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Stress lavoro correlato: sintomi

4 Ottobre 2020
Stress lavoro correlato: sintomi

La legge pone a carico delle imprese l’obbligo di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori attraverso specifici adempimenti da porre in essere.

Stai vivendo un periodo di forte stress al lavoro? Senti di non riuscire a portare avanti la mole di responsabilità che ti è stata attribuita? Ti senti smarrito e perso? Molto probabilmente il tuo è un caso di stress lavoro correlato. I sintomi di questa patologia, infatti, sono proprio connessi ad uno stato di smarrimento che deriva dalla condizione di lavoro.

Si tratta, secondo gli studi, di un fenomeno in costante aumento. Infatti, nel mercato del lavoro attuale, l’imperativo della concorrenza sfrenata e la necessità di essere sempre più performanti sul lavoro porta ad un forte innalzamento delle aspettative riposte nel singolo lavoratore. In certi casi, però, il carico è eccessivo ed il dipendente si ammala di lavoro.

Come vedremo, i datori di lavoro hanno uno specifico obbligo di valutazione dello stress lavoro correlato e se non adempiono a questo obbligo rischiano sanzioni pesanti, oltre che azioni risarcitorie direttamente da parte dei lavoratori vittime di stress da lavoro correlato.

Che cos’è lo stress lavoro correlato?

In generale, viene definito stress quella condizione che si caratterizza per l’insorgere di malessere e problematiche psichiche, sociali e fisiche e che deriva dal fatto che un soggetto non si sente in condizione di superare i gap rispetto alle richieste o alle attese nei suoi confronti.

Lo stress, di per sé, non è una malattia né una condizione patologica ma è una condizione che viene innescata nell’organismo umano da determinate sollecitazioni che provengono dall’ambiente esterno. Gli adattamenti che l’organismo pone in essere di fronte a tali sollecitazioni, se si prolungano per molto tempo, possono sfociare in vere e proprie patologie.

Trasportando tale concetto nel mondo del lavoro, si può arrivare alla definizione di stress lavoro correlato. Tale condizione si verifica quando il lavoratore avverte uno squilibrio tra le richieste che gli vengono fatte in ambiente di lavoro e le sue capacità individuali. La necessità di raggiungere determinati obiettivi e di soddisfare determinate aspettative è fisiologica nel mondo del lavoro. Il tipo di stress innescato da questa sollecitazione non è, dunque, di per sé patologico.

Tuttavia, talvolta, la condizione di stress da lavoro correlato a cui viene sottoposto il lavoratore è eccessivamente gravosa in quanto legata a un eccessivo carico di lavoro, eccessive responsabilità attribuite, una scorretta organizzazione del lavoro, un atteggiamento eccessivamente morboso da parte dei superiori gerarchici, etc.

Occorre sottolineare che lo stress da lavoro correlato non ha nulla a che vedere con il mobbing che è, invece, costituito da un insieme di condotte persecutorie poste in essere in maniera sistematica in ambiente di lavoro nei confronti di un lavoratore al fine di condurlo a lasciare il lavoro.

Stress lavoro correlato: gli obblighi del datore di lavoro 

Sin da gennaio del 2011, i datori di lavoro italiani hanno l’obbligo di effettuare la valutazione del rischio da stress lavoro correlato. Il Testo unico sulla salute e sicurezza negli ambienti di lavoro [1], recependo l’accordo europeo sullo stress da lavoro correlato nel 2004 [2], ha infatti inserito tra i rischi di cui occorre obbligatoriamente effettuare la valutazione anche il rischio da stress lavoro correlato. La valutazione di tale rischio è, dunque, parte integrante del documento di valutazione dei rischi (Dvr) che ogni datore di lavoro deve adottare.

Le sanzioni cui si può esporre il datore di lavoro che omette la valutazione del rischio da stress lavoro correlato sono le stesse sanzioni che riguardano l’omessa o incompleta redazione del Dvr.

Le conseguenze sanzionatorie sono dunque:

  • arresto da 3 a sei mesi o ammenda da euro 2.500 a euro 6.400 in caso di omessa redazione del Dvr;
  • ammenda da euro 2.000 a euro 4.000 in caso di incompleta redazione del Dvr con la mancata indicazione delle misure ritenute opportune al fine di garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza.

Nell’effettuare la valutazione del rischio da stress lavoro correlato il datore di lavoro deve innanzitutto identificare le fonti di stress presenti nell’ambiente di lavoro attraverso l’utilizzo di appositi indicatori che si suddividono tra quelli riferiti al contesto lavorativo e quelli riconducibili al vero e proprio contenuto del lavoro.

Per quanto riguarda i rischi insiti nel contesto lavorativo assumono particolare significato:

  • gli ambiti legati a cultura e funzione organizzativa;
  • ambiguità nella definizione della carriera professionale e del ruolo del lavoratore all’interno dell’azienda;
  • mancanza di autonomia relativamente alle responsabilità assegnate;
  • difficoltà nel gestire i rapporti interpersonali sul luogo di lavoro.

Per quanto riguarda i rischi legati al contenuto specifico del lavoro assegnato al singolo lavoratore, i principali derivano da:

  • orari di lavoro pesanti;
  • orario di lavoro su turni;
  • carichi di lavoro eccessivi;
  • organizzazione del lavoro inadeguata;
  • carenze infrastrutturali del luogo di lavoro (come, ad esempio, insufficiente illuminazione, scarse condizioni igieniche, spazi troppo ristretti, etc.).

