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I supplenti hanno diritto alla malattia?

4 Ottobre 2020
I supplenti hanno diritto alla malattia?

In caso di inidoneità temporanea ad eseguire la prestazione, il lavoratore, anche nel settore pubblico, può avere accesso ad una apposita tutela.

Sei stato chiamato per una supplenza? Non sei in condizione di andare al lavoro a causa della malattia? Ti chiedi quali sono i tuoi diritti, quanto ti spetterà di stipendio e per quanto tempo potrai essere assente? La malattia è un diritto di tutti i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato, sia nel settore pubblico che nel settore privato.

Tuttavia, a seconda del settore di appartenenza, si applicano delle regole diverse, con riferimento al diritto alla malattia. In particolare, a cambiare nel settore pubblico e nel settore privato sono le regole che disciplinano l’erogazione dell’indennità economica di malattia.

I supplenti hanno diritto alla malattia? Come vedremo, anche il personale docente assunto a tempo determinato ha diritto a questo tipo di tutela ma con delle caratteristiche peculiari. Infine, occorre ricordare che anche le fasce di reperibilità del dipendente in malattia cambiano a seconda che ci si trovi nel settore pubblico o nel settore privato.

Che cos’è la malattia nel rapporto di lavoro?

Firmare un contratto di lavoro significa assumersi l’impegno di andare regolarmente al lavoro, rispettando gli orari e i giorni di lavoro previsti nel contratto di assunzione.

Possono, tuttavia, insorgere delle situazioni che impediscono al lavoratore di recarsi al lavoro in quanto determinano una impossibilità temporanea alla prestazione lavorativa. Molto spesso queste situazioni attengono alla sfera personale del dipendente: basti pensare ad un infortunio sul lavoro, alla gravidanza oppure alla malattia.

La malattia nel rapporto di lavoro si definisce quella alterazione dello stato di salute psicofisico del lavoratore che gli impedisce, seppur temporaneamente, di svolgere regolarmente la prestazione di lavoro e che rende necessario un periodo di riposo a casa.

Per poter giustificare l’assenza del dipendente, la malattia deve essere certificata dal medico curante del lavoratore. Non è, dunque, sufficiente che sia lo stesso dipendente ad asserire di essere malato e di non essere in condizione di lavorare. L’incompatibilità tra lo stato di salute del lavoratore e lo svolgimento della prestazione di lavoro deve essere certificata dal medico. La certificazione medica di malattia contiene altresì la cosiddetta prognosi, ovvero, il numero di giorni di riposo a casa che il medico curante prescrive al dipendente.

Il principale effetto della certificazione medica è quello di giustificare le assenze per malattia che rientrano nel periodo di prognosi. Se, alla scadenza del certificato di malattia, il lavoratore non rientra in servizio le sue assenze non potranno essere giustificate e, a seconda del numero di giorni di assenza cumulati dal dipendente senza giustificazione, il datore di lavoro potrà adottare dei provvedimenti disciplinari nei confronti del dipendente.

Quali sono le tutele del lavoratore in malattia?

Le tutele del lavoratore in malattia sono essenzialmente tre. Innanzitutto, come abbiamo già visto, la prima tutela riguarda il diritto di assentarsi dal lavoro per tutti i giorni coperti dal certificato medico di malattia e il diritto a vedersi riconosciute queste assenze come giustificate. La tutela della salute del lavoratore impone [1], infatti, di consentire la sua assenza fino al completo recupero dello stato di salute.

La seconda tutela del lavoratore in malattia è di tipo economico. Il lavoratore in malattia, infatti, durante l’assenza, percepisce un’indennità economica di malattia pari ad una certa percentuale della retribuzione media giornaliera da egli percepita. Le modalità, la percentuale di copertura della retribuzione e l’individuazione del soggetto sul quale tale onere economico grava dipende dal settore di riferimento del dipendente.

La terza tutela del lavoratore malato riguarda la conservazione del posto di lavoro.

La legge [2], infatti, prevede che per tutto il periodo di assenza per malattia certificato dal medico il lavoratore abbia diritto a conservare il posto di lavoro e non possa, dunque, essere licenziato dal datore di lavoro.

A questa preclusione del licenziamento fanno eccezione le ipotesi di:

  • licenziamento per giusta causa [3]: in questo caso il lavoratore pone in essere un fatto gravissimo, che erode del tutto la fiducia nei suoi confronti da parte del datore di lavoro e che non rende, dunque, proseguibile il rapporto di lavoro nemmeno per un istante (furto in azienda, uso di espressioni ingiuriose verso il datore di lavoro, spaccio nei locali aziendali, etc.);
  • cessazione totale dell’attività dell’azienda.

Inoltre, il diritto alla conservazione del posto di lavoro non dura all’infinito ma è circoscritto entro un lasso temporale massimo detto periodo di comporto, la cui durata e le cui modalità di calcolo sono demandate dalla legge ai contratti collettivi di settore.

Come funziona la malattia nel settore pubblico?

