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Periodo di prova: quanto dura?

23 Agosto 2020 | Autore:
Periodo di prova: quanto dura?

Durata minima e massima del patto di prova: che cosa prevedono la legge ed i contratti collettivi, accordi tra datore di lavoro e dipendente.

Ti assumo, ma solo in prova. Quante volte abbiamo sentito questa frase? Ma che cosa significa veramente essere assunti in prova e quanto può durare questa prova?

Innanzitutto, tieni presente che l’assunzione in prova è una vera e propria assunzione: il datore di lavoro deve dunque farti firmare il contratto di assunzione e inviare la comunicazione Unilav assunzione ai servizi per il lavoro. Non è vero che se sei in prova non si debba formalizzare l’assunzione.

Il patto di prova è, difatti, un patto aggiuntivo, cioè un accordo che si aggiunge al contratto di lavoro e che deve essere firmato dal lavoratore contestualmente alla stipula del contratto stesso: non è possibile far firmare il patto di prova al dipendete in un momento successivo.

A che cosa serve il patto di prova? La sua finalità è quella di consentire ad entrambe le parti di valutare il rapporto lavorativo: tant’è vero che durante il periodo di prova ciascuna delle parti può recedere liberamente dal contratto, cioè senza preavviso e senza una particolare motivazione. Attenzione, però: l’eventuale licenziamento durante il periodo di prova non può risultare discriminatorio ed in alcune particolari ipotesi può risultare comunque illegittimo.

Inoltre, la durata della prova deve risultare di durata sufficiente per consentire un’adeguata valutazione del dipendente.

Ma, nel dettaglio, il periodo di prova quanto dura? Non esiste una durata massima uguale per tutti i lavoratori, ma questa dipende dalla legge e dalle disposizioni del contratto collettivo applicato.

Ricorda, comunque, che durante il periodo di prova hai diritto alla retribuzione sulla base delle mansioni e delle ore di attività svolte: non è vero che i lavoratori in prova non vanno pagati o vanno retribuiti in misura minore. Sia che tu venga licenziato durante la prova, poi, sia che tu decida di dimetterti, hai sempre diritto alla liquidazione, ai ratei relativi alle ferie, ai permessi ed alle mensilità aggiuntive eventualmente maturati. Generalmente, si ha diritto a un rateo se nel mese risultano lavorate oltre 15 giornate.

Osserviamo ora le previsioni della legge e dei contratti collettivi riguardo alla durata del periodo di prova.

Quanto dura il periodo di prova?

Secondo la legge, la durata massima della prova è pari a:

  • 6 mesi per la generalità dei lavoratori [1];
  • 3 mesi per gli impiegati non aventi funzioni direttive [2].

I contratti collettivi possono poi fissare dei limiti differenti a seconda dell’inquadramento e delle mansioni del lavoratore.

Il patto di prova individuale (cioè gli accordi firmati da datore e lavoratore) deve rispettare i limiti previsti dalla legge e dal contratto collettivo applicato: in certi casi è comunque consentita una durata maggiore, se le mansioni affidate al dipendente sono molto complesse. Non sempre un periodo di prova più lungo costituisce un pregiudizio per il dipendente.

Quanto dura il periodo di prova per i lavoratori domestici?

Se il dipendente è inquadrato come lavoratore domestico, il datore di lavoro può prevedere un periodo di prova, da inserire necessariamente nella lettera di assunzione

In base al contratto collettivo per il lavoro domestico [3], la durata della prova è pari a:

  • 30 giorni di lavoro effettivo, per i lavoratori inquadrati nei livelli D, D super;
  • 8 giorni di lavoro effettivo per quelli inquadrati negli altri livelli.

Il lavoratore che abbia superato il periodo di prova senza aver ricevuto disdetta s’intende automaticamente confermato.

Se il lavoratore assunto proviene da un’altra regione e non ha trasferito la propria residenza, il datore di lavoro deve fornire un preavviso di 3 giorni o, l’indennità corrispondente, salvo licenziamento per giusta causa.

Quanto dura il periodo di prova per i lavoratori in somministrazione?

Anche i dipendenti con contratto di somministrazione, nonostante la generalmente breve durata del rapporto lavorativo, possono essere assunti in prova.

In particolare, il periodo di prova per i lavoratori somministrati è pari a:

  • un giorno di effettiva prestazione per ogni 15 giorni di calendario, a partire dall’inizio della missione, relativamente ai contratti a tempo determinato; le frazioni inferiori a 15 giorni si arrotondano all’unità superiore; in ogni caso la durata della prova non può essere inferiore a un giorno e superiore a 11 per missioni fino a 6 mesi e a 13 per quelle superiori a 6 mesi.
  • 6 mesi di calendario, per le assunzioni a tempo indeterminato relative a mansioni di elevato contenuto professionale (dirigenti, quadri ed impiegati direttivi);
  • 50 giorni di calendario, per le assunzioni a tempo indeterminato d’impiegati di concetto, operai specializzati o intermedi;
  • 30 giorni di servizio effettivo, per le assunzioni a tempo indeterminato di operai qualificati e impiegati d’ordine, che eseguono il lavoro sotto la guida e il controllo di altri.

Periodo di prova minimo

Come inizialmente osservato, la prova deve sempre risultare di durata sufficiente per consentire un’adeguata valutazione del dipendente nello svolgimento delle mansioni affidate.

Conseguentemente, la prova non può essere interrotta prima che sia trascorso un periodo minimo: questo periodo non è previsto dalla legge, ma può essere eventualmente disposto dal contratto collettivo applicato. In ogni caso, deve consentire di verificare in modo effettivo le attitudini e le capacità del lavoratore.

Datore di lavoro e dipendente, poi, possono accordarsi e prevedere una clausola di durata minima della prova, detta anche patto di stabilità.

In questo caso, sia il datore che il lavoratore non possono recedere dal rapporto prima che il periodo stabilito sia trascorso. L’accordo può anche prevedere una penale a carico della parte che recede anticipatamente, a meno che il recesso anticipato non avvenga per impossibilità della prestazione lavorativa o per giusta causa.

Per maggiori approfondimenti: “Guida al patto di prova“.


note

[1] Art. 10 L. 604/66.

[2] Art. 4 RDL 1825/24.

[3] Cass. sent. n. 4979/1987.


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