Quali sono le categorie professionali più esposte allo stress lavoro correlato?

Secondo i principali studi in materia vi sono alcune categorie professionali che, a causa del contenuto specifico del lavoro espletato dai dipendenti, sono maggiormente esposte al rischio da stress lavoro correlato.

In particolare, queste categorie sono:

  • medici, sottoposti a forti responsabilità legate ai rischi connessi all’assunzione di una decisione sbagliata, che può determinare effetti anche mortali per il paziente;
  • infermieri e personale sanitario in genere;
  • personale di polizia, soprattutto il personale operativo esposto ogni giorno al rischio di aggressioni ed a situazioni di disagio sociale;
  • assistenti sociali, che presentano un forte rischio di burn-out a causa della continua esposizione al disagio sociale;
  • insegnanti, che sono esposti al rischio da stress da divario generazionale;
  • autotrasportatori, a causa delle condizioni particolarmente difficili di vita che conducono.

Stress lavoro correlato: quali sono i sintomi?

Come abbiamo detto lo stress, di per sé, non è una condizione patologica ma può, anzi, contribuire a stimolare positivamente la persona e, nell’ambito del lavoro, può spingere il lavoratore ad essere più efficiente ed a rendere di più.

Quando, tuttavia, lo stress diventa eccessivo e l’esposizione allo stress si protrae per troppo tempo possono verificarsi delle patologie strettamente correlate.

I principali sintomi dello stress lavoro correlato sono, dunque, gli stessi sintomi di una qualsiasi eccessiva esposizione allo stress. Tali sintomi includono:

  • ansia;
  • disturbi di panico;
  • cefalee ricorrenti;
  • insonnia;
  • tachicardia;
  • innalzamento della pressione arteriosa;
  • vertigini;
  • problematiche dell’apparato gastrointestinale;
  • sfoghi e rush cutanei.

Quando un lavoratore avverte questi sintomi senza riuscire a trovare il fattore scatenante dal punto di vista fisico, molto spesso siamo di fronte ad una condizione di stress da lavoro correlato e cioè una situazione di sovraccarico psicologico provocato dall’ambiente di lavoro che si trasforma nella comparsa di patologie di origine psicosomatica.

Per certificare la condizione di stress lavoro correlato è possibile rivolgersi agli appositi servizi psicologici delle Aziende sanitarie locali.

Presso le Asl, infatti, esistono degli appositi servizi di Psicologia del lavoro che, sulla base delle risultanze diagnostiche e dei colloqui intrattenuti con il lavoratore, riescono a certificare la presenza di una condizione di stress da lavoro correlato.

Ovviamente, ai sintomi descritti deve accompagnarsi una oggettiva condizione di stress sul lavoro.

Stress da lavoro correlato: cosa fare?

In base alla legge [3] il datore di lavoro ha l’obbligo di garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori. Questo obbligo si traduce nella necessità di adottare tutte le misure di prevenzione e di sicurezza necessarie a tutelare efficacemente la salute dei dipendenti ed evitare che la prestazione di lavoro diventi fonte di infortuni o di malattie professionali.

La tutela della salute del dipendente non si ferma alla sua salute fisica ma anche a quella psichica. Da qui deriva la necessità di valutare lo stress da lavoro correlato nel documento di valutazione dei rischi. Se un lavoratore, a causa di fattori legati all’ambiente di lavoro, sviluppa una patologia di stress da lavoro correlato può chiedere il risarcimento del danno al datore di lavoro.

Per poter ottenere un risarcimento, il lavoratore deve dimostrare:

  1. il nesso causale tra le patologie riscontrate e lo stress da lavoro correlato;
  2. la mancata adozione da parte del datore di lavoro delle misure di sicurezza volte a prevenire il rischio di tali patologie (es. mancata o incompleta redazione del Dvr, carenza nell’organizzazione del lavoro, distribuzione di turni di lavoro eccessivamente gravosi per il lavoratore, carenze infrastrutturali nel luogo di lavoro, etc.);
  3. l’entità del danno subito di cui si chiede il ristoro.

Sotto quest’ultimo profilo sarà opportuno ottenere una perizia medico legale che accerti la percentuale di danno biologico sofferta dell’individuo a causa dello stress da lavoro correlato. Utilizzando le tabelle redatte dai tribunali di Roma e Milano, sulla base dell’età anagrafica del lavoratore e della percentuale di danno biologico riscontrata, sarà possibile anche quantificare il danno economico subito dal dipendente.

Essendo il danno derivante dallo stress lavoro correlato una malattia professionale, inoltre, il lavoratore potrà ottenere anche le apposite tutele previste dall’Inail.

L’Inail, infatti, indennizza i danni sofferti dai dipendenti a causa del lavoro con una serie di prestazioni. Il danno che potrà essere richiesto al datore di lavoro sarà il cosiddetto danno differenziale, ossia, la differenza tra il danno complessivamente subito e quanto già indennizzato da Inail.


note

[1] D. Lgs. 81/2008.

[2] Accordo Europeo sullo stress lavoro correlato del 2004 sottoscritto da Ceep, Ueapme, Unice e Etuc.

[3] Art. 2087 cod. civ.


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