La prima e la terza delle tutele che abbiamo appena esaminato, vale a dire, il diritto ad assentarsi fino al recupero della salute e il diritto alla conservazione del posto, si applicano indistintamente sia nel settore pubblico che nel settore privato. Ciò che, invece, diverge profondamente nei due settori è la disciplina della tutela economica dei lavoratori in malattia.

Nel settore privato, infatti, l’indennità di malattia viene erogata dall’Inps al lavoratore per il tramite del datore di lavoro il quale anticipa il trattamento economico e lo porta successivamente a conguaglio con i contributi dovuti all’Istituto.

Nel privato, inoltre, i contratti collettivi di lavoro prevedono, in certi casi, l’obbligo del datore di lavoro di integrare il trattamento economico Inps con una somma a proprio carico per coprire periodi in cui l’Inps non eroga l’indennità, come ad esempio i primi 3 giorni di malattia (cosiddetto periodo di carenza), oppure per integrare il trattamento Inps, aumentando la percentuale di reddito coperta durante il periodo di malattia.

Nel settore pubblico, invece, il trattamento economico del lavoratore durante l’assenza per malattia continua ad essere a carico del datore di lavoro.

In particolare, al dipendente pubblico assente per malattia spetta:

  • nei primi nove mesi di malattia la retribuzione al 100%, con esclusione dei compensi accessori;
  • nei successivi tre mesi (ossia, dal decimo al dodicesimo) il 90% della retribuzione fissa mensile;
  • negli ultimi sei mesi (ossia, dal tredicesimo al diciottesimo) il 50% della retribuzione fissa mensile.

Un’altra differenza che caratterizza il settore pubblico e quello privato riguarda le fasce di reperibilità. In entrambi i settori, infatti, si prevede che il dipendente assente per malattia deve farsi trovare a casa in determinate fasce orarie di reperibilità durante le quali potrebbe ricevere la visita medica di controllo di un medico fiscale Inps.

L’estensione delle fasce di reperibilità, tuttavia, cambia nel settore pubblico ed in quello privato.

Nel settore privato le fasce di reperibilità sono, per tutti i giorni

  • dalle 10 alle 12;
  • dalle 17 alle 19.

Nel settore pubblico, invece, tali fasce sono più estese in quanto coprono tutti i giorni

  • dalle 9 alle 13;
  • dalle 15 alle 18.

Occorre ricordare che, in caso di assenza alla visita fiscale, il lavoratore rischia una penalizzazione economica sul trattamento economico di malattia, nonché conseguenze disciplinari da parte del datore di lavoro.

I supplenti hanno diritto alla malattia?

I supplenti, dal punto di vista giuridico, sono dei lavoratori pubblici a tempo determinato che vengono assunti per coprire le esigenze di docenza negli istituti scolastici in una determinata stagione. Spesso, le ragioni di reclutamento del supplente si riferiscono ad esigenze sostitutive nei confronti di lavoratori di ruolo temporaneamente assenti.

Le regole che disciplinano le assenze per malattia del personale docente divergono a seconda del tipo di supplenza che è stata contrattata.

Esistono, in particolare, due tipologie di docenza:

  1. docenza con contratto fino al 30 giugno o fino al 31 agosto;
  2. docenza per supplenze temporanee.

Le assenze per malattia del personale docente assunto con contratto fino al 30 giugno o il 31 agosto prevedono il diritto alla conservazione del posto di lavoro fino a un massimo di 9 mesi di assenza in un triennio scolastico.

Per quanto concerne il trattamento economico di malattia, il supplente avrà diritto:

  • al 100% della retribuzione per il primo mese di assenza per malattia;
  • al 50% della retribuzione nel secondo e terzo mese di malattia;
  • solamente alla conservazione del posto di lavoro dal quarto mese in poi.

Nel caso di supplenze temporanee, invece, la disciplina della malattia è diversa. In questo caso, infatti, il docente avrà diritto a 30 giorni di malattia in un anno scolastico retribuiti al 50%. Se il limite massimo di 30 giorni viene superato si avrà la risoluzione del rapporto di lavoro.

Quali sono gli obblighi del supplente in caso di malattia?

Gli obblighi che gravano sul supplente in caso di malattia sono gli stessi che gravano su qualsiasi lavoratore dipendente.

In particolare, i principali obblighi in caso di assenza per malattia sono:

  • comunicare tempestivamente l’assenza per malattia al datore di lavoro;
  • recarsi da un medico per farsi certificare la malattia e rilasciare il certificato telematico di malattia;
  • restare a casa durante le fasce di reperibilità;
  • tenere, durante l’assenza per malattia, una condotta coerente con lo stato morboso dichiarato e favorire la pronta guarigione ed il rientro in servizio;

In particolare, il supplente dovrà avvertire, in caso di assenza per malattia, tempestivamente l’ufficio scolastico entro e non oltre l’inizio dell’orario di lavoro del giorno in cui l’evento morboso si verifica. Infatti, nel caso della docenza, è particolarmente importante comunicare l’assenza prima che le lezioni abbiano inizio, in modo da consentire all’ufficio di trovare le opportune soluzioni per sostituire il docente mancante.


note

[1] Art. 32, Cost.

[2] Art. 2110 cod. civ.

[3] Art. 2119 cod. civ.


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