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Lo stress è una malattia riconosciuta dall’Inail

2 Ottobre 2020
Lo stress è una malattia riconosciuta dall’Inail

Il lavoro dovrebbe essere sempre una fonte di sviluppo per la persona ma, talvolta, si traduce in una causa di patologia per il lavoratore.

Siamo portati a pensare che il lavoro sia un’attività umana fonte di soddisfazioni, progresso e di successo per la persona. Spesso, tuttavia, non è affatto così. Per moltissimi lavoratori, andare al lavoro è un vero e proprio incubo poiché l’ambiente di lavoro diventa fonte di stress, ansia e preoccupazioni.

Sono sempre di più le persone che si ammalano di lavoro in quanto sottoposte a ritmi di lavoro eccessivi, usuranti e a tensioni psicologiche crescenti. In tutti questi casi, può prodursi una condizione patologica definita stress lavoro correlato.

Ma lo stress è una malattia riconosciuta dall’Inail? Il lavoratore colpito da questa patologia può ottenere le prestazioni economiche che spettano ai lavoratori vittime di malattia professionale? Come vedremo, anche grazie agli arresti della giurisprudenza, lo stress lavoro correlato è oggi una patologia riconosciuta dall’Inail che può condurre ad una serie di tutele economiche per il lavoratore che ne è stato colpito, a condizione che si riesca a dimostrare la sua origine lavorativa.

Che cos’è lo stress da lavoro o stress lavoro correlato?

È possibile ammalarsi di lavoro? La risposta, purtroppo, è si.

Nel disegno costituzionale [1], il lavoro viene considerato l’attività umana che più di ogni altra contribuisce al progresso della persona e della nazione. La Repubblica italiana è fondata sul lavoro e lo Stato ha l’obbligo di tutelare il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Questi sono i principi che afferma la nostra Carta Costituzionale.

La realtà degli ambienti di lavoro, tuttavia, è spesso ben altra. Le imprese sono sempre più ossessionate dalla necessità di competere, di aumentare i livelli di produttività e di efficienza, di ridurre qualsiasi spreco e disfunzione organizzativa. Tutto questo si traduce, molto spesso, in una organizzazione del lavoro che tende a caricare il singolo dipendente di forti responsabilità e ad affidargli carichi di lavoro eccessivi.

È in questi casi che ci si ammala di lavoro. Lo stress, di per sé, non è una malattia ma una condizione che si verifica ogni qualvolta il nostro organismo è sottoposto a delle sollecitazioni da parte dell’ambiente esterno. Si sfocia in una condizione patologica quando la dose di stress è eccessiva e l’esposizione perdura per troppo tempo. In ambito lavorativo, in particolare, lo stress lavoro correlato si ha quando il dipendente avverte una forte sproporzione tra le sue capacità e le richieste che gli vengono sottoposte nel mondo del lavoro. Questa condizione, se si protrae troppo a lungo, può esporre il lavoratore al rischio di insorgenza di patologie anche pericolose per la salute.

Quali sono le fonti di stress da lavoro correlato?

Le fonti dello stress lavoro correlato sono di due tipi.

Innanzitutto, ci sono delle fonti connesse al contesto lavorativo. Ci si riferisce, in particolare, a condizioni come:

  • insufficiente organizzazione del lavoro;
  • ambiguità nell’attribuzione degli incarichi e delle responsabilità;
  • ambiguità nel percorso di carriera individuale;
  • carenze infrastrutturali (scarsa igiene nell’ambiente di lavoro; presenza di barriere architettoniche; poca illuminazione, scarsa qualità dell’aria; presenza eccessiva di umidità; condizioni termiche avverse).

Sotto distinto profilo, un altro gruppo di fonti di stress da lavoro è legato al contenuto specifico della prestazione di lavoro richiesta al singolo dipendente. In questo contesto le principali fonti di stress derivano da:

  • eccessive responsabilità attribuite;
  • orari di lavoro eccessivamente gravosi;
  • sproporzionata distribuzione del carico di lavoro all’interno del team;
  • scarsa chiarezza nell’attribuzione dei compiti;
  • esposizione al disagio sociale;
  • rischio di aggressioni durante il lavoro;
  • conseguenze particolarmente serie delle decisioni che il lavoratore è chiamato ad assumere in ambito lavorativo.

Non stupisce, leggendo le fonti di stress che abbiamo appena indicato, che le categorie professionali più esposte allo stress da lavoro siano i medici, gli infermieri e le professioni sanitarie, gli operatori della polizia e dell’ordine pubblico, gli autotrasportatori, gli insegnanti, gli assistenti sociali, le guardie carcerarie, etc.

Il datore di lavoro, nell’ambito del generale obbligo di sicurezza sulla salute e sicurezza dei lavoratori che è posto a suo carico dalla legge [2], deve valutare in maniera specifica il rischio da stress lavoro correlato presente nel proprio contesto lavorativo.

La valutazione dello stress lavoro correlato è, dunque, uno specifico obbligo del datore di lavoro previsto dalla normativa antinfortunistica [3] in attuazione dell’accordo europeo sullo stress lavoro correlato sottoscritto dalle organizzazioni sociali europee nel 2004.

All’interno del documento di valutazione dei rischi, dunque, deve esserci un’apposita sezione dedicata alla valutazione del rischio da stress lavoro correlato.

