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Superbonus del 110%: come funziona lo sconto in fattura

22 Luglio 2020 | Autore:
Superbonus del 110%: come funziona lo sconto in fattura

I dettagli essenziali di una delle forme di pagamento dei lavori che danno accesso alla maxi-detrazione riconosciuta dal decreto Rilancio.

Il superbonus del 110% introdotto dal decreto Rilancio offre la possibilità di realizzare gratis alcuni lavori volti al miglioramento e all’efficientamento energetico di un immobile. Tra le varie condizioni poste per beneficiare dell’agevolazione, c’è quella che vincola il contribuente a fare uno degli interventi cosiddetti «trainanti», cioè la realizzazione del cappotto termico, la sostituzione dell’impianto di riscaldamento con una caldaia a condensazione o alimentata a pompa di calore e la messa in sicurezza antisismica dell’edificio. Con questi presupposti, ci sono diverse vie per ottenere la maxi-detrazione: il recupero delle spese in 5 anni tramite la dichiarazione dei redditi, la cessione del credito d’imposta e lo sconto in fattura. Ecco, per avere il superbonus del 110% come funziona lo sconto in fattura?

Questa opzione permette sempre al contribuente di non tirar fuori un solo centesimo, nemmeno per un anticipo, e all’impresa di recuperare l’importo del lavoro svolto tramite un credito d’imposta. Ci sono, comunque, dei vincoli che vanno tenuti in considerazione. E c’è una precisazione fondamentale da fare: come vedremo, quando si sceglie lo sconto in fattura o la cessione del credito d’imposta, parlare di «superbonus 110%» è improprio. Più corretto sarebbe chiamare la detrazione «superbonus del 100%». Che è già, comunque un bel vantaggio. Vediamo perché e come funziona lo sconto in fattura per avere il superbonus del 110%.

Sconto in fattura: che cos’è?

Secondo il testo del decreto Rilancio convertito in legge dal Parlamento, lo sconto in fattura relativo al superbonus del 110% «è un contributo, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, fino a un importo massimo pari al corrispettivo stesso, anticipato dai fornitori che hanno effettuato gli interventi e da questi ultimi recuperato sotto forma di credito d’imposta, di importo pari alla detrazione spettante, con facoltà di successiva cessione del credito ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari».

In altre parole: il contribuente commissiona il lavoro (purché venga fatto entro il 31 dicembre 2021), l’impresa edile lo effettua ed applica lo sconto del 100% sul costo dell’opera. Il committente, cioè il contribuente non paga alcunché. L’impresa avrà la facoltà di recuperare dalle tasse i soldi anticipati oppure di cedere il credito d’imposta ad un altro soggetto. In estrema sintesi, funziona così.

Sconto in fattura: perché il 100% e non il 110%?

Ecco, avrai notato che lo sconto applicato in fattura dall’impresa è del 100%, cioè per l’intero importo degli interventi effettuati. Ma allora, perché parlare di superbonus del 110%?

Su quegli stessi lavori che danno diritto all’agevolazione – sempre che ci siano i requisiti – è possibile fare diverse scelte di pagamento. La prima (che, in realtà, sono due) porta a non dover aprire il portafoglio per la realizzazione degli interventi agevolati. In pratica, si fanno gratis tramite la cessione del credito d’imposta oppure, appunto, lo sconto in fattura. In questi due casi, dunque, il beneficio copre il 100% della spesa.

L’altra possibilità è quella, per così dire, più classica. Prevede il pagamento dei lavori con bonifico parlante per poi portare la spesa in detrazione in sede di dichiarazione dei redditi. In questo modo, verrà recuperato il 110% del costo dei lavori in cinque rate annue di pari importo.

Per capirci meglio: il 110% di detrazione viene applicato solo se il contribuente anticipa i soldi (anche in un massimo di due stati di avanzamento intermedi più il saldo finale) e poi li riporta sulla dichiarazione dei redditi per recuperarli in 5 anni. Altrimenti, con la cessione del credito o con lo sconto in fattura, chiude subito la pratica ma non beneficia di quel 10% in più.

Sconto in fattura: quando conviene?

Quindi, l’amletico dilemma è se puntare al 110% ma attendere cinque anni per riavere i soldi anticipati oppure chiedere subito la cessione del credito o lo sconto in fattura sul 100% della spesa e non pensarci più.

A questo punto, ti starai chiedendo che cosa conviene fare, da un punto di vista economico. Va premesso che in entrambi i casi – anche se in tempi diversi – si riesce a recuperare quello che è stato speso (considera quel 10% in più come gli interessi che avresti guadagnato in cinque anni se avessi investito i soldi anziché usarli per pagare l’impresa edile). C‘è, però, un caso in cui lo sconto in fattura (o la cessione del credito d’imposta) può essere più conveniente.

Si tratta del contribuente che non ha Irpef da pagare. Ricorda che la maxi-detrazione va scomputata dall’imposta sui redditi da versare e che, quindi, se questa imposta non c’è si perde la possibilità di recuperare i soldi in cinque anni. Ecco che, allora, conviene fare prima due conti e, se ci si trova in una situazione come questa, scegliere come metodo di pagamento la cessione del credito o lo sconto in fattura.

Sconto in fattura: il visto di conformità

Per poter beneficiare dello sconto in fattura e del relativo superbonus (vale anche per la cessione del credito), è necessario il visto di conformità, si cui si certifica che ci sono tutti i presupposti per poter ottenere l’agevolazione.

Il visto di conformità può essere rilasciato da:

  • un commercialista;
  • un esperto contabile;
  • un consulente del lavoro;
  • un perito;
  • un esperto iscritto agli appositi elenchi della Camera di Commercio;
  • il responsabile dell’assistenza fiscale del Caf.

I dati relativi allo sconto in fattura (come per la cessione del credito) vanno comunicati all’Agenzia delle Entrate esclusivamente per via telematica, anche tramite il soggetto che lo rilascia.

Sconto in fattura: vale anche per la manutenzione straordinaria?

Anche nel caso in cui il contribuente debba fare un lavoro di manutenzione straordinaria che beneficia del bonus ristrutturazioni del 50% o del 65% anziché del superbonus del 110%, è possibile ricorrere alla cessione del credito o allo sconto in fattura. Lo stesso vale per gli interventi di restauro e risanamento conservativo o di ristrutturazione edilizia.

Il limite temporale resta lo stesso del superbonus: i lavori agevolati in questo modo sono quelli eseguiti entro la fine del 2021.



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3 Commenti

  1. Buongiorno, avrei due quesiti:
    1. A oggi, 4 agosto 2020, sono stati pubblicati i decreti attuativi relatici al bonus 110%?
    2 Per interesse di approfondimento: chi non paga l’Irpef, quale credito di imposta può cedere? da dove gli deriva?
    Grazie mille

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