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Assegno mantenimento figli maggiorenni: fino a quando?

9 Ottobre 2020
Assegno mantenimento figli maggiorenni: fino a quando?

I genitori devono mantenere i figli fino al raggiungimento della loro indipendenza economica.

Da quando ti sei separato da tua moglie, vivi in un piccolo appartamento in affitto. Tra tutte le spese, a volte è difficile arrivare sereno a fine mese. Tua moglie, però, continua a pretendere il mantenimento per vostra figlia di 23 anni. Tu non sei d’accordo. Non vuoi di certo sottrarti ai tuoi doveri di padre, tuttavia sarebbe anche ora che tua figlia si trovasse un lavoro e andasse via di casa. Dopotutto, è maggiorenne e non studia.

In questo articolo faremo il punto della situazione sull’assegno di mantenimento dei figli maggiorenni: fino a quando occorre pagare? Tra gli obblighi di ciascun genitore c’è anche quello di mantenere il figlio qualora non abbia ancora raggiunto l’indipendenza economica. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire, in particolare, se un genitore può essere costretto a sostenere economicamente un figlio per tutta la vita.

Assegno di mantenimento: di cosa si tratta?

Sicuramente, sarà capitato anche a te di sentir parlare di mantenimento, ma sai davvero cosa significa? Te lo spiego subito. Quando una coppia si separa, il giudice stabilisce un contributo – solitamente da versare tramite un assegno mensile – a favore del partner economicamente più debole e dei figli. 

Ti dico subito, però, che per quantificare l’assegno di mantenimento al coniuge non vale più il criterio del tenore di vita goduto in costanza del matrimonio. Recentemente, infatti, la Corte di Cassazione [1] ha riconosciuto all’assegno in questione la stessa natura assistenziale e compensativa dell‘assegno divorzile. In buona sostanza, quindi, l’ex non potrà più invocare gli agi goduti durante il matrimonio con buona pace dei mariti.

Assegno mantenimento: quanto spetta ai figli?

Secondo la legge, ciascun genitore deve provvedere al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito. Si tratta di un principio sacrosanto, riconosciuto a favore di tutti i figli, indipendentemente dal fatto che siano nati da genitori conviventi o in costanza di matrimonio. Pertanto, anche se separati o divorziati, mamma e papà dovranno continuare a farsi carico di tutte le spese relative alla scuola, allo sport, all’abbigliamento, all’alimentazione, ai viaggi studio, ai medicinali, ecc.

In assenza di accordo, sarà il giudice a valutare l’entità del mantenimento del minore, tenendo conto dei seguenti fattori:

  • le esigenze educative e il tenore di vita goduto dal minore prima della separazione. Pensa, ad esempio, se il figlio frequenta la scuola di scherma;
  • i redditi di entrambi i genitori;
  • il tempo che il figlio passa presso ciascun genitore.

Naturalmente, l’assegno di mantenimento dovrà essere adeguato alle sostanze economiche del genitore obbligato al contributo. In parole povere, nessuno pretende che un papà vada a vivere sotto un ponte per mantenere suo figlio.

Assegno mantenimento figli maggiorenni: fino a quando?

Molte persone pensano erroneamente che il mantenimento dei figli cessi quando questi ultimi abbiano compiuto 18 anni. Come se il raggiungimento della maggiore età autorizzasse i genitori di un ragazzo a “lavarsene le mani” una volta per tutte. Ti dico una cosa che forse ti lascerà di sasso: ogni genitore è tenuto al mantenimento dei propri figli fino a quando gli stessi non abbiano raggiunto l’indipendenza economica, il che potrebbe anche non capitare a 18 anni. Pensa, ad esempio, al figlio che non lavora perché frequenta l’università oppure perché, a causa della crisi economica, non riesce a trovare un posto di lavoro da nessuna parte. Ti faccio un esempio per rendere meglio l’idea.

Tizio e Caia hanno un figlio, Mevio di 16 anni. Dopo mesi di litigate continue decidono di separarsi e il giudice pone a carico di Tizio l’obbligo di corrispondere al figlio un assegno mensile di 400 euro. Dopo tre anni, Mevio ha ormai 19 anni e frequenta l’università in un’altra città.

Ebbene, come puoi notare, l’esempio riporta il classico caso in cui il figlio, pur essendo maggiorenne, non è ancora indipendente perché frequenta l’università e i genitori sono comunque tenuti a pagargli gli studi.

Assegno mantenimento figli maggiorenni: quando può essere revocato?

Discorso diverso va fatto, invece, se il figlio maggiorenne è svogliato e non ha nessuna intenzione di trovarsi un lavoro oppure rifiuta senza motivo qualsiasi lavoro gli venga proposto. In ipotesi del genere, infatti, il genitore non dovrà pagare alcun mantenimento, in quanto il mancato raggiungimento dell’autosufficienza economica è dovuto unicamente alla scarsa volontà del figlio.

Infine, analizziamo un’ultima ipotesi. Supponiamo che un figlio sia riuscito a raggiungere finalmente l’agognata indipendenza economica, ma decida di dimettersi e abbandonare il lavoro. Ebbene, può chiedere al genitore il mantenimento? La risposta è negativa. Al massimo potrà ottenere gli alimenti, ossia un contributo economico per la sua sopravvivenza qualora si trovi in stato di bisogno.

Quindi, se ricorrono ipotesi del genere è possibile rivolgersi al giudice e chiedere la revoca dell’assegno di mantenimento corrisposto a favore del figlio. Tuttavia, è il genitore a dover dimostrare che sono venuti meno i presupposti e che il figlio ha ormai raggiunto l’indipendenza economica, grazie ad un’attività lavorativa stabile.

Lo stesso dicasi per il figlio maggiorenne che non svolge alcuna attività lavorativa per sua colpa, ad esempio perché pigro o svogliato, oppure per una sua libera scelta (pensa al figlio che non vuole né studiare né lavorare).

In casi del genere, quindi, il giudice può emettere un provvedimento per liberare il genitore dall’obbligo di corrispondere l’assegno di mantenimento al figlio maggiorenne.


note

[1] Cass. n. 26084/2019 del 15.10.2019.


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