Se ci sono modifiche organizzative all’interno dell’azienda che possono incidere su tale fonte di stress, il Dvr deve essere aggiornato al fine di adeguare la valutazione dei rischi alla realtà aziendale del momento.

Lo stress è una malattia riconosciuta dall’Inail?

Come noto ogni datore di lavoro deve assicurare i propri dipendenti dai rischi legati agli infortuni sul lavoro ed alle malattie professionali presso l’Inail.

L’assicurazione Inail, seguendo il funzionamento di una qualunque assicurazione, prevede il pagamento di un premio annuale da parte del datore di lavoro all’istituto assicuratore e, in cambio, l’erogazione di una serie di prestazioni a favore del lavoratore nel caso in cui si verifichi uno degli eventi tutelati, ossia, l’infortunio o la malattia professionale.

Tali prestazioni comprendono, innanzitutto, l’indennità giornaliera per inabilità temporanea assoluta, che viene corrisposta dal quarto giorno successivo alla data dell’evento fino alla cessazione del periodo di inabilità temporanea assoluta. Tale prestazione, del tutto analoga all’indennità di malattia Inps, copre il lavoratore durante i giorni di assenza dal lavoro per patologie lavoro correlate.

Al termine del periodo di inabilità temporanea assoluta, l’Inail può invitare il lavoratore a sottoporsi a visita medico-legale per accertare e quantificare il danno permanente derivante dall’infortunio o dalla malattia professionale.

Per eventi occorsi a decorrere dal 25 luglio 2000, se la menomazione dell’integrità psicofisica (danno biologico) è di grado:

  • inferiore al 6%, il lavoratore non ha diritto ad alcun indennizzo;
  • dal 6% al 15%, il lavoratore ha diritto all’indennizzo in capitale del solo danno biologico. L’adeguamento dell’indennizzo in capitale può avvenire una sola volta;
  • dal 16% al 100%, il lavoratore ha diritto a una rendita composta di due quote, di cui una per danno biologico e una quota aggiuntiva per le conseguenze patrimoniali della menomazione.

Se la malattia da stress lavoro correlato genera un danno permanente il lavoratore potrà, dunque, ottenere sia l’indennità giornaliera che l’indennizzo Inail.

La Corte di Cassazione [4] ha infatti stabilito che anche lo stress lavoro correlato è uno dei rischi specifici impropri (categoria nella quale rientra, ad esempio, l’infortunio in itinere), legati al rapporto di lavoro e, di conseguenza, le eventuali malattie professionali da esso generate sono oggetto di tutela da parte del Testo Unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali [5].

Ne consegue che, se lo stress lavoro correlato produce una condizione patologica ed il lavoratore è costretto ad un periodo di riposo a casa o subisce un danno biologico, egli potrà avere accesso alle varie tipologie di tutela previste dall’Inail.

Il presupposto per ottenere la tutela Inail è la correlazione tra le patologie riscontrate e l’ambiente di lavoro.

In particolare, il lavoratore deve dimostrare che la patologia è stata causata da una condizione lavorativa avversa ricostruendo, tramite prove documentali e se necessario anche con testimoni, l’ambiente di lavoro che ha contribuito all’emergere della malattia professionale da stress.

Ad integrazione di ciò occorre ricordare che, se oltre alla genesi lavorativa della malattia da stress si riesce a dimostrare la mancata adozione da parte del datore di lavoro di tutte le misure di prevenzione necessarie a tutelare il lavoratore dal rischio da stress lavoro correlato, il dipendente potrà chiedere direttamente all’impresa il risarcimento del cosiddetto danno differenziale, ossia, la differenza tra il danno complessivamente subito, calcolato con criteri civilistici, e quanto già indennizzato dall’Inail a titolo di danno biologico.

Come riconoscere la malattia da stress da lavoro correlato?

Per riconoscere la presenza di una condizione di stress da lavoro occorre verificare la sussistenza sia dei rischi psico-sociali che possono causare stress da lavoro sia dei sintomi di tale condizione.

Per quanto riguarda i rischi derivanti dall’ambiente di lavoro i principali sono:

  • eccessivi carichi di lavoro;
  • mancanza di chiarezza sui ruoli e richieste contrastanti;
  • scarso coinvolgimento del lavoratore nel processo decisionale;
  • precarietà del lavoro;
  • gestione inadeguata dei cambiamenti organizzativi;
  • mancanza di sostegno da parte di colleghi e superiori;
  • violenza fisica o psicologica a danno del lavoratore.

Per quanto concerne, invece, i principali sintomi dello stress da lavoro correlato, tra questi troviamo:

  • disturbi psichici ed emotivi come ansia, paura, ossessione, ipocondria, isteria, paranoia, depressione, aggressività, bassa autostima, disturbi del sonno;
  • disturbi fisici che interessano il sistema cardio-vascolare, il sistema gastro-intestinale, l’apparato osteo-articolare, patologie immunitarie, psico-somatiche;
  • disturbi del comportamento che amplificano i rischi di alcolismo, dipendenze, danni ai rapporti familiari ed interpersonali.

note

[1] Artt 1, 4 e 35 Cost.

[2] Art. 2087 cod. civ.

[3] D. Lgs. 81/2008.

[4] Cass. n. 5066 del 5.03.2018.

[5] D.P.R.1124/1965.


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