghe sia superiore, il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla data di decorrenza della quinta proroga.

La proroga del termine inizialmente apposto al contratto di lavoro tra agenzia e lavoratore può avvenire:

  • con il consenso del lavoratore;
  • tramite atto scritto;
  • nei casi e per la durata massima prevista dal contratto collettivo di lavoro applicato dal somministratore.

Per quanto riguarda i rinnovi, la legge prevede che tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore la somma dei rapporti di lavoro a termine per lo svolgimento delle stesse mansioni, con lo stesso inquadramento, non può superare i 24 mesi, anche per effetto di una successione di contratti.

Se, ad esempio, l’agenzia del lavoro ed il lavoratore hanno sottoscritto un contratto a termine di 20 mesi, il rinnovo potrà essere al massimo di 4 mesi. Se il periodo complessivo supera i 24 mesi, infatti, il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato.

Somministrazione a termine: limiti numerici

Alla somministrazione a tempo determinato si applica anche il limite massimo di assunti a termine, pari ora al 30% del numero dei lavoratori a tempo indeterminato, assunti presso l’utilizzatore al 1° gennaio dell’anno.

I limiti quantitativi non si applicano:

  • per la somministrazione a tempo determinato di lavoratori disoccupati che godono da almeno 6 mesi di trattamenti di disoccupazione non agricola o di ammortizzatori sociali;
  • per la somministrazione a tempo determinato di lavoratori svantaggiati o molto svantaggiati.

Che cos’è la somministrazione fraudolenta?

Il Decreto Dignità ha reintrodotto, inoltre, un reato che era stato soppresso nel nostro ordinamento: il reato di somministrazione fraudolenta.

Tale fattispecie criminosa si verifica quando la somministrazione di lavoro è posta in essere con la precipua finalità di eludere norme inderogabili di legge o di contratto collettivo applicate al lavoratore.

Quando ricorre tale reato, il somministratore e l’utilizzatore sono puniti con la pena dell’ammenda di 20 euro per ciascun lavoratore coinvolto e per ciascun giorno di somministrazione.

Quali sono i diritti dei lavoratori somministrati?

I lavoratori inviati in somministrazione presso l’utilizzatore godono del principio di parità di trattamento. Ciò significa che hanno diritto allo stesso trattamento, sia economico che normativo, previsto per i lavoratori assunti presso l’utilizzatore con ordinario rapporto di lavoro subordinato.

Nella somministrazione di lavoro si assiste ad una “scissione” del rapporto di lavoro.

I poteri tipici del datore di lavoro, ossia il potere direttivo, di controllo e disciplinare, sono infatti ripartiti tra agenzia del lavoro e utilizzatore. Ciò è inevitabile in quanto l’agenzia è un datore di lavoro solo formale ma, nella sostanza, il lavoratore presta la propria opera alle dipendenze e sotto la direzione dell’utilizzatore.

Per questo, il potere direttivo e di controllo spetta all’utilizzatore. Il potere disciplinare viene formalmente esercitato dall’agenzia che, tuttavia, agisce solo a fronte della segnalazione da parte dell’utilizzatore del comportamento scorretto del lavoratore in missione.

La forma del contratto di somministrazione a termine

Con la sola eccezione dei rapporti di lavoro di durata non superiore a 12 giorni, l’apposizione del termine del contratto è priva di effetto se non risulta da un atto scritto, una copia del quale deve essere consegnata dal datore di lavoro al lavoratore entro 5 giorni lavorativi dall’inizio della prestazione. In ogni caso, per quanto riguarda i lavoratori somministrati, questo è un adempimento che deve curare l’agenzia per il lavoro. La forma scritta del contratto è dunque necessaria.

Somministrazione di lavoro: è più costosa per il datore di lavoro?

Spesso, si pensa che le aziende ricorrono alla somministrazione di manodopera per risparmiare. In realtà non è così. Come abbiamo visto, infatti, il lavoratore in missione ha diritto alla stessa retribuzione di un lavoratore ordinario assunto presso l’utilizzatore per svolgere le stesse mansioni.

Inoltre, l’agenzia del lavoro applica (ovviamente) un corrispettivo all’utilizzatore per il servizio svolto. A ciò si aggiunga la cosiddetta contribuzione addizionale.

Infatti, ai rapporti di lavoro subordinato non a tempo indeterminato (come la somministrazione di lavoro) si applica un contributo addizionale, a carico del datore di lavoro, pari all’1,4% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali. Tale aliquota è aumentata di 0,5 punti percentuali in occasione di ciascun rinnovo del contratto a tempo determinato, anche in somministrazione.

note

[1] L. 1369/1963.

[2] D. Lgs. 276/2003.

[3] Artt. 19 ss., D. Lgs. 81/2015.

[4] D.L. 78/2018